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Imprese straniere: a Bergamo 7.631 Il 26% sono giovani

Emanuele Prati, segretario generale della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bergamo, anticipa a Bergamonews alcuni punti del suo intervento al convegno "Bergamo e l'immigrazione di successo", organizzato dal Rotary Club - Bergamo Ovest.

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L’immigrazione tra opportunità di crescita e di sviluppo sarà il tema del convegno “Bergamo e l’immigrazione di successo”, in programma sabato 12 maggio presso la Sala Auditorium dell’Associazione Artigiani Bergamo. Durante l’evento, organizzato dal Rotary Club – Bergamo Ovest, sarà centrale e di sicuro interesse l’intervento di Emanuele Prati, segretario generale della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bergamo, che tratterà il tema dell’imprenditoria degli stranieri sul nostro territorio.

Partiamo da un dato prettamente numerico. Quante sono le imprese straniere sul nostro territorio? “Le imprese straniere iscritte alla Camera di Commercio di Bergamo sono 7631, pari all’8% del totale. È un dato che si colloca a metà tra quello nazionale, in occupano il 7,4%, e quello lombardo, dove arrivano al 9%”.

C’è qualche numero che l’ha colpita più di altri? “Un dato interessante è sicuramente quello che riguarda i giovani e le donne: il 26% delle imprese sono giovanili, ovvero al di sotto dei 35 anni, mentre un altro 20% è di proprietà femminile”.

Quali sono i paesi maggiormente rappresentati? “Al primo posto troviamo il Marocco, seguito a ruota da Romania e Albania. Poi, al quarto posto, ci sono le imprese provenienti dalla Cina. Queste sono le più numerose ma ci sono aziende in rappresentanza di quasi tutto il mondo”.

Le più curiose quali sono? “A Bergamo troviamo un’impresa dello Zimbabwe e un’altra di Trinidad & Tobago. Poi ne abbiamo due di Togo e tre dello Sri Lanka”.

Principalmente in quali settori investono?

“Le imprese straniere ricalcano sostanzialmente l’andamento di quelle bergamasche. Troviamo quindi ai primi tre posti le costruzioni, il commercio e le attività manifatturiere. Se guardiamo più in giù troviamo invece alcune sorprese: al quinto posto si assestano il trasporto e il magazzinaggio e al sesto i servizi di informazione e comunicazione, ovvero gli internet point e i money transfert”.

Lei come giudica il fenomeno dell’imprenditoria straniera sul nostro territorio?

“A mio avviso è un fenomeno che va preso in considerazione sia dal punto di vista economico che da un punto di vista sociale. Gli stranieri trovano in Italia il terreno ideale per soddisfare la loro esigenza di riscatto sociale perché il mancato ricambio generazionale nelle piccole e micro imprese favorisce il loro inserimento, prima come lavoratori dipendenti e poi come imprenditori: dai nostri dati emerge come il 77% fonda da solo l’impresa, il 21% la rileva e già il 2% la eredita. Quella straniera comincia quindi a essere una presenza di grande interesse e i numeri sono in continua ascesa: diventa necessario un loro coinvolgimento, anche per capire idee, progetti e linee strategiche che possono essere molto utile per gli sviluppi futuri”.

Dal punto di vista delle assunzioni quale è la loro politica?

“Il 13% delle imprese straniere assume personale italiano e, rispetto alle nostre, hanno un carattere molto più familiare. Quelle che occupano addetti hanno il 50% di familiari in azienda e il 50% di subordinati, mentre nelle imprese bergamasche le percentuali sono rispettivamente il 20 e l’80%”.

Anche le imprese straniere hanno sentito la crisi?

“I dati ci dicono che anche loro non si sono sottratti alla crisi perché essendo piccole e micro imprese hanno un mercato che è principalmente interno e sappiamo che in questo momento si salva solo chi si affida a internazionalizzazione ed export. Forse solo i cinesi hanno sofferto un po’ meno in quanto, a differenza degli altri, difficilmente fanno riferimento a fornitori italiani”.

E quale è stata la loro reazione?

“Difficilmente fanno affidamento sulle banche e ricorrono al credito. Hanno continuato a investire capitale personale dimostrando grande coraggio in un momento delicato”.

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