BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

‘La protesta di Marcegaglia E il sospetto che la riforma del lavoro sia giusta’

L'avvocato Carlo Simoncini scrive una lettera in cui espone alcune considerazioni e un sospetto in merito alla riforma del lavoro e alla reazione di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria

Più informazioni su

Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Carlo Simoncini che interviene sulla riforma del mercato del lavoro e confida un dubbio che lo assale sul comportamento del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. 

 

Caro direttore,

sembra che Emma Marcegaglia abbia scritto al presidente della Repubblica per enfatizzare ulteriormente la sua protesta contro il nuovo testo della riforma del mercato del lavoro. E soprattutto per protestare contro il mancato rispetto dell’accordo uscito dall’originario tavolo di trattativa con il solo dissenso della Cgil.

Quel testo era stato allora condiviso anche da Confindustria.

Qual è stata dunque la modifica apportata dopo il ritorno dal viaggio di Monti e dopo l’incontro con i tre segretari dei partiti di maggioranza? La modifica che ha suscitato l’ira di Marcegaglia?

E’ stata quella che – in caso di licenziamenti motivati da ragioni oggettive legate all’andamento economico dell’azienda, poi rivelatesi “manifestamente insussistenti” – consente al giudice del lavoro di disporre il reintegro del lavoratore nel posto di lavoro. Prima di questa modifica molti commentatori avevano evidenziato l’assurdità di una legge che avrebbe consentito al datore di lavoro di licenziare chiunque volesse (pensiamo al sindacalista scomodo che “sobilla” gli altri dipendenti e crea difficoltà al datore di lavoro) inventandosi una qualunque motivazione di natura economica.

In tal caso il giudice del lavoro, verificatane l’insussistenza e la reale motivazione discriminatoria, non avrebbe potuto far altro che disporre il pagamento di un indennizzo. Un indennizzo con il quale il lavoratore ingiustamente licenziato avrebbe potuto sopravvivere sì e no un paio d’anni. Sarebbe stata la fine del sindacalismo, un ritorno ai rapporti sindacali degli anni Cinquanta, quando bastava risponder male ad un capo reparto per perdere il posto di lavoro.

Vogliono questo gli imprenditori italiani? Sembra di no, perché di fronte a questi sospetti la reazione è stata sdegnata. Noi siamo onesti, perbacco! Non faremmo mai una cosa del genere. E’ offensivo il solo pensarlo! Dunque cos’è successo? Non è che la modifica introdotta abbia cambiato molto! Con il nuovo testo il giudice del lavoro potrà disporre il reintegro del lavoratore licenziato per dichiarati motivi economici, quando risulti che essi siano “manifestamente” insussistenti.

Se, all’esito dell’istruttoria, si sarà accertata l’insussistenza, per così dire, “semplice” dei motivi economici, il datore di lavoro che ha dichiarato il falso se la caverà con l’indennizzo e il lavoratore perderà il posto. Perché vi sia il reintegro l’insussistenza (cioè la falsità di quanto dichiarato dal datore di lavoro) dovrà essere “manifesta”. Nel linguaggio giuridico questa parola ha un significato preciso: si deve trattare di una circostanza che balza all’occhio, che per essere accertata non richiede indagini, istruttorie o approfondimenti. Ma quale imprenditore sarà così sprovveduto da licenziare con una motivazione di cui risulti così evidente l’insussistenza? Con un minimo di consulenza legale ci vuol niente ad improvvisare una motivazione che abbia almeno una sua apparenza di fondamento; che richieda un approfondimento anche semplice per essere smontata. Basterà questo per evitare il reintegro! Del resto lo stesso Monti lo ha confermato, dichiarando che si tratterà di casi estremi e del tutto marginali!

E’ di questo che si duole Marcegaglia? Del fatto che per licenziare lavoratori scomodi occorre un po’ più di impegno nello scrivere la finta motivazione “economica”? Allora i sospetti erano fondati.

Questa è la posizione di Confindustria o si tratta di colpi di coda di una persona isolata che si vede senza futuro?

Il nuovo presidente designato sembrava di parere diverso, poi deve avere prevalso l’esigenza di non creare conflitti interni. Ma a questo punto se il mondo dell’imprenditoria non fa sentire la sua voce, l’opinione pubblica sarà legittimata a pensare che si riconosca nella posizione della presidente uscente. E non è bello…

Carlo Simoncini

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da gitantedomenicale

    L’occupazione nella grande impresa difficilmente sarà rafforzata dalla riforma. La grande impresa ha i modi e i mezzi per fare valutazioni comparative sulla profittabilità che gli STATI offrono. Con o senza art. 18 tendono a delocalizzare in stati dove lavoratori e impresa non sono oberati da imposte che superano il 50% del reddito prodotto! Il discorso è diverso per le piccole-medie imprese, dove il costo di delocalizzare è eccessivo e il rischio di “sbagliare” un assunzione è determinante. Se Monti avesse portato a 50 dipendenti il limite dell’art. 18 e avesse abolito per queste imprese le varie forme di flessibilità escluso apprendistato e lavoro stagionale, avrebbe fatto MEGLIO.

  2. Scritto da gitantedomenicale

    L’avv. Simoncini di cosa si occupa? Perchè se si occupa di diritto del lavoro dimentica che i sindacalisti godono di uno specifico regime di tutele che li rende “di fatto” illicenziabili. Per quanto riguarda la riforma dell’art. 18, in generale e in uno stato normale, il ragionamento filerebbe. Peccato che non siamo in uno stato normale. La giustizia, anche quella del lavoro, come tutti sanno, ha tempi biblici, totalmente inefficaci per chi invece deve confrontarsi col mercato. In più le sentenze di primo grado (dai giudici del lavoro alle commissioni tributarie) sono spesso volentieri “a fantasia” e l’impressione è che i casi vengano affrontati seriamente solo dai gradi successivi.

  3. Scritto da Sarà appunto perché

    devono “pensare” un attimo e richiedere, e quindi “pagare”, il parere di un esperto per fare il licenziamento a prova di giudice.
    2 verbi che probabilmente non amano coniugare.

    1. Scritto da Carlo Pezzotta

      Loro non amano coniugare questi due verbi “pensare e pagare”, hai ragione. Aggiungo che per decenni questi …………..hanno succhiato dallo stato e dall’inps, senza mai dare nulla in cambio anzi, invece di investire nell’industria quegli aiuti, li usavano per comprare finanziarie, assicurazioni e entrare nelle banche, mentre emettevano fallimenti e casse integrazioni. Ora però Monti deve toccare le banche e mettere una forte patrimoniale sulla ricchezza se vuole mantenere la credibilità dalle famiglie dei lavoratori dipendenti!!