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Banche e imprese “condannate” a dialogare fotogallery

Al primo dei sei incontri su fisco e finanza proposto da Confindustria Bergamo.

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Banche e imprese “condannate” al dialogo continuo, a lavorare insieme per trovare giorno per giorno una soluzione ai problemi di credito e finanza. E’ questa una delle conclusioni emerse dal primo dei sei incontri di approfondimento proposti da Confindustria Bergamo agli imprenditori per dare un orientamento sia sulla sempre più intricata gestione della finanza, sia sui continui annunci di novità in materia fiscale che stanno creando un forte disorientamento in chi deve fare i conti tutti i giorni con la gestione dell’azienda.

“Banche e aziende devono lavorare insieme e comunicare tra loro – ha ribadito Giovanni Grazioli, presidente di Confidi Lombardia – però le banche devono saperci ascoltare, non valutarci solo per il passato, per il bilancio, ma anche per i nostri progetti, per le prospettive di sviluppo. Le aziende, per contro, devono essere in grado di elaborare piani strategici come si deve e progetti appetibili, puntando su innovazione, internazionalizzazione e reti d’impresa. Infine c’è il ruolo del Confidi, che accompagna le aziende, le cui risorse non sono illimitate. Una volta che c’è questa garanzia, le banche dovrebbero però procedere quasi in automatico”.

A Mario Comana, ordinario di economia degli intermediari finanziari alla LUISS di Roma, è stato affidato il compito di fare chiarezza sui troppi termini inglesi che accompagnano notti e incubi degli imprenditori. Il docente ha ribadito che lo spread, come ormai abbiamo un po’ tutti intuito, pesa direttamente sui conti di imprese e famiglie ed ha puntato il dito contro la ricapitalizzazione delle banche richiesta dall’EBA (European Banking Authority) che ha bloccato parte dei possibili finanziamenti, fenomeno solo parzialmente controbilanciato dalle immissioni di liquidità della Banca Centrale Europea.

“I dati che indicano un peggioramento delle condizioni di accesso al credito – ha aggiunto Comana – sono numerosi, ma non è così facile misurare effettivamente la restrizione, perché si tratta di una domanda potenziale che resta inespressa, che ci sia un problema di tassi di interesse è innegabile, anche se forse in passato gli imprenditori erano abituati a tassi troppo bassi”.

“Abbiamo avuto segnalazioni di tassi che, tra costi vari, arrivano anche al 12% per finanziare le tredicesime – ha detto Claudio Gervasoni, responsabile di Punto Finanziario di Confindustria Bergamo – costi che fanno più che raddoppiare la percentuale di oneri finanziari sul fatturato. Il costo del denaro oggi incide pesantemente sulla competitività esterna insieme a fattori come l’efficienza dello stato e la pressione fiscale. Eppure tante aziende stanno sul mercato grazie ai fondamentali validissimi, all’innovazione su processi e prodotti e all’internazionalizzazione”.

Gervasoni ha ricordato le azioni di Confindustria Bergamo per far crescere la cultura finanziaria, il prossimo aggiornamento del “Cruscotto aziendale” con analisi di tipo settoriale per aiutare l’imprenditore a capire il proprio posizionamento sui competitor di settore, la consulenza su problemi specifici e l’affiancamento nei rapporti con la banca, sempre in stretta collaborazione con Confidi.

“Le banche non sono "contro" ma “con” gli imprenditori – ha spiegato Luca Gotti, dirigente di Ubi Banca Popolare di Bergamo – per affrontare i problemi sul territorio. Gli istituti di credito non sono fuori, ma fanno parte del sistema, per trovare insieme alle aziende una soluzione comune. Il credito non è finito – ha aggiunto – quello alle famiglie è in crescita, mentre per quanto riguarda le aziende il nostro intervento è stato focalizzato su quelle di dimensione medio-piccola, riducendo la disponibilità per le grandi imprese. Ci sono numerosi strumenti messi in campo per far fronte all’emergenza, dalla moratoria al rifinanziamento dei mutui, all’accordo per l’anticipazione dei crediti presso la pubblica amministrazione. E’ anche vero che la domanda per nuovi investimenti si è ridotta in termini di richieste, ma ribadiamo per quel tipo di credito la risposta positiva non mancherà”.

ROSSANA PECCHI

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Commenti

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  1. Scritto da Stefano

    …..ormai sono i confidi a fare le banche. Qualcun altro mente sapendo di mentire.