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Dipinti d’epoca barocca all’ex chiesa di Sant’Agata

Al Circolino in Città Alta a Bergamo la scoperta dei dipinti. Il Presidente della Cooperativa, Aldo Ghilardi: "È nostra volontà valorizzare questi tesori immensi"

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Nell’estate del 2008 la Cooperativa Città Alta di Bergamo, ottenuti i relativi permessi, inizia le operazioni di recupero di una nuova area situata all’interno del Circolino, destinata ad accogliere i locali della pizzeria. Nel corso dei lavori, dal soffitto e dai locali attigui e comunicanti emergono tracce di dipinti di epoca barocca, facente parte dell’apparato decorativo dell’ex chiesa di Sant’Agata.

Al fine di meglio contestualizzare quanto recuperato e contribuire alla sua completa valorizzazione (in omaggio al contenitore storico e all’intera comunità bergamasca), la Cooperativa Città Alta decide così di sostenere per intero il restauro dell’affresco rinvenuto, nel pieno rispetto delle indicazioni tecniche e procedurali di restauro dettate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano, incaricando una società specializzata per l’opera di risanamento.

Grazie al lavoro di ricostruzione storica di Tosca Rossi e al prezioso contributo in fase di ricerca effettuato dagli studiosi e dai docenti del Liceo Artistico “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo, oggi è possibile identificare con esattezza i contenuti e gli autori di questo prezioso patrimonio artistico.

"L’affresco di Giulio Quaglio venuto alla luce durante i lavori per ampliare gli spazi adiacenti a quelli adibiti alla ristorazione del Circolino – ha dichiarato il presidente della Cooperativa Città Alta Aldo Ghilardi – è la viva testimonianza di una preziosa ricchezza culturale, per la maggior parte ancora gelosamente custodita dalla storia e dalla pietra. È nostra volontà continuare a salvaguardare e a valorizzare questi tesori immensi, per liberare la purezza e il sublime dell’arte e della cultura dal giogo ormai diffuso dell’edonismo e dell’apparenza caduta".

La Cooperativa Città Alta nei suoi trent’anni di storia ha sempre attuato una continua opera di risanamento e di riscoperta del complesso di Sant’Agata, la struttura che ne ospita la sede legale e operativa. Un’opera di salvaguardia e di valorizzazione importante, che la Cooperativa vorrebbe completare, recuperando per intero il comparto su vicolo Sant’Agata, denominato Ex Chiesa, nel pieno rispetto di quanto previsto dagli strumenti urbanistici e di concerto con la futura proprietà, il Comune di Bergamo.

GLI AFFRESCHI RINVENUTI RISALGONO AI PRIMI DEL SETTECENTO

Ricerche storiche effettuate da esperti d’arte attribuiscono i dipinti a Giulio Quaglio, mentre gli alunni del Liceo Artistico “Manzù” scoprono anche gli affreschi di Salvatore Bianchi Attraverso un attento studio della chiesa e del convento di Sant’Agata condotto dalla Prof.ssa Lucia Dreoni e dal Prof. Mario Albergati con la classe IV C del Liceo Artistico “Manzù” di Bergamo (indirizzo “ Beni Culturali”) è stato possibile risalire ai nomi degli artisti che, in date successive al 1706 e presumibilmente circoscrivibili nel secondo decennio del secolo, hanno affrescato l’edificio ecclesiastico.

Uno di essi, il lainese Giulio Quaglio (1668-1751), è artista ben noto in territorio bergamasco essendo stato attivo in varie imprese talora di notevole portata, prima fra tutte la decorazione della chiesa benedettina di San Paolo d’Argon. A lui spetta il campo pittorico con Elia sotto il ginepro confortato dall’angelo visibile nell’attuale sala grande del Circolino, già sacrestia della chiesa, e il delizioso Angelo portacroce in un piccolo locale attiguo. L’episodio pittorico rinvenuto al centro del soffitto del locale che ospita la pizzeria del Circolino, attribuito a Giulio Quaglio, raffigura la vicenda del profeta Elia, che visse nel IX secolo a.C. nel Regno d’Israele.

Le altre porzioni rinvenute nell’attiguo disimpegno e poste come sovra porta (alcune ridotte alla sola sinopia) anch’esse opera del Quaglio, paiono semplicemente delle figure femminili rappresentanti le virtù, ma bastano a suggestionare studiosi, cultori della materia, protagonisti o semplici fruitori della struttura. L’altro artista operoso a Sant’Agata, a cui venne affidata la realizzazione degli affreschi con San Gaetano Thiene nelle volte delle quattro campate della navata e in quella del presbiterio, gode invece di minor notorietà nella nostra città. Si tratta di Salvatore Bianchi (1653-1727), artista nativo di Velate, in provincia di Varese, e operoso in varie località piemontesi e lombarde nei decenni di passaggio fra Sei e Settecento.

La sua personalità, in corso di studio e di rivalutazione da parte della critica, va delineandosi con sempre maggior precisione e risalto nel panorama della contemporanea pittura dell’Italia settentrionale. Da sottolineare che il periodo più felice della sua produzione si attesta proprio attorno al secondo decennio del Settecento, allorché il suo linguaggio si arricchisce di inflessioni rococò, a cui non è forse estraneo il contributo del figlio Francesco Maria che in quegli anni inizia a collaborare con lui.

"Attualmente le nostre ricerche sono ben lontane dal potersi dire compiute – ha dichiarato Lucia Dreoni del Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo – ma ogni dubbio sulla paternità dei dipinti è stato fugato dalle inequivocabili affinità stilistiche riscontrate con le opere certe dei maestri in questione. Tali attribuzioni sono supportate anche da quanto scritto da una delle fonti più attendibili del Settecento bergamasco: Francesco Maria Tassi".

"Il Tassi – aggiunge Mario Albergati – attribuisce proprio a Salvatore Bianchi e Stefano Quaglio i dipinti di Sant’Agata, suggerendo inoltre che sulle pareti della ex zona absidale e dell’antica controfacciata della chiesa possano trovarsi altre opere dello stesso Quaglio ancora da recuperare".

Tosca Rossi è giunta invece a stabilire la paternità e la datazione dei dipinti rinvenuti non grazie al vaglio effettuato su tutti i documenti esistenti dell’Ordine ma grazie al raffronto dei soggetti raffigurati (per posture, panneggi, tratti somatici) con il parco opere dell’artista nei vari cantieri italiani e stranieri, in particolar modo con quello della cattedrale slovena di Lubjana.

"Anche la nutrita bibliografia locale (Tassi, 1720; Batoli, 1774; Pasta, 1775;) – afferma Rossi – ha fornito una solida base di partenza, così come la monografia del 1994, che ha stabilito la presenza di altri suoi dipinti ancora da rinvenire nel coro della chiesa, in controfacciata, demolita, e nei locali attigui".

"La datazione – aggiunge Tosca Rossi – pare appropriata per opportune valutazioni tecniche – ma anche per la presenza del Quaglio a Bergamo, città e provincia, impegnato a dipingere per la Mia, nelle chiese di S. Alessandro in colonna, S. Carlo dei Mendicanti, S. Sisto in Agris, Alzano, Dalmine, Gorlago, S. Paolo d’Argon e Villa d’Adda".

IL COMPLESSO DI SANT’AGATA: CENNI STORICI

La chiesa di Sant’Agata risale all’epoca altomedioevale e la prova della sua esistenza è documentata sin dal X secolo. Nel XII secolo divenne Parrocchia, con annessa area cimiteriale (esterna ed interna), e dalle visite pastorali si apprende fosse scandita da tre navate e dotata di quattro altari, oltre al maggiore. La struttura fu retta per molti anni dai Frati Gaudenti e dal 1608 dai Chierici Regolari Teatini, trasferitisi per decreto vescovile dalla primitiva sede nella chiesa di S. Michele all’Arco di Bergamo.

Fra i comparti della costruzione conventuale si evidenzia la presenza di un ricco e sorprendente patrimonio artistico-culturale, fortemente voluto e realizzato proprio dalla Congregazione dei Chierici Regolari insediatasi nel Seicento.

I Teatini restarono in S. Agata fino alla loro soppressione avvenuta nel 1798: iniziarono la costruzione di un grande complesso conventuale a nord della chiesa e provvidero a tutto il comparto decorativo interno all’edificio sacro. I lavori si protrassero per tutto il Seicento e proseguirono fino al primo decennio del Settecento: nel 1710 la chiesa si presentava a navata unica, con copertura a botte, abside semicircolare, cinque cappelle laterali (S. Andrea Avellino, S. Gaetano, S. Agata, S. Maria Vergine, Battistero) oltre all’altare maggiore, ed era allineata con il campanile e i locali destinati alle sacrestie e a servizio.

La chiesa teatina di S. Agata, convertita oggi ad altro uso e grazie a questo rinata, da trent’anni è diventata la sede del Circolino, punto di aggregazione e ritrovo per gli abitanti di Città Alta e non solo. Per questo motivo merita che il suo recupero proceda gradualmente grazie anche al contributo di privati ed istituzioni, cosicché sia possibile ridar luce all’intero corredo decorativo superstite rappreso tra murature o nascosto da ingrate intonacature, anonimi strati di calce e calcina, controsoffitti e travi fittizie.

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