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Il partigiano Taino: “Occorre pensare alla pace e costruirla dall’oggi”

Un convegno dedicato a Giuseppe Taino, partigiano bergamasco, medico, editore. Personalità di spicco del panorama culturale e politico di Bergamo.

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Il convegno di sabato 21 aprile su “Giuseppe Taino: la vita di un uomo nella storia di un secolo” ha chiamato il pubblico delle grandi occasioni. Circa duecento persone hanno gremito la sala del Mutuo Soccorso e gli ambienti adiacenti per celebrare il 67° anniversario della Liberazione alla presenza di un testimone e protagonista d’eccezione degli anni cruciali del nostro Novecento.

In apertura d’incontro il sindaco Franco Tentorio ha voluto portare “il saluto della città, il ringraziamento e la stima di tutta l’amministrazione e di tutte le parti politiche a Giuseppe Taino, per vent’anni consigliere comunale di Bergamo”. Molti i relatori che hanno ricostruito gli eventi e i passaggi chiave della grande storia italiana attraverso la figura di Taino e di altri notabili della storia locale compagni di strada del partigiano “Elio”.

Angelo Bendotti dell’Isrec, Salvo Parigi dell’Anpi, Claudio Merati del Mutuo Soccorso di Bergamo e Luigi Battaglia della Cooperativa Paci-Dell’Orto hanno introdotto un pomeriggio ricco di memorie personali e di testimonianze pubbliche corredate di commenti fotografici ma anche di interventi musicali a cura del coro “Pane e Guerra”.

I ricercatori Lorenzo Migliorati ed Elisabetta Ruffini, assieme ad Angelo Bendotti e alla figlia di Taino, Raffaella, che ha raccontato un coté più privato della vita del padre, hanno tracciato il ritratto complesso e toccante di una personalità di spicco del panorama culturale e politico bergamasco. Dall’antifascismo dei primi anni, alla partecipazione alla lotta di liberazione, all’impegno civile come medico nell’immediato dopoguerra, alla militanza nel partito comunista, alla co-fondazione del Manifesto, alla conseguente uscita dal Pc, all’adesione incrollabile, di tutta una vita, agli ideali marxisti.

Giuseppe Taino non aspettò per schierarsi l’8 settembre del ’43 ma già negli anni Trenta era noto come oppositore, quando con altri studenti tra cui Eugenio Bruni (ndr. morto nel 2010 e padre dell’ex sindaco Roberto) ciclostilava volantini e scriveva a carbone sui muri della città slogan di lotta come quello, gigantesco, sulla porta San Giacomo: “Italiani ribellatevi! Il fascismo e la guerra porteranno alla rovina”.

Oppure nel ’41 quando finì processato e imprigionato per aver lordato di vernice marrone il monumento alla rivoluzione fascista che troneggiava davanti al Comune: la mattina seguente allo sfregio l’autorità fece transennare e coprire la scultura perché i bergamaschi facevano la fila per vedere che cosa era successo alla statua del duce. Dopo la guerra Taino continuò il suo impegno civile a fianco delle categorie più deboli, come dimostra una fotografia dei primi anni Cinquanta che raffigura il suo studio medico, situato allora in via Ambrogio da Calepio, con la targa eloquente “Ambulatorio per i poveri”.

E quando poi, dopo i fatti di Praga del ’68, un gruppo di intellettuali decise di dare vita al quotidiano “Il Manifesto” di cui Bergamo fu una delle culle, l’ex partigiano fu tra i fondatori del giornale, finendo per questo espulso come molti altri dalle schiere del Pc. Momento pregnante dell’incontro di sabato è stato l’intervento dello stesso Giuseppe Taino che è partito dai fatti di settant’anni fa per avvivare alla politica di oggi. Ha ricordato la Resistenza come “madre della libertà e radice della Costituzione” a fondamento dei grandi valori del lavoro e della pace. In un mondo in cui “ci sono armi che mettono a repentaglio le generazioni che verranno” ha aggiunto “occorre pensare davvero alla pace e costruirla dall’oggi”.

Stefania Burnelli

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Commenti

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  1. Scritto da roberta martinelli

    taino è stato il medico della mia famiglia da sempre e fino alla pensione, lo ricordo ancora con affetto e rispetto. contenta che sia ancora qui a testimoniare che si può vivere per un ideale….

  2. Scritto da dario flautista

    Ci sarebbe ancora molto altro da dire, ma già questo è un gradito tributo ad una figura così importante e tuttora lucida