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Con la ricerca di scienze e l’inchiesta di Report ho scoperto l’aspartame

La nostra Gabriella Savio al seguito della troupe di Report negli Stati Uniti d'America ci racconta il suo viaggio alla scoperta dell'aspartame. E ci dà un appuntamento in televisione per scoprire il seguito.

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di Gabriella Savio

 

All’uscita della scuola, mio figlio più piccolo (otto anni e mezzo) corre felice verso di me sventolando un foglio colorato “Mamma, guarda, è l’annuncio per la gara di scienza!!!” L’anno scorso mio figlio aveva vinto il primo premio con una presentazione sulle stalattiti e stalagmiti e quest’anno vuole fare il bis.

“Va bene, cominciamo a pensare al progetto” gli dico, ma lui ha già la risposta pronta “Aspartame!”.

Lo guardo stupita. “Si, mamma, ti ricordi quando è venuta qui quella giornalista italiana e tu l’hai aiutata nelle ricerche e da allora non mi comperi più i chewing gums e neanche i Lunchables?”

Era iniziato tutto a metà febbraio. Mi era arrivata una mail dall’Italia che diceva più o meno così:

“Ciao Gabriella, sono Sabrina. Sto venendo a Washington, DC per intervistare alcune persone e ho bisogno di qualcuno in loco che mi aiuti. Sei disponibile?”.

Volentieri, avevo risposto, ed era iniziata una fiumana di email con informazioni tanto astruse quanto preoccupanti.

Nel dicembre del 1965 un chimico della compagnia farmaceutica G.D. Searle di Chicago (Illinois), fa degli esperimenti in laboratorio alla ricerca di una medicina per guarire l’ulcera. Per sbaglio, mixando il metanolo, l’acido aspartico e la fenilalanina (un amminoacido) scopre una sostanza 180 volte più dolce dello zucchero che però non contiene alcuna caloria. Appunto l’aspartame.

Devono passare 16 anni prima che la polverina di NutraSweet (contenente aspartame) venga autorizzata al commercio per alcuni prodotti alimentari e solo nel 1983 si autorizza la distribuzione di bibite analcoliche con il prefisso “Diet” contenenti aspartame.

Cosa è successo in quasi vent’anni? Piu’ di 100 studi condotti per certificare che la polverina magica non danneggia la nostra salute, piu’ di 50 milioni di dollari spesi dalla Searle per condurre tali ricerche. Battaglie legali che si prolungano all’infinito perchè c’è chi dice che, tra le altre cose, l’aspartame crea buchi nel cervello e chi dice no, la sostanza è sicura. Un ex Ministro della Difesa Americana viene assunto come CEO alla Searle per sistemare un po’ di cose e si porta appresso qualche amico giusto per velocizzare il tutto.

Al centro della bufera la FDA (Food and Drug Administration) l‘agenzia governativa americana responsabile per la protezione della salute pubblica attraverso l’implementazione di regole e supervisione su tutta una serie di prodotti che vanno dal cibo, ai cosmetici, dalle medicine al tabacco.

Così, con Sabrina, si parte alla volta del Maryland, dove l’agenzia ha una delle sue sedi. Guido io e ho paura di sbagliare strada ma arriviamo alla destinazione senza problemi… per perderci DENTRO la città dell’FDA. Rotonde, sottopassaggi, edifici tutti uguali, il mio solo punto di riferimento è un parco giochi di fronte ad un parcheggio. Finalmente riesco a contattare il responsabile PR che mi dice: “Vengo a prendervi io, andate davanti all’entrata tra l’edificio numero31 e 51. Ho una cravatta rossa ed un blazer blu”.

Sembra di stare sul set di Harry Potter cercando di trovare il binario giusto con i numeri strambi. Ma nello specchietto retrovisore vedo arrivare Mr. Curtis Allen, con la cravatta rossa svolazzante.

“Scusate, sono nuovo qui, certe volte mi perdo anch’io”. Sabrina mi guarda come per dire “Andiamo bene” ma il Signor Allen ci accompagna nel posto giusto e, dopo aver controllato i documenti, fatto le fotografie e passato attraverso i metal detector, finalmente tutto è pronto per l’intervista a Mr. David Hattan, tossicologo dell’FDA. Che non fa una piega neanche quando Sabrina lo pressa con alcune domande spinose. “No, non abbiamo sbagliato, l’aspartame non è dannoso per l’organismo ed è stato approvato seguendo le giuste procedure” spiega lui.

Il giorno dopo andiamo a trovare l’avvocato Jim Turner che si è fatto un nome per aver contestato in varie occasioni le decisioni dell’FDA. Mr. Turner parla veloce ed affrettato, pensa che non ci sia abbastanza tempo per raccontarci tutta la storia. Ma di tempo ce n’è e la sua conclusione è che l’aspartame e’ veleno ed i risultati dei laboratori sono sballati perchè troppi errori sono stati commessi, come quello di un topo che un giorno era morto e poco dopo tornava miracolosamente in vita, troppe incongruenze sono state rilevate confrontando i risultati. Troppa pressione politica.

“Pensate che – ci dice Mr. Turner – Mike Wallace, il famoso giornalista della NBC che conduceva “60 Minutes” ci ha messo ben 18 mesi per mettere insieme la puntata sull’aspartame”.

Mio figlio mi guarda pensoso “Mamma, forse è meglio cambiare progetto”. E perchè gli domando io. “Perchè, mamma, il maestro di scienze ha una cassetta piena di lattine sotto la sua scrivania e beve sempre Diet Coke. Sicuramente mi boccia.” mi dice lui sconsolato.

Allora faccio una chiaccherata con il maestro di scienze australiano, Mr. Daniel Julius Marcus (giuro che è il suo vero nome) e lui mi risponde ridendo che il progetto va bene al che gli chiedo se posso mandargli alcune domande per questo articolo.

“Mr. Marcus, senza fare alcuna ricerca, cosa sa sull’aspartame?”

“E’ una sostanza aggiunta alle bibite analcoliche”

“Mr. Marcus, ha idea in quali prodotti può essere trovato l’aspartame?”

“Si trova anche in tanti prodotti alimentari come sostituto allo zucchero ed ha un basso valore calorico”

“La FDA ha approvato questa sostanza, quindi l’assunzione è sicura, giusto?”

Dovrebbe essere sicura. Non so, negli Stati Uniti le lobbies sono molto potenti”

“Quante lattine di Diet Coke beve in media al giorno?”

“Dalle 4 alle 5 lattine. Dipende. Se fa molto caldo bevo molta più acqua perchè mi fa passare la sete, cosa che la Diet Coke non fa”

“Mr. Marcus, la sua è un’abitudine o un’assuefazione? Pensa che potrebbe smettere di bere la bibita? C’è gente che non riesce a smettere di bere il caffè, per esempio”

“Penso che potrei. L’ho fatto in passato quando ho viaggiato in Europa. Allora bevevo solo acqua”

“Lei beve la bibita dietetica invece della versione normale. Pensa che sia più sana?”

“Non penso sia più sana. E’ solo una bibita dolce e colorata con quasi nessuna caloria. Non bevo più la bibita normale perchè contiene troppi zuccheri, ed è piena di calorie inutili”.

Ho smesso di comperare le cicche. Tutte le marche più famose contengono aspartame. Poi ho scoperto che si trova pure nel pranzo preconfezionato che ogni tanto comperavo, perchè di corsa, per i miei bambini. Nella scatola dei “Lunchables” la sostanza incriminatoria non si trova nel panino con prosciutto e formaggio ma nella bustina da aggiungere all’acqua per renderla colorata e spumeggiante. Madre sconsiderata, mi dico, ma chiaramente ci sono cose che non so. O che non sapevo di non sapere.

Esattamente quello che sostiene Mr. Donald Rumsfeld, due volte Ministro della Difesa americana: durante l’amministrazione di Gerald Ford prima e durante i primi 4 anni dell’amministrazione di George W. Bush poi. Tra un incarico e l’altro ha trovato il tempo di lavorare come CEO per la compagnia Searle. E guarda caso, poco dopo la sua assunzione, l’aspartame fu approvato. Rummy, come ci piaceva chiamarlo quando lavorava per George W., spesso rispondeva alle domande dei reporters in maniera sibillina. Vi traduco una delle sue perle, la mia preferita: “Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ci sono cose che non sappiamo di non sapere”.

A questo punto, da bravi bergamaschi avete fatto due conti e vi state chiedendo “Ma perchè stiamo ancora qui a parlare di una storia vecchia come Carlo Codega?” e come avrebbe detto il Commissario Montalbano “Perchè vieni a scassare i cabbasisi a noi?”

Vi rispondo subito. Perchè ultimamente ci sono stati nuovi risvolti alla vicenda, nuovi risultati dovuti a ricerche di un istituto italiano che una commissione europea sta analizzando.

Quindi se ne volete capire di più, guardatevi il programma “Report” in onda alle 21:30 domenica 29 Aprile, su RAI 3. La giornalista Sabrina Giannini, parte del Team di Milena Gabanelli, non vi deluderà. E fatemi sapere cosa ne pensate. Grazie per l’attenzione e a presto.


da Washington, DC

Gabriella Savio 

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Commenti

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  1. Scritto da pippuzzo

    Si sapeva già da anni. Non capisco il sensazionalismo di questi giorni.

  2. Scritto da Dina

    Io mi chiederei come mai le lobby dei dolcificanti e dello zucchero hanno fatto si di vietare in europa la commercializzazione della stevia dolcificante naturale ( trattasi di una pianta) quindi nessuna multinazionale può avere l’ esclusiva a fini commerciali chissà chiediamocelo!!!!!

  3. Scritto da Angela

    Ottima anticipazione del servizio di Report, brava Gabry!
    P.S. non ho mai bevuto una bibita Diet in vita mia perchè ho sempre avuto l’impressione che fosse una truffa…oltretutto, come spiega il Prof. Berrino dell’INT di Milano, favorisce l’obesita….incredibile!!!

  4. Scritto da Gabriella Savio

    Su questa storia trovate anche un lancio sul Corsera http://www.corriere.it/inchieste/reportime/salute/dolce-vita/deb76842-9136-11e1-9c63-0823a340624b.shtml

  5. Scritto da Vittoria

    Cara Gabriella,
    non sentivo citare “Carlo Codega” da anni!
    Il testo che hai scritto è molto piacevole e desta simpatia.
    Un po’ meno il messaggio che contiene (e qui non hai colpe).
    Da tempo mi chiedo quali effetti certe sostanze (aspartame e acesulfame-K) possono avere sul nostro organismo e non sempre è facile trovare la risposta (nonostante le rassicurazioni degli addetti ai lavori). Purtroppo da anni sono una diet coke dipendente… e credo mi farà bene guardare la puntata. Speriamo sia la volta buona per smettere. Ciao!

  6. Scritto da fabiolino

    Scusate, ma finchè si parla di politica, di economia, ecc. l’approccio giornalistico “consueto” mi va bene: si citano frasi, si espongono opinioni, si nominano fatti esclusivamente dal punto di vista letterale. Se però si vuole parlare di un argomento scientifico, allora per cortesia ci si attenga alla metodologia di comunicazione e reportistica scientifica: esposizione dei fatti con riferimenti a bibliografia, raffronti solo col doppio cieco, niente interviste o opinioni personali. Please.

    1. Scritto da Gabriella Savio

      Ciao Fabiolino, grazie per il commento. Apprezzo la critica all’articolo ma, se mi permetti, non ho scritto il pezzo per una rivista scientifica. Il pezzo e’ per un quotidiano locale ed il mio intento, come sempre, e’ di informare e dare un quadro generale su un particolare argomento. Poi, ovviamente, ci sono persone ben informate che vogliono sapere di piu’. Come te, per esempio. Spero di aver dato uno spunto di riflessione su un tema complicato. Grazie, ciao!

      1. Scritto da fabiolino

        Mi fa davvero molto piacere la tua replica. Però permettimi di puntualizzare di non condividere le tue precisazioni: io ritengo che esista uno e un solo metodo corretto per dare informazioni di carattere tecnico-scientifico-sanitario, ed è quello che ho descritto sopra: sia che si scriva per Nature che per un quotidiano locale. La correttezza metodologica non è una variabile ma una costante. Tieni inoltre presente che il 90% della cittadinanza non è attrezzato culturalmente per verificare contenuti e metodologie degli articoli, e quindi è altissimo il rischio che conclusioni giornalistiche quantomeno “improprie” vengano assunte (dal popolino) a verità oggettive (o oggettivate de facto).

    2. Scritto da Jumbo

      Prima guardo Report , poi ti so dire.

      1. Scritto da Gabiella Savio

        Grazie, Jumbo. Fammi sapere cosa ne pensi. Ciao