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“Uno sguardo a tre” Pietta, Invernizzi, Scudeletti allo studio Vanna Casati.

Tre gli artisti coinvolti, di tre diverse generazioni, e solo tre le opere in mostra nell’intento di mettere a confronto culture visive diversamente connotate ma orientate in un’analoga direzione di lirica e magica astrazione.

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Delle mostre allestite per il ciclo “Effetto Bibbia”, quella curata da Vanna Casati in via Borgo Palazzo 42 non è certo la più vistosa né la più patinata, ma è una tra le più riuscite per la forza alchemica e simbolica delle opere e più coerenti per la scelta dei materiali, poveri, primari e organici, in ideale rimando alle origini.

Tre gli artisti coinvolti, di tre diverse generazioni, e solo tre le opere in mostra nell’intento – riuscito – di mettere a confronto culture visive diversamente connotate ma orientate in un’analoga direzione di lirica e magica astrazione.

Ai primissimi versetti della Genesi attinge Alfa Pietta, storica artista bergamasca che propone una delle sue grandi “stele” in stoffa dal titolo “Sia la luce”: tele di vario spessore e consistenza fatte aderire tra loro o lasciate libere di pendere a cascata compongono un’opera autorevole nelle dimensioni (280 x 130 x 15 cm) ma di straordinaria levità.

Alla suggestione dell’impatto visivo contribuiscono l’austerità dei supporti, l’uso vibrante degli acrilici e del carbone, e soprattutto lo sconvolgente accostamento di un grumo tetro di materia, residuo del caos primigenio, a un tridente di luce bianca che lo trafigge e lo riscuote – semplicissima e potente evocazione della Creazione.

Di enigmatica se non enigmistica portata è invece il lavoro “XL” di Lino Invernizzi, che nel suo stile ama interrogare lo spettatore con rebus logici e ontologici che attingono a memorie sia bibliche sia cabalistiche.

Una teca in legno composta da decine di micro-finestre, vani, sportelli racchiude frammenti di ossa, gocce di sangue, fotografie, ritagli di documenti e di libri, una meridiana parzialmente erasa, numeri di antichi mappali. L’intento dell’autore è interpretare in modo sacrale e ermetico il passo dell’Esodo (34, 28) in cui Mosè rimase quaranta notti da solo con il Signore che scriveva sulle Tavole i dieci comandamenti.

Si contrappone alla sobrietà cromatica di queste due opere l’intervento del giovane Mario Scudeletti “La sapienza creatrice”, un imponente e sfavillante collage di quattro metri per due allestito a trittico, a comporre la narrazione per fotogrammi della Creazione.

Il firmamento, la terra, gli animali si dispiegano in una rassegna di sontuose bellezze attraversate però dall’inquietante presenza di entità primordiali come Beemoth e il Leviatano, i mitici possenti antagonisti cui accennano le Scritture (Giobbe 40, 15-20). Scudeletti evoca così, con un certosino lavoro di ritocco su carta, le forze ctonie, oscure e irrisolte che ancora oggi scuotono gli elementi e, metaforicamente, anche la coscienza dell’uomo.

La mostra è aperta fino al 20 maggio nei seguenti orari: lunedì-venerdì 16.30 – 19.30, sabato 11 – 12.30, 16.30 – 19.30.

Stefania Burnelli

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