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Altri Morosini? No, grazie Spazio ai nostri giovani

Per ricordare nel migliore dei modi il nostro Piermario, diamo ai giovani la possibilità di debuttare in A con la maglia nerazzurra. E' questa la richiesta di Passirani al presidente Percassi dopo la morte del centrocampista bergamasco del Livorno.

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di Luciano Passirani

Non facile tornare a scrivere e parlare di calcio dopo una settimana come quella appena trascorsa, il rischio è quello di sempre, scrivere pensieri scontati e scivolare nella facile retorica, ma una cosa sento di urlare dal profondo del cuore: mai visto nulla di simile, mai vista tanta gente, di tutte le età e di ogni condizione sociale salutare con sentimento e con gli occhi lucidi, nient’altro che un calciatore. Eppure qualche funerale data la mia – ahimè – non più tenera età credo di averlo vissuto, mai come quanto in questa funzione che, oltre di religioso, ha avuto il sapore dolce e amaro allo stesso tempo del ringraziamento, ma anche del rimpianto.

Lasciano perdere i numeri, poco cambia se erano 5 o 10mila, mai avevo vista colori del calcio cosi diversi, ritrovarsi uniti sotto il cielo e le nubi del Monterosso, dimenticando antichi rancori e rivalità, salvo doversi ricredere già a partire dai fatti accaduti domenica pomeriggio a Genova.

Non mi abbandonerà tanto facilmente lo sguardo del povero Mario Morosini, stravolto, pubblicato alquanto a sorpresa da un noto giornale locale che in passate conduzioni mai aveva ceduto alla facile spettacolarizzazione dell’evento, altre sensibilità ed altre persone, anni luce lontane anche da coloro che continuano a farmi credere che lasciar andare a Udine un ragazzo di 19 anni, senza nemmeno concederci di poterlo ricordare all’esordio in A con la nerazzurra maglia della Dea, fosse una scelta per aiutarlo economicamente, dimenticando chi era costretto a lasciare a casa, senza dilungarmi sulle tragiche conseguenze a cui tutti pensiamo.

In questa settimana ho visto gesti nobili, a cominciare da quello immediato e spontaneo sostenuto dalla famiglia Pozzo a favore della sfortunata sorella di Piermario, poi superato da un intervento (per usare un termine calcistico) un poco a gamba tesa, ma comunque dovuto, da parte di Antonio Percassi che si è avocato il dovere di garantire il futuro alla ragazza, la quale in realtà ha solo bisogno di tranquillità. Proprio a Percassi in questa occasione vorrei ricordare che la tragica morte di Morosini ha ridato alla città di Bergamo il senso della dignità, dell’onestà tutta bergamasca, riconosciuta ovunque dall’Italia calcistica che fino a ieri ci aveva beffeggiato per noti episodi riconducibili a personaggi che, guarda caso, non erano usciti dalle nostre squadre giovanili. Allora presidente, i nostri giovani prima di essere facilmente ceduti, con le motivazioni più disparate che abbiamo sentito in questi giorni, devono poter dimostrare il loro valore con la maglia nerazzurra, questo è l’unico impegno che sento di chiedere, perché sarebbe il modo migliore per ricordare Pierario, mandato ad esordire in serie A con la maglia dell’Udinese dopo dieci anni di settore giovanile atalantino.

Della sconfitta di Catania e di calcio vorrei parlare poco, solo per fare notare che l’Atalanta vista così senza ritmo e senza gioco non può parlare di salvezza con il Lecce a sole cinque lunghezze, ma soprattutto non mi stancherò mai di ricordare che il nostro maggior pericolo può arrivare dalle nuove sentenze del calcio scommesse, senza dimenticare che le ultime tre gare saranno con Milan, Lazio e Juventus. Dobbiamo tornare a vincere con il Chievo martedì sera e l’impegno immediato giunge a proposito per riscattarci.

Per stare sempre in terra bergamasca la nuova sconfitta dell’AlbinoLeffe, malgrado il rinnovato cambio di allenatore con Alessio Pala al posto di Sandro Salvioni, avvicina il verdetto finale della retrocessione, che farà contento solo quel giornalista pronto a sparare sulla persona di Gianfranco Andreoletti, dopo aver ignorato per tutto il campionato squadra e società. Io sto con Andreoletti, perché è una persona seria e non sono tra quelli che dimenticano nove anni di favola e di oculata amministrazione societaria, perché alla fine di un ciclo è facile impugnare la penna e sparare sulla croce rossa, niente di nuovo anche con riferimento a coloro che non volevano accettare un’altra squadra bergamasca nelle categorie che contano, ma la storia mi permette di dire che per loro "Chievo" sarebbe ancora solo il nome di un quartiere nemmeno tanto periferico della città di Verona.

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Commenti

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  1. Scritto da tina

    questo caro MARIO ora c he manca ci insegna ancor di piu’ a riflettere sui valori umani e quelli dello sport e della quotidianieta’.Ciao MARIO grazie de tuo esempio.

  2. Scritto da nino cortesi

    Esempio, bello -fresco fresco, una partita a Minotti. Non capisco la mania di voler portare in B o in A squadre di paisecc! Unica grande in provincia deve essere l’Atalanta, anzi grandissima; è qui che bisogna fare gli sforzi partecipando per chi ne ha la possibilità con convinzione in quote di capitale. L’Atalanta può diventare manna per tutta la provincia ed i tantissimi ambiti.

  3. Scritto da Roberto

    Caro Luciano condivido pienamente tutto quello che ai scritto e sono del tuo stesso parere !!non dimentichiamo Pierpaolo mi piacerebbe che il sindaco il primo cittadino lavorerebbe anche a sostegno di tante persone che si trovano in questa situazione di disagio !! Ma questo non e calcio scusa ! Grazie Luciano

    1. Scritto da luca

      Piermario forse??

  4. Scritto da Eugenio

    Unico neo il titolo della pagina. Davvero infelice, per chi sa leggere l’italiano. Non si può davvero far nulla?

  5. Scritto da luis

    Luciano…. il direttore del “noto giornale locale” si è già scusato pubblicamente, con una risposta ad una lettera di un lettore, per la pubblicazione di quell’immagine.

    1. Scritto da John Locke

      Troppo semplice chiedere scusa dopo e troppo semplicistico rilevare che ci sono state le scuse. Si voleva fare del sensazionalismo, lo si è fatto e poi tanto basta chiedere scusa…