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D-Day delle costruzioni Ance: “Lo Stato paghi i conti alle imprese”

Da una stima risulta che l’ammontare complessivo del debito delle imprese Ance sia di oltre 9 miliardi e che tutto il comparto raggiunga i 19 miliardi complessivi

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Parte la mobilitazione del mondo delle costruzioni contro i ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione che vede riuniti insieme i costruttori dell’Ance e tutta la filiera riunita sotto Federcostruzioni. Grazie a una capillare azione di monitoraggio condotta da tutto il sistema Ance si è finora raggiunta la cifra di un miliardo di debiti delle imprese Ance.

Si tratta di una prima tranche di credito che è pronta per essere per essere trasformata in un decreto ingiuntivo. Si stima che di questo passo si potrà arrivare a 9 miliardi solo per le imprese Ance e a 19 per tutto il comparto e che vede coinvolte oltre 1300 amministrazioni.

Una situazione non più sostenibile, soprattutto in un periodo di crisi così forte per il settore delle costruzioni che dall’inizio della crisi ha visto ridursi drasticamente gli investimenti (-24%) e che ha lasciato a casa oltre 380.000 lavoratori.

Accanto a questo si aggiunge una pesante stretta fiscale sulla casa che si ripercuote su tutto il settore visto che è prevista l’Imu anche su fabbricati invenduti e aree edificabili, e un sempre più allarmante razionamento del credito (in 4 anni -44,3% i mutui per investimenti in edilizia non residenziale, -38,2% quelli in edilizia residenziale). Quella dei costruttori non è un’iniziativa contro le amministrazioni pubbliche che in questi anni sono rimaste schiacciate sotto il peso del patto di stabilità che ha bloccato di fatto qualsiasi investimento e infatti può contare sul sostegno dell’Anci, dell’Upi e dei sindacati dei lavoratori e di molte altre associazioni che sono impegnate su questo fronte.

"Un intero settore è in ginocchio – afferma il presidente di Ance Bergamo Ottorino Bettineschi – è necessario trovare immediatamente una soluzione concreta per recuperare il denaro dovuto. In questi anni abbiamo responsabilmente fatto proposte concrete che non hanno trovato ascolto, oggi è il momento di avere delle risposte".

"I giornali stanno riportando con grande enfasi l’aumento vertiginoso dei fallimenti, ma sarebbe il massimo che certe imprese si ritrovino a ‘fallire per crediti’ se non si sblocca la situazione. Nella partita il ruolo chiave ce l’ha il governo che ci deve delle risposte e il sistema bancario che deve fare altrettanto la sua parte. I ritardi medi di 9 mesi arrivano anche a un anno e mezzo/due: come si può fare a mandare avanti un’impresa? Se l’equazione è che per non far fallire lo Stato si fanno fallire le imprese non ci stiamo e non siamo disponibili a ‘forme di baratto’ con pagamenti in Bot e titoli di stato. Le imprese non resistono, stanno cercando di resistere, gli imprenditori ce la stanno mettendo tutta ma lo Stato deve ripristinare un rapporto di fiducia con il cittadino" ha concluso Bettineschi.

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