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Banca Popolare di Bergamo Primo trimestre positivo L’utile netto a 41,7 milioni

Banca Popolare di Bergamo, gruppo Ubi Banca, approva il primo trimestre 2012 che evidenzia un utile netto di 41,7 milioni, in crescita del 15,6% rispetto al medesimo periodo del 2011.

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Il Consiglio di Amministrazione di Banca Popolare di Bergamo ha approvato nella giornata di mercoledì 9 maggio la situazione patrimoniale ed economica alla fine del primo trimestre 2012 che evidenzia un utile netto di 41,7 milioni, in crescita del 15,6% rispetto al medesimo periodo del 2011.

Un buon risultato ottenuto grazie all’opera, in questo persistente difficile contesto economico, di 3.738 collaboratori della banca distribuiti nella quasi totalità su 358 filiali concentrate in Lombardia e nel Lazio.

Dal punto di vista economico, il trimestre ha registrato un risultato della gestione operativa in incremento del 24% a circa 92 milioni di euro al quale hanno contribuito sia la buona performance dei proventi operativi a 214,1 milioni (+9,1 %) – sostenuti dal progresso del margine di interesse cresciuto del 12,3% e delle commissioni nette, incrementate del 9,7% – che la sostanziale stabilità degli oneri operativi (+0,1%); nel dettaglio le spese per il personale attestatesi a 71,7 milioni, sono lievemente cresciute (0,9%) mentre le altre spese amministrative, con un saldo di 49,1 milioni, sono diminuite di un punto percentuale.

L’incremento dei proventi operativi e la contestuale stabilità degli oneri determinano il miglioramento del rapporto Cost/Income, ridottosi al 57,3% dal 62,4% del marzo 2011. Il risultato dei primi tre mesi dell’anno sconta rettifiche su crediti per 23,9 milioni di euro (nella quasi totalità si tratta di accantonamenti analitici su crediti non performing). Il costo del credito (rapporto tra l’ammontare delle rettifiche e l’entità degli impieghi netti) si posiziona allo 0,49% annualizzato, in riduzione rispetto al picco raggiunto a fine del 2009 (0,55%) ma ancora elevato rispetto ai valori registrati negli esercizi pre-crisi. Per quanto riguarda gli aggregati patrimoniali, nel trimestre gli impieghi sono rimasti sostanzialmente invariati a 19,6 miliardi di euro; in particolare alla tendenziale stabilità dei mutui, si è accompagnata la lieve crescita della forma tecnica dei conti correnti.

La persistente crisi economica e la nuova fase di recessione in corso, riflettono i loro effetti sulla componente dei crediti dubbi che, seppur in crescita, si mantengono su valori migliori rispetto al dato di sistema. Il loro ammontare, pari a 1,3 miliardi di euro circa, rappresenta a fine marzo il 6,37% del totale dei crediti netti verso la clientela. La crescita del 2,7% espressa nel corso del trimestre (pari a 33 milioni di euro) è da attribuire all’aumento delle sofferenze e delle esposizioni scadute, in parte compensate dalla flessione registrata negli incagli e nelle esposizioni ristrutturate.

L’andamento di tali tipologie di credito in default si rispecchia negli indicatori di rischiosità, con il rapporto sofferenze nette/impieghi netti pari al 2,47% (rispetto al 2,29% di fine anno 2011) – peraltro sempre al di sotto del 2,91% del sistema bancario – ed il rapporto incagli netti/impieghi netti ridottosi al 2,27%, dal 2,41% del dicembre scorso.

La raccolta totale da clientela (esclusi i prestiti obbligazionari sottoscritti dalla Capogruppo) si attesta a fine marzo a 43,9 miliardi di euro (-0,9% nel trimestre). La raccolta diretta da clientela, nonostante il perdurare delle difficoltà nell’accumulo del risparmio da parte delle famiglie, cresce dello 0,5%, attestandosi a 19,8 miliardi di euro, con marginali opposte variazioni delle componenti “conti correnti e depositi liberi e vincolati” e “obbligazioni e altri titoli in circolazione”.

La raccolta indiretta da clientela ammonta a 24,1 miliardi di euro e comprende raccolta gestita e polizze vita per complessivi 11,7 miliardi di euro (+4%) e risparmio amministrato per euro 12,3 miliardi (-7,2%). Anche a fine primo trimestre 2012 la solidità patrimoniale della Banca risulta ulteriormente rafforzata e si esprime con coefficienti elevati e ben al di sopra dei valori minimi stabiliti dalla vigente normativa. Il rapporto fra il patrimonio di base ed il totale delle attività a rischio ponderate (Tier 1) è pari al 16,8%, cosi come il rapporto fra il patrimonio di vigilanza ed il totale delle attività a rischio ponderate (Total Capital Ratio) attestatosi ora al 19%.

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Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Finalmente! Perdere più del 90% del patrimonio azionario Ubi (stabile per cinquant’anni) e azzerare il dividendo senza che la banca aumentasse gli utili mi dava un pò fastidio. Adesso sì che sono davero soddisfatto. Grazie.