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“Lega in crisi, ma i problemi che pone restano: chi li rappresenterà ora?”

Battista Bonfanti, bergamasco, già esponenente della Margherita oggi nel Movimento civico lombardo, porpone un dibattito "oltre la Lega" perché, sostiene, le istanze federaliste portate avanti dal movimento di Bossi non sono campate in aria.

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Battista Bonfanti, bergamasco, già esponenente della Margherita oggi nel Movimento civico lombardo, porpone un dibattito "oltre la Lega" perché, sostiene, le istanze federaliste portate avanti dal movimento di Bossi non sono campate in aria.

 

E’ per lo meno azzardato fare oggi pronostici sull’impatto che le vicende delle Lega di queste ultime settimane potranno avere nelle prossime scadenze elettorali sulla capacità di quel partito di conservare e anche attrarre nuovo consenso.

Nonostante il clamore che i fatti emersi hanno suscitato nell’opinione pubblica, in particolare in quella dei simpatizzanti di lunga data, occorre infatti tener conto che siamo in presenza non già di una crisi ideologica e strettamente politica, bensì di una crisi del gruppo dirigente al suo interno determinata da comportamenti alquanto discutibili di alcuni componenti.

Intendiamoci, per un partito generato e gestito su una forte componente leaderistica il problema non è di poco conto.

Un decennio addietro sarebbe forse stato fatale, oggi lo è molto di meno per il fatto che accanto ai Bossi e ai Maroni è cresciuta una classe dirigente fatta prevalentemente da sindaci e amministratori locali capaci di rapportarsi con la gente e di rappresentare interessi diffusi sul territorio e questo consentirà alla nuova classe dirigente di drenare gli effetti della fuoriuscita di qualche singolo esponente anche di rilievo.

Ma quand’anche la Lega dovesse, per queste o altre vicende simili, andare incontro ad un severo ridimensionamento del proprio peso elettorale, sarebbe una pia illusione per i suoi antagonisti immaginare che i problemi posti dalla nascita e dalla crescita impetuosa di quel movimento siano superati o facilmente accantonabili.

Si sono chiuse da poco le celebrazioni dei 150 anni della nascita dell’Italia unita e l’occasione ha offerto il destro per una riflessione pacata (e peccato che la Lega non ne abbia approfittato, preferendo intestardirsi in folkloristiche manifestazioni di plateale dissenso..) sul percorso fatto dalla nostra nazione, sugli errori commessi e sulle intuizioni che meritavano miglior fortuna.

Ebbene, tra quest’ultime la ricorrenza ha consentito di rivalutare il pensiero e l’azione politica di quanti ( e non erano pochi) si sono battuti perché il nuovo stato si fondasse su una idea federalista dello stesso. Purtroppo prevalse il pensiero opposto che guardava al modello dello stato francese, rigidamente centralistico di stampo napoleonico.

Ben sappiamo che questo è potuto accadere in ragione del fatto che molti temevano che il neonato stato unitario non avrebbe potuto sopportare le tensioni centrifughe insite nel modello federalista. Ciò non toglie che fu una scelta in stridente contrasto con oltre mille anni di storia politica, sociale e culturale dell’Italia: comprimere in una rigida struttura politica, burocratica e amministrativa una realtà complessa, articolata e multiforme come la nostra non poteva alla lunga non generare squilibri e fratture.

E’ quanto si è manifestato a seguito del crollo dei totalitarismi e delle ideologie forti che avevano fatto fino ad ieri da collante ad un sistema politico in contraddizione con la nostra storia e identità. E la pesante crisi economica di converso rischia di essere un ulteriore elemento catalizzatore di quelle contraddizioni.

Queste sono le ragioni della nascita e del successo della Lega, ragioni che sussisterebbero anche dopo il venir meno di essa.

E’ perciò da presumere che questo stesso partito o, in sua assenza o carenza, un altro soggetto si farà comunque portatore di quelle istanze di autonomia che stanno inscritte nel dna delle nostre genti del nord come del sud.

Anche i partiti e i leader che in questi anni hanno inseguito la Lega sul suo terreno, magari riscoprendo nella propria storia un passato federalista mai esistito, al solo scopo di contenerne l’espansione, dovranno ancora confrontarsi su come uscire positivamente dalla crisi politica e istituzionale che,insieme a quella economica, ci attanaglia costruendo uno stato finalmente vicino ai cittadini, rispettoso delle autonomie storiche, politiche e istituzionali costitutive della identità dell’unico popolo italiano.

Battista Bonfanti

Movimento Civico Lombardo

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Commenti

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  1. Scritto da cittadino del nord

    come gli avvoltoi su di un cadavere…. purtroppo però il cadavere nen è quello della Lega….. Auguri !!!

  2. Scritto da Diego

    Il tema del federalismo è sempre stato uno dei temi caldi del progressismo europeo. Del resto nei paesi del nord europa, tradizionalmente socialdemocratici, la politica di riferimento è certamente quella locale che si occupa poi di “trasferire” denaro per la regione e per lo stato centrale.

    Credo molto nella cittadinaza attiva e nella democrazia partecipativa ma movimenti civici guidati da politici mi lasciano sempre un pò perplesso.

  3. Scritto da sandro

    ma certo meglio riciclare la vecchia DC!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!