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Curtis Stigers, chi è costui? Uno da 4 stelle, fidatevi

L'invito di Brother Giober stavolta è pieno di calore: ascoltate "Let's go out tonight" è un disco non facile, ma splendido. In sintonia con i suoni di Curtis Stigers la play list della settimana: vorrei la pelle nera.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

ARTISTA: Curtis Stigers

TITOLO: Let’s Go out Tonight

GIUDIZIO: ****

Fidatevi: per una volta tanto date retta a chi vi scrive, perché sono certo che pochi conoscono questo cantante. Mi rendo conto che 20 euro non sono pochi, ma almeno ascoltate l’anteprima da I.Tunes e poi, se vi piace, comprate il cd perché è uno di quelli da conservare gelosamente.

Ma andiamo con ordine. La prima volta che ho incontrato Curtis Stigers è stato la bellezza di 21 anni fa: era l’opening act di un artista, forse James Taylor ma non ricordo con esattezza. E non ricordo neppure il teatro, forse il Manzoni a Milano. Ma ricordo perfettamente lo show del “nostro”: 45 minuti trascinanti fatte di canzoni intrise di soul, cantate con convinzione e trasporto da questo giovanotto che, allora, sembrava più un attore hollywoodiano che non un innamorato della Stax e della Motown.

Fu così che andai a comperare il suo primo omonimo disco che ritraeva lui in copertina e le buone impressioni del concerto furono confermate dal contenuto del vinile.

Persi le sue tracce per molti anni immaginandolo girovago in qualche club minore di New York a cantare vecchi standards soul e invece, oggi, me lo ritrovo tra le recensioni del “Busca” in una delle ultime pagine relegato alla categoria rock. Leggo la recensione e oramai un po’ di naso me lo sono fatto: il “Busca” gli dà tre stelle e mezzo e Curtis Stigers non è una creatura di Carù. In effetti la lettura della recensione conferma il mio sospetto: è particolarmente positiva. Probabilmente se si fosse chiamato “Van Stigers” o qualcosa di simile e fosse stato irlandese avrebbe avuto almeno una stella in più.

E così compro il cd: bellissimo! Curtis Stigers non fa più la stessa musica degli esordi. Non più soul e rhythm and blues ma qualcosa di molto più pacato, introspettivo, notturno, rarefatto. L’atmosfera generale del disco in alcuni momenti è quella di Coney Island Baby di Lou Reed, ma vi sono alcuni richiami anche ai primi lavori di Tom Waits e all’ultimo disco di Leonard Cohen, Old Ideas. Anche in questo caso si tratta di pezzi scritti e interpretati in origine da altri artisti che hanno frequentato e, in alcuni casi, lo fanno ancora i territori del blues, del soul, del country e anche del pop.

Curtis Stigers non è più l’indiavolato performer innamorato della musica soul: ha tagliato i capelli, ha indossato gli abiti del crooner e mandato a memoria le movenze e lo stile di Tony Bennett, pulendolo di ogni eccesso.

Avrete quindi capito che si tratta di un disco non facile, ma suonato e cantato splendidamente la cui riuscita è, senza alcun dubbio, merito anche del produttore Larry Klein, noto, oltre che per meriti professionali, anche per essere stato marito di Joni Mitchell. Uno quindi che di musica se ne intende, che conosce i musicisti migliori, che frequenta gli autori di maggior spessore.

Così le canzoni scelte non sono famose a parte un paio e, ad eccezione di Bob Dylan, gli autori, pescati ora nel songbook americano ora in quello inglese, pur autorevoli, sono spesso noti solo ad una circoscritta e limitata fascia di pubblico.

Il disco ha inizio proprio con un canzone del grande Bob: Things Have Changed (scritta per una colonna sonora di un film titolato Wonder Boys) ha un andamento bluesato ed è cantata con voce roca dal nostro; in alcuni passaggi potrebbe essere un brano interpretato da Mark Knopfler. L’assolo di tromba nel mezzo del brano richiama le atmosfere fumose e alcoliche di alcuni malfamati night dell’America degli anni ’50. Grande inizio.

Ci si è appena ripresi dallo shock ed ecco iniziare la seconda canzone Evreryone Loves Lovers di David Poe, un cantautore newyorkese a me sconosciuto. Beh, la canzone è meravigliosa e l’interpretazione all’altezza. Il sottofondo fornito dalla sezione di fiati e l’assolo di sax nel mezzo del brano rendono il tutto di grande bellezza.

Cambia leggermente il registro con la successiva Oh How It Rained composta da Eddie Floyd e Steve Cropper (il chitarrista di The Blues Brothers) e compagno artistico di Booker T.. Qui l’atmosfera è fortemente bluesata e sa di New Orleans, di riti Voodoo.

Goodbye è una grande canzone di Steve Earle che Curtis Stigers rifà alla sua maniera: grande atmosfera, tromba e tastiere in evidenza con il Tom Waits del disco di esordio nel cuore. Una grande interpretazione di una canzone già bellissima.

Into Temptation è un brano tratto dal repertorio di Neill Finn, leader dei Crowded House. La canzone, dall’andamento più tradizionale rispetto al resto del disco, si fa apprezzare per la bella melodia e per la solita presenza della tromba che dà al brano grande suggestione.

This Bitter Earth è invece una canzone di Otis Clyde : avvolgente, rarefatta è caratterizzata dalla presenza di una bella slide e dal solito assolo di tromba che ci riporta alle atmosfere di tanti anni fa introducendoci ad uno degli apici del disco: Waltzing’s For Dreamers è un brano di Richard Thompson dall’andamento lento, compassato. Anche in questo brano il riferimento potrebbe essere il primo Tom Waits, ma probabilmente il nostro ha ascoltato anche Blue River di Eric Andersen e se ne è innamorato.

Hayes Carll è un artista noto negli ambienti country: la sua Chanches Are è resa in una versione appena sussurrata, il clima è notturno, la performance vocale assi ispirata.

Segue Jeff Tweedy, degli amati Wilco, con la sua You are Not Alone, intima, confidenziale, dove Curtis dà prova delle sue capacità di crooner. Qui, in luogo della tromba, sono la chitarra e il sax a pennellare note di pura emozione.

Chiude il lavoro il brano che dà il titolo al disco che è scritto da Paul Buchanan: qui siamo dalle parti dei Blue Nile o di Sakamoto (Forbidden Colours): il clima è tanto rarefatto da far sembrare il tutto sospeso ed è possibile assaporare sino in fondo le note della tromba, del piano e il cantato quanto mai partecipe. Emozione pura.

Cala così il sipario su un gran bel disco che, come detto all’inizio della recensione, merita la vostra attenzione e il vostro ascolto. Quattro stelle e passa! Una vera sorpresa. Il 2012, musicalmente, fino ad oggi ci ha regalato grandi soddisfazioni.

Brother Giober

SE NON TI BASTA ASCOLTA ANCHE:

Ry Cooder– Bop Till Your Drop

Lou Reed – Coney Island baby

Leonard Cohen – Old Ideas

ALTRO (dischi dimenticati, nascosti e meritevoli di menzione, oppure no)

Patti Smith – Horses ***** Questo è il primo disco inciso dalla sacerdotessa del rock, come un tempo veniva chiamata l’interprete, ed è uno di quei lavori che dovrebbe essere presente in ogni collezione di vinile o di cd che si rispetti. Qui troverete la sintesi perfetta di tutto quello che sino ad allora si era suonato: rock, reggae, blues, psichedelia e chi ne ha più ne metta. Ma soprattutto c’era lei, con la sua voce sofferta, con la sua anima. Dalla rilettura di Gloria a Redondo Beach a Free Money qui incontrerete la perfetta sintesi della cultura di un’epoca.

Paolo Conte – Concerto live@RSI **** Tra le novità di questa settimana di I.Tunes c’è anche questo bel concerto dell’amato Paolo registrato alla TV svizzera nel 1988 dove vengono riproposte alcune delle sue più belle canzoni. Siamo nel periodo di massima ispirazione, durante il quale i concerti erano delle vere e proprie dimostrazioni di bravura. Jazz, Calipso, swing, rumba, ritmi latini, reminescenze francesi: c’è proprio tutto. Perfetto per un triste pomeriggio piovoso di domenica e senza serie A di calcio.

Paul Weller: Sonik Kicks ** Ahi, Ahi, Ahi uno dei miei preferiti in assoluto, stecca con un disco pretenzioso, uno di quelli dove c’è di tutto un po’ all’insegna del dimostrare la capacità di poter frequentare qualsiasi stile. Purtroppo stride per un vecchio fan come me la presenza insistita dei sintetizzatori e dei suoni artificiali. Speriamo il nostro torni al più presto al rock e al soul. Un passo falso, per tutto quello che hai fatto ad oggi, te lo perdoniamo vecchio Paul!

PLAY LIST: Vorrei la pelle nera

Daryl Hall and Joan Oates – I Can’t Go for That

Robert Palmer – Every Kinda People

Simply Red – Holding Back the Years

Joe Cocker – With a Little Help from My friends

Janis Joplin – Me and Bobby McGee

Van Morrison – Tupelo Honey

Curtis Stigers– I Wonder Why

Style Council – Shout to the Top

Michael Bolton – Soul Provider

Teena Marie – Portuguese Love

Commenti

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  1. Scritto da Nunzio

    Nonostante la mia vasta conoscenza musicale, alcuni brani erano a me sconosciuti, accidenti il disco è bellissimo, oramai è parte di me, io adoro Curtis, e stavolta è strabiliante, grande merito a Larry per la produzione, complimenti per la recensione, continua così….Nunzio

  2. Scritto da Eliodoro

    Bella recensione, avrei aggiunto che si sente anche una bella eco del grande J. J. Cale. Saluti e buone cose.
    Elio