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Cesare Rossi, l’antologica celebra un artista colto e sperimentatore

Fino al 5 maggio si può ammirare la mostra di questo pittore prematuramente scomparso nel 1988. L'allestimento presenta circa 50 opere di Rossi.

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di Stefania Burnelli

C’è tempo fino 5 maggio per visitare una mostra di grande interesse artistico che ripercorre la breve ma intensa parabola pittorica di Cesare Rossi, figlio del pittore seriatese Domenico cui due anni fa è stata dedicata la grande antologica presso il Credito Bergamasco.

L’attuale esposizione, allestita a Seriate nella Sala Virgilio Carbonari del Comune, rende omaggio a un artista di tutto rilievo prematuramente scomparso nel 1988. Circa 50 opere, di cui la maggior parte inedite o mai esposte, illustrano un’indagine espressiva vitale e variegata, ricca di innesti culturali, sempre in anticipo sui tempi e aliena al facile richiamo delle mode. Complice lo spazio espositivo, con affacci che valorizzano accostamenti cromatici e dialettiche formali anche contrastanti, lo spettatore può viaggiare attraverso i movimenti artistici del dopoguerra nell’opera di un autore che nella lucidità e nella lungimiranza della sua ricerca ben esprime gli impulsi, le aspirazioni e le contraddizioni di tutta una generazione.

Dai lavori degli anni ’60, che pescano dalla cultura dell’informale materico per indagare un proprio colorismo soffuso di matrice naturalistica con oli, disegni, incisioni, alla fase optical riletta in chiave calda e cromatica su tela e carta ma anche su materiali del tutto originali come la moquette, alle opere degli anni Ottanta, di assoluta personalità e inventiva. In questi lavori più recenti, dipinti su un supporto inedito e tattile come il panno, il colore rimane come una pasta cromatica adagiata sulla superficie e il ricorrente fondo scuro “è un nero che assorbe e allude agli abissi” come lo ha definito il curatore Enrico De Pascale che ha parlato di “sciabolate di colore succose e straordinarie che ricordano Rubens e la pittura barocca”. In molte composizioni si affacciano scritte e citazioni di autori della letteratura contemporanea come Lewis Carroll, T.S. Eliott, Borges, Joyce, Beckett che diventano “segno visivo e rimando sotterraneo all’opera di partenza”.

Una pittura, quindi, che dialoga in modo serrato con la parola filosofica e poetica e che documenta una produzione colta e di inesausta ricerca, coniugando la profondità della riflessione concettuale a una rara sensibilità pittorica. In mostra anche un pregiatissimo taccuino dell’artista, grazie a un supporto tecnologico che consente di sfogliarne virtualmente le pagine, che rivela le annotazioni più intime di una personalità coltissima e raffinata.

In questo modo l’esposizione fa luce davvero a 360° su un autore di notevole vena sperimentale, che dai primi anni sotto la protezione e il magistero di Erminio Maffioletti – grande nome dell’arte bergamasca del Novecento del quale l’anno prossimo sarà festeggiato il centenario della nascita – arrivò a maturare un proprio alfabeto visivo personalissimo e al contempo in perfetta sintonia col dibattito artistico in Italia e all’estero. Docente al Liceo artistico statale di Bergamo tra il 1970 e l’88, Rossi si ritirò dalla scena espositiva tra il ’70 e l’85 come molti altri artisti degli anni post Sessantotto che anche per motivazioni ideologiche rinunciarono alla logica del mercato.

“Cesare era un furetto per l’intuizione e la capacità con cui assimilava i concetti dell’arte, che fosse pittura, grafica o fotografia” ha ricordato in sede di presentazione l’amico e collega Claudio Sugliani sottolineando anche l’ascendenza musicale e jazz del linguaggio artistico di Rossi. “La sua formazione era di tale e sfaccettata ricchezza che sorprendeva, anche per la qualità raffinatissima che esibiva come pittore”.

La mostra è aperta da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10.30 alle 12 e dalle 16 alle 19 presso la Sala Carbonari del Municipio di Seriate.

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