BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

La Padania degli Afterhours è la nebbia che incombe sul terzo millennio

Duro, coraggioso, appena un po' presuntuoso, il gruppo di Manuel Agnelli merita attenzione e non delude. Come la play list di Brother Giober che questa settimana guarda il mondo con un certo schifo.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA : Afterhours

TITOLO: Padania

GIUDIZIO: ***1/2

Beh, sono contento di essermi sbagliato. Ho tenuto il cd incellofanato degli Afterhours sulla scrivania per almeno un mese e non ho mai avuto la voglia ed il coraggio di aprirlo e di ascoltarlo.

Le ragioni di questa mia inerzia riferivano innanzi a tutto a quanto era stato scritto sulla stampa specializzata a proposito del lavoro. Le motivazioni a volte troppo astruse utilizzate per la recensione di un disco, spesso nascondono la mancanza di coraggio nel dire quello che invece spesso si pensa, ossia che il tal lavoro fa schifo.

E così spesso accade quando la band di cui si discorre è autorevole, ha un atteggiamento integro, un seguito di fans agguerrito. Insomma un po’ come gli Afterhours, che hanno alle spalle un percorso artistico oramai ventennale fatto di coraggio, di scelte coerenti anche se a volte discutibili.

Non essendo poi io un fan degli Afterhours mi aspettavo un disco pretenzioso, per certi versi un lavoro calligrafico nel quale lo spazio per la musica sarebbe stato poco e questa sarebbe servita solo quale contorno all’esposizione di idee, naturalmente contro tutto ciò che rappresenta la società oggi. Insomma un disco tipico di chi non ha più nulla da dire, quanto meno musicalmente.

Ma per fortuna mi sbagliavo.

Andiamo con ordine. Per iniziare non credo che il titolo abbia alcun significato politico, così almeno spero. Piuttosto penso che quella copertina che ben descrive il clima della regione abbia un significato simbolico e consideri la nebbia quale metafora dell’attuale stato sociale e politico del paese. Ma non solo, anche di quello artistico, intellettuale.

Forse un po’ di presunzione gli Afterhours l’hanno quando sembra che, con questo lavoro, vogliano riproporre quel clima anni ’70, durante il quale alcuni prodotti dell’industria discografica musicali fungevano da catalizzatori del pensiero, sopratutto politico, e rappresentavano un mezzo straordinario per la formazione culturale della gioventù dell’epoca.

Mi riferisco in particolare ai lavori di Francesco Guccini, degli Area, di Eugenio Finardi, di Giorgio Gaber, veri e propri manifesti dei (mal)costumi di quegli anni.

Certo parlar male di qualcosa è molto più facile che farlo bene, ma ciò che distingueva questi personaggi da altri, di levatura inferiore, era la loro capacità evocativa, la possibilità con una sola parola o una sola strofa, di richiamare nella nostra memoria fatti ed eventi di cui tutti i giorni avevamo conoscenza ma di cui faticavamo a coglierne l’essenza dei significati.

Ecco, la poesia stava, a mio parere, proprio in questo, ossia nella capacità di consapevolizzare l’ascoltatore, nel fargli capire, con poco, realtà delle quali aveva la percezione ma non la comprensione.

Padania è un po’ tutto questo, è il quadro di una situazione buia, cupa, che ammorba le menti. È l’incazzatura, la delusione, la rabbia di una generazione espressa dalla voce autorevole di un gruppo che continua ad essere, nonostante il successo, credibile. La cornice musicale, quindi, non può che essere quella di certo rock che non lascia scampo, quello degli anni ’90 proveniente da Seattle e dintorni (Nirvana, Alice in Chain, Soundgarden) con, in più, un’ampiezza cromatica derivante dalla cultura mediterranea, che consente ai nostri di modificare i registri musicali in modo shockante come nel brano iniziale Metamorfosi: qui l’intro di un dolce violino lascia presto spazio ad un sottofondo hard e a volte dissonante necessario per dare la giusta enfasi alla voce del cantante e alla durezza dei testi.

Atmosfere tipicamente grunge sono quelle che si possono intercettare nelle seguenti Terra di nessuno e la Tempesta è in arrivo, brani nei quali la credibilità di Manuel Agnelli e compagni non è inferiore a quella degli autori ed esecutori dell’epocale Nevermind.

Ma gli Afterhours in questo disco non lasciano scampo, anche una bella melodia come quella di Costruire per distruggere è rovinata da uno stridio di fondo che toglie al brano ogni pregio estetico, ma non la liricità e la bellezza, quella vera.

Passato lo shock dissonante di Fosforo e Blu, l’unica possibilità che resta all’ascoltatore è quella di arrendersi di fronte ad una grande canzone come quella che dà il tiolo all’album, tanto bella da non riuscire a smettere di ascoltarla e dimenticarla. E non può neppure passare inosservata la poesia di un passaggio come

Due ciminiere e un campo di neve fradicia

Qui è dove sono nato e qui morirò

Se un sogno si attacca come una colla all’anima

tutto diventa vero tu invece no

Ma troppa grazia sarebbe se gli Afterhours ci regalassero due brani così, uno di seguito all’altro, perché il seguente, Ci Sarà una Bella Luce, ha un inizio quasi battistiano, poi però lascia spazio alla disperazione espressa da un testo duro, senza compromessi, come la musica.

Messaggio promozionale n. 1 è musicalmente un pugno allo stomaco e, per quanto concerne il testo, il rifiuto ai condizionamenti della società consumistica

Tutta la merda che è in tv

Oggi l’ho spenta e non conta più

Esco nell’aria insieme a te

Entro nel sole

Ma è solo un attimo,

un brano di solo 1 minuto perché il messaggio sia forte e non diluito.

Durissima è anche Spreca una Vita con un riff schizofrenico di chitarra e poi solo rumore, difficile restare insensibili, magari schifati sì, questione di gusti, a me piace.

La dolcezza e la melodia tornano per un attimo con Nostro Anche se ci fa Male, brano acustico e scandito nel ritmo, dove comunque il clima di instabilità dell’intero disco è sottolineato dall’espressività canora del cantante. Inusuale, rispetto al clima generale del lavoro, la presenza di un ritornello cantato in coro.

Giù nei tuoi Occhi ha un andamento funky e ricorda alcuni brani dei Red Hot Chili Peppers, mentre Messaggio Promozionale no. 2 è autoironico, un bozzetto di 36 secondi che funge da intermezzo.

Io So Chi Sono ha all’inizio un andamento confuso, che potrebbe essere tipico di alcuni degli ultimi lavori di Tom Waits, per poi sviluppare temi sincopati nei quali fa capolino un sax impazzito.

Iceberg ha una intro di musica da camera ed è esclusivamente strumentale, un gioco o forse una provocazione o forse solo una presa in giro.

La Terra promessa si Scioglie di Colpo è una ballata pianistica, bella e coinvolgente come poche altre.

La versione del disco da me acquistata chiude con una versione acustica della title track, ancor più bella della versione principale.

Il disco certo non è di quelli facili, bisogna avere un po’ di pazienza nell’approccio e nell’ascolto; gli Afterhours sono duri e coraggiosi, non sarebbe stato difficile seguire la strada dei Liftiba, ma a loro, forse, sta bene così.

Voi, se volete, ascoltateli, l’unica mia certezza è che almeno la vostra attenzione Manuel Agnelli e compagni se la meritano tutta.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE: 

AREA – Crac

SOUNDGARDEN – Superunknown

NIRVANA – Nevermind

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no )

Steely Dan – Aja ***** Ovvero il disco perfetto, per sonorità, tecnica, canzoni , per tutto. 40 e passa minuti di musica straordinaria per un duo, in Italia, purtroppo sottovalutato e noto solo per l’hit Do It Again, ma autore di lavori di eccellenza. Lasciatevi trasportare dalla bellezza di canzoni come Black Crow e cullare dal ritmo indolente di Deacon Blues e non perdeteveli dal vivo se mai vi capitasse l’occasione. Disco assolutamente straordinario.

Jack White – Blunderbuss ***1/2 Jack White è probabilmente una delle poche cose veramente nuove della musica rock degli ultimi 10 anni. Prima con i White Stripes e poi con i Raconteurs ha sempre offerto prove di grande valore giungendo anche al grande successo commerciale con il tormentone Seven Nation Army (ricordate po popopopopoo po). Dopo lo scioglimento degli White Stripes, dei quali tuttavia era l’anima e il corpo, pubblica il suo primo lavoro da solista, che è un gran bel lavoro. Rock puro, senza tanti fronzoli, riffs azzeccati, ritmo sostenuto. Su tutte Missing Pieces, il pezzo d’esordio del disco dove la somiglianza vocale con Robert Smith dei Cure è evidente.

George Harrison – Early takes, vol. 1 *** Beh, come si fa a non voler bene al più discreto, riservato e timido tra i baronetti di Liverpool. Qui vengono riproposti alcuni dei suoi brani più celebri in versione demo. Non mancano le piacevoli sorprese. Certo è che My Sweet Lord sarebbe bella anche con un arrangiamento heavy metal.

PLAY LIST : ho schifo del mondo!

Patti Smith – Pissing in a river

Soundgarden – Black Hole Sun

Audioslave – Cochise

Alice in Chains – Grind

Nirvana – Come as You Are

Iggy Pop and the Stooges – Your Pretty Face is Going to the Hell

Johnny Thunders – Born To Loose

Sex Pistols – Pretty Vacant

New York Dolls – Personality Crisis

Il Teatro degli Orrori – A Sangue Freddo

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.