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Futurimpresa, ai crediti si aggiungono manager e relazioni sul territorio

La società della Camera di Commercio di Bergamo ha stanziato un fondo di 70milioni e 200mila euro per lo sviluppo di piccole e medie imprese.

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Futurimpresa potrebbe presto aprirsi ad altre Camere di Commercio, che affiancherebbero le Cdc di Bergamo, Brescia, Milano e Como, promotrici della società per le gestione del risparmio con attualmente all’attivo quattro interventi per sostenere lo sviluppo di piccole e medie imprese lombarde.

Lo ha annunciato Matteo Zanetti, vice-presidente della Camera di Commercio di Bergamo e componente del Consiglio di amministrazione di Futurimpresa alla conferenza stampa di mercoledì pomeriggio per presentare i primi tre anni di attività, a cui hanno partecipato anche il presidente della Camera di Commercio Paolo Malvestiti e il segretario generale Emanuele Prati.

La società è in effetti operativa da meno di due anni, dopo aver concluso il lungo iter autorizzativo. Le imprese partecipate sono la bergamasca OFI, Rem (Revolution Energy Maker), che costruisce impianti agro-voltaici, Berkel, titolare dello storico marchio di affettatrici, e  Markab, attiva nella intermediazione dei rifiuti, titolare di un brevetto per l’attività di risanamento dei terreni.
“Le potenzialità  – ha sottolineato Matteo Zanetti – sono molto più ampie, visto che Futurimpresa punta a seguire contemporaneamente in venti piccole e medie imprese, “campioni” lombardi del manifatturiero che intendono concretizzare significativi progetti di sviluppo. E’ uno strumento che deve essere conosciuto meglio. L’interesse c’è, come dimostra anche la partecipata presentazione avvenuta pochi giorni fa davanti agli imprenditori di Confindustria Bergamo che hanno potuto conoscere dal vivo l’esperienza di OFI grazie alla testimonianza dell’imprenditore Alberto Donati e alla presenza dell’amministratore delegato di Futurimpresa Luigi Glarey”.
“Si tratta di un’iniziativa pionieristica – ha spiegato il presidente della Camera di Commercio Paolo Malvestiti – che propone uno strumento di sviluppo e di capitalizzazione di piani industriali di crescita concreti e non punta certo al salvataggio di aziende decotte. Abbiamo complessivamente a disposizione un capitale di 70 milioni e 200 mila euro, uno stanziamento importante per supportare uno strumento profondamente diverso da altre iniziative, pur lodevoli. Futurimpresa valuta progetti lungimiranti, che guardano al domani”.
La società fa riferimento al Fondo finanza e sviluppo impresa, un fondo mobiliare chiuso in cui hanno apportato risorse finanziarie oltre alle Camere di Commercio fondatrici, che coprono complessivamente poco più della metà del totale, il Fondo Italiano di Investimento presieduto da Marco Vitale (20 milioni) Futurainvest (5 milioni), Ubi (5 milioni), Creberg (3 milioni), Bcc Treviglio (700 mila euro).
“Futurimpresa – ha spiegato Matteo Zanetti – non interviene solamente apportando capitali, ma dando un contributo in termini di relazioni e cultura manageriale ed è proprio questo aspetto a fare la differenza. Ci poniamo come “soggetto terzo” neutrale fra gli investitori e le imprese che può far ricorso ad un forte sistema di relazioni con il territorio”.
Il fondo, attraverso aumenti di capitale, acquisisce partecipazioni di minoranza in società in imprese con fatturato fra i 10 e i 50 milioni di euro circa, generalmente a gestione familiare e spesso con problemi legati al ricambio generazionale. Fondamentale che posseggano marchi o know-how distintivi, offrano prodotti tipici del “Made in Italy” o che introducano innovazioni tecnologiche. Le partecipazioni vengono tenute per un periodo medio di 5 anni; sono escluse operazioni di carattere finanziario.
“L’affiancamento – ha specificato Matteo Zanetti – avviene con logica di operatore industriale, cercando di migliorare gli aspetti organizzativi e di carattere manageriale, non esasperando gli aspetti reddituali e avendo margini temporali più lunghi di azione di un classico fondo e risulta più appetibile per l’imprenditore con cui condivide una cultura comune. L’elevata operatività della società è testimoniata dalle oltre 200 aziende analizzate in Lombardia, di cui il 60% con un fatturato fra i 5 e i 20 milioni di euro. Proprio il caso OFI è emblematico del modo di operare di Futurimpresa che ha rafforzato nell’azienda desiderosa di crescere le competenze di carattere manageriale e ha lavorato per l’accesso al mercato indiano. Per quanto riguarda Rem come Futurimpresa abbiamo favorito l’aggregazione fra aziende, ormai generalmente considerata un aspetto molto importante di sviluppo”.
ROSSANA PECCHI       

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