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Colantuono sorride e prepara il pellegrinaggio: “Manterrò la parola”

Stefano Colantuono, al termine del match perso dai suoi 2-0 contro la Lazio, è visibilmente dispiaciuto. Dispiaciuto ma non arrabbiato, cosa che ci tiene particolarmente a sottolineare: “Come potrei essere arrabbiato dopo un cammino simile? Sarei un matto".

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Stefano Colantuono, al termine del match perso dai suoi 2-0 contro la Lazio, è visibilmente dispiaciuto. Dispiaciuto ma non arrabbiato, cosa che ci tiene particolarmente a sottolineare: “Come potrei essere arrabbiato dopo un cammino simile? Sarei un matto. Invece ho ben poco da dire ai miei ragazzi che anche contro la Lazio hanno dato tutto quello che potevano dare. Cosa ci è mancato per vincere? Semplicemente l’episodio che, ad esempio, abbiamo avuto a favore contro il Chievo, tanto per fare un esempio”.

E il tecnico di Anzio, seppur evitando polemiche inutili, torna su quel calcio di rigore non dato a Denis che tanto ha fatto arrabbiare giocatori e tifosi nel primo tempo: “Quello era un fallo solare – ha spiegato Colantuono -, difficilmente non si sanzionano entrate del genere. E, se l’arbitro avesse fischiato quel rigore, dopo avremmo visto tutti un’altra partita anche perché la Lazio non si sarebbe difesa così”.

Colantuono coglie poi l’occasione per spezzare una lancia in favore di Gava, quarto uomo di Atalanta-Lazio e primo fischietto di quell’Inter-Atalanta finita 0-0 in cui non venne fischiato un calcio di rigore clamoroso a Gabbiadini a pochi minuti dal 90’: “Prima della gara – ha raccontato il tecnico nerazzurro – Gava mi ha preso a quattr’occhi e mi ha esternato tutto il suo dispiacere per quell’episodio che, rivisto alla moviola, l’ha tratto completamente in errore. Mi ha fatto veramente piacere”.

Infine, una battuta sul pellegrinaggio-salvezza promesso a giornalisti e tifosi qualche mese fa: “Mi sto organizzando – ha concluso -, manterrò sicuramente la parola data”.

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