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Defibrillatori inutilizzati Ma Piermario Morosini si poteva ancora salvare

Ce n'erano tre, ma non sono stati utilizzati né in campo né sull'autombulanza. I medici presenti confermano: "Non sapevamo neanche se ci fosse". Ecco l'articolo apparso su Repubblica a firma di Giuseppe Caporale.

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E’ un articolo di Repubblica ad aprire nuovi e drammatici scenari sulla morte di Piermario Morosini, il centrocampista bergamasco del Livorno morto sabato scorso sul campo di Pescara vittima di un malore. Secondo il quotidiano, dei tre defibrillatori messi a disposizione dello stadio Adriatico e di quello presente sull’ambulanza che ha portato Morosini all’ospedale non ne è stato usato nemmeno uno. E il bergamasco sarebbe rimasto in vita almeno per dieci minuti dopo il malore che l’ha poi stroncato. Di seguito vi proponiamo l’articolo integrale firmato da Giuseppe Caporale.

 

Non è stato usato nessun defibrillatore per tentare di salvare la vita di Piermario Morosini nei drammatici e concitati minuti successivi a quel maledetto trentunesimo minuto di gioco di Pescara-Livorno. Non sono stati utilizzati i due defibrillatori che pure erano disponibili in campo, e non è stato usato il defibrillatore presente all’interno dell’autoambulanza, in quel viaggio disperato (iniziato anche con cinque minuti di ritardo a causa del blocco causato dall’auto dei vigili di Pescara). Sono due i medici presenti al momento dei soccorsi a confermare il mancato utilizzo dei tre defibrillatori. E le loro testimonianze assieme al risultato dell’autopsia potrebbero diventare decisive per l’inchiesta appena avviata dalla procura di Pescara con l’ipotesi di "omicidio colposo". Già perché ora dopo l’esame del medico legale Cristian D’Ovidio si sa che Morosini è rimasto in vita almeno altri dieci minuti. "Si muoveva, aveva le convulsioni" racconta Marco uno dei soccorritori del 118. Morosini – ha stabilito l’autopsia – anche se aveva il "cuore fermo", era vivo. Nessun aneurisma. Nessun infarto. Niente di fulminante. Il giovane calciatore è stato vittima di un arresto cardiaco, il cuore ha smesso di pompare provocando "l’azzeramento della gettata cardiaca e l’annullamento della profusione dei vari organi". È morto, quindi, tra le braccia dei suoi soccorritori che cercavano di rianimarlo. Ma ora si dovrà far luce sulla "qualità" di quell’intervento in emergenza. Racconta Ernesto Sabatini, medico del Pescara: "Quando sono arrivato sul terreno di gioco per soccorrerlo c’era già in azione lo staff del Livorno insieme al nostro massaggiatore. Io mi sono occupato solo del massaggio cardiaco. Il defibrillatore? Non è stato usato, non sapevo nemmeno che ci fosse".

In base alla ricostruzione del personale del 118 presente a bordo del campo era il medico del Livorno in quel momento il sanitario "guida" colui che avrebbe dovuto dirigere i soccorsi. E a cui sarebbe toccato il compito di decidere se utilizzare o meno il defibrillatore. Poi c’è stato il "pasticcio" dell’autoambulanza ed è a quel punto che è arrivato sulla "scena" dell’ ermergenza il primario dell’ospedale civile di Pescara Leonardo Paloscia che è salito con il giocatore sull’autombulanza. E anche lì, nessuno ha utilizzato il defibrillatore. "Si è vero, non è stato utilizzato" risponde Paloscia "ma non so quanto possa essere influente considerando che il tragitto fino all’ospedale è stato molto breve, appena tre minuti". Solo in ospedale, dopo ben oltre i dieci minuti forse decisivi per Morosini un defibrillatore è stato collegato al corpo del povero ragazzo.

Intanto, il corpo del ragazzo martedì mattina è ripartito per essere riconsegnato alla famiglia per consentire i funerali, ma il suo cuore invece resterà a Pescara, almeno per il momento. È stato necessario asportare l’organo per consentire esami più approfonditi. Il medico legale Cristian D’Ovidio – che ha esaminato per oltre cinque ore il cadavere del ragazzo – vuole verificare con attenzione la "leggera" malformazione congenita che pare emergere da una prima "ricognizione visiva". E per fare questo occorre un esame specifico che richiede tempo. Resta poi un altro fattore da chiarire. Sempre durante la "ricognizione visiva" D’Ovidio ha individuato nello stomaco del giovane "un elemento esterno", probabilmente ingerito poco tempo prima della partita: si tratta di "filamenti" che saranno analizzati e verificati attraverso un esame tossicologico. A seguire l’autopsia c’era anche un perito tossicologico, la dottoressa Simona Martello che nei prossimi giorni consegnerà la sua relazione nelle mani della procura di Pescara. Anche i successivi esami del dna – che saranno effettuati presso l’università Cattolica di Roma – potrebbero contribuire a fare chiarezza su un aspetto centrale: se l’arresto cardiaco fosse o no riattivabile. In sostanza, la procura punta a saperne di più non solo sui tempi dei soccorsi, ma sulla loro qualità. Certo è che l’esito dell’autopsia ha colto di sorpresa gli stessi inquirenti, soprattutto perché i commenti "a caldo" di diversi medici intervenuti sul posto raccontavano di una morte "sul colpo". Ora si sa che non è andata così. Questa novità farà definitivamente decollare l’inchiesta della procura per omicidio colposo, per ora contro ignoti.

Nei prossimi giorni, i magistrati Cristina Tedeschini e Valentina D’Agostino interrogheranno (insieme agli agenti della Digos) tutto il personale medico che è intervenuto in soccorso del ragazzo e ricostruiranno la vicenda nei minimi dettagli. Sebbene siano ancora accese e in primo piano le polemiche sulla vicenda dell’automobile della polizia municipale parcheggiata in divieto di sosta – quella che ha ostacolato per alcuni minuti l’accesso dell’ambulanza allo stadio durante i soccorsi – per il momento il caso resta un fatto "secondario" per l’inchiesta: questo perché il primo soccorso al giocatore è stato portato dal personale a bordo del campo. Intanto, il collegio disciplinare del Comune di Pescara ha attivato nei confronti del vigile responsabile un procedimento disciplinare. Sono previsti un contraddittorio con processo interno e una sanzione disciplinare, che va da una sospensione minima di undici giorni fino a un massimo di sei mesi. La decisione sarà presa il 7 maggio. Fino a quella data l’ufficiale della polizia municipale non sarà in servizio: si è autosospeso.

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Commenti

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  1. Scritto da PIO

    quante polemiche inutili..
    rispettiamolo

  2. Scritto da Diego

    Sig. Naggio, forse alle parole del sig. Pinotti posso aggiungere un piccolo contributo. NON è il soccorritore che decide se far funzionare o meno il DAE (defibrillatore), una volta applicate le piastre sul paziente (e semmai, è questo da chiarire, cioè se le piastre sono state applicate o meno, ma credo proprio di si) è appunto il DAE a comandare al soccorritore se erogare la scarica o no, a seconda dei casi così ben descritti dal sig. Pinotti.

  3. Scritto da sergio

    Buongiorno,

    concordo sul fatto che l’articolo citato non corrisponda a verità: come possono dire che non sapevano ci fosse un defribrillatore quando nella galleria fotografica del teirreno(http://iltirreno.gelocal.it/foto-e-video/2012/04/14/fotogalleria/piermario-morosini-il-dramma-e-i-soccorsi-1.4065253?p=9) alla foto 10 di 21 si vede chiaramente sotto le ginocchia dei soccorritori la valigetta gialla APERTA del defibrillatore?

  4. Scritto da Cris

    Concordo completamente con quanto detto da Narno Pinotti, il defibrillatore automatico (DAE) scarica solo se rileva attività elettrica, in caso di asistolia non si attiva perché non sarebbe di nessuna utilità. Ad ogni modo da questa foto http://www.lettera43.it/cronaca/pescara-dramma-in-campo-morosini-a-terra_4367547338.htm si vede chiaramente che il defibrillatore era lì – aperto – in parte al povero ragazzo, e non credo fosse lì per bellezza….

    1. Scritto da Il Naggio

      Marco De Francesco, il paramedico occorso sul campo di gioco pochi attimi dopo che Morosini crollasse a terra, ha infatti raccontato a Rete8 che il defibrillatore in suo possesso era acceso e pronto all’uso, ma che è stato il medico del Livorno Porcellini, il quale stava assistendo il calciatore, a impedirgli di usarlo. Secondo il paramedico, ”durante il massaggio cardiaco il ragazzo presentava un polso carotideo, e sputava la cannula dell’ambu, quindi era vivo…”

  5. Scritto da mario59

    Non è da escludere che durante la fase del soccorso al povero ragazzo, siano stati commessi degli errori…però non mi pare giusto e tanto meno rispettoso, innescare polemiche senza nemmeno conoscere i fatti, quando chi di dovere avrà fatto chiarezza sull’accaduto, solo a quel punto, se qualcuno avrà sbagliato, si potrà anche esprimere il proprio pensiero in merito. Ora credo sia meglio il silenzio e il rispetto.

  6. Scritto da Tino

    giusto non innescare polemiche sulla tragedia, ma se non vogliamo che si scatenino giudizi da non competenti, giornali e blog news evitino di scrivere con leggerezza titoli del tipo “c’erano 3 defribrillatori e non sono stati usati” … a chiarezza risponde chiarezza, altrimenti la polemica è certa, almeno in Italia e vieppiù nel mndo calcistico che vive di polemiche …

  7. Scritto da Giulia Abazi

    I medici dei campi di gioco devono essere tra i migliori, non degli incompetenti. Siamo sconvolti, increduli a quello che è accaduto. Perché a lui, perché un ragazzo così giovane…non bastava la sua sfortuna, la sua tristezza?

  8. Scritto da Pa

    Si è anche detto che il cuore non aveva attività elettrica, e l’ha detto il soccorritore il giorno dopo il tragico evento.
    Come noto, il defibrillatore non funziona se prima non rileva attività elettrica, anche se debole.

    Inoltre, la frase relativa al corpo che è stato “riconsegnato alla famiglia” forse avrebbe potuto essere evitata per una questione di delicatezza, data la serie di tragedie che ha colpito la famiglia del povero Piermario.

    Forse la chiarezza deve arrivare anche dai giornalisti, oltre che dai medici.

    1. Scritto da Tizi23

      Condivido, di fronte a un lutto certe polemiche veramente sono di basso livello…”Rispetto”…una parola ormai sconosciuta alla stampa….

  9. Scritto da IIl Naggio

    allora i casi sono 2
    1) il defibrillatore non serve a niente (cosa molto impobabile a mio parere)
    2) Piermario è stato soccorso da degli incompetenti,
    vogliamo chiarezza.

    1. Scritto da Narno Pinotti

      Gentile Naggio, incompetente è chi parla con sicumera di ciò che non sa. Il defibrillatore depolarizza il muscolo cardiaco, ma eroga la scarica solo se rileva un «ritmo defibrillabile», ossia un tipo di attività elettrica del cuore a cui la defibrillazione può portare beneficio: tipicamente la fibrillazione e la tachicardia ventricolari (85% circa dei ritmi di esordio). Se il cuore è del tutto privo di attività elettrica (asistolia) il defibrillatore non agisce. Quanto ai soccorritori incompetenti, perché non fa Lei per primo un bel corso di primo soccorso? Un soccorritore in più è meglio.

      1. Scritto da Il Naggio

        Grazie per l’informazione (ammetto la mia ignoranza in materia).
        Però i casi sono sempre 2.
        1)il defibrillatore è stato usato ma inutilmente (quindi l’articolo è stato scritto da cani e non corrisponde alla realtà dei fatti)
        2)il defibrillatore non è stato usato (l’articolo corrisponde e i soccorritori non erano preparati)

        E’ qui che si deve fare chiarezza.