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E’ stato giusto fermarsi davanti a una tragedia che ha colpito tutti

Il ricordo di Piermario Morosini nelle parole di Luciano Passirani: "La morte ha colpito, cruda e improvvisa, senza guardare in faccia a nessuno".

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di Luciano Passirani

Faccio più fatica del solito ad arrabattarmi nello scrivere qualcosa di fronte ad una tragedia che ha colpito tutti, quando forse vorrei prevalesse il silenzio, quello delle persone oneste e giuste, proprio perché Piermario apparteneva a questa categoria di persone. Vi prego di credermi, non è retorica. Aggiungere il mio commento alla morte di un ragazzo della nostra terra diventa ancor più struggente, proprio perché la morte, quando colpisce cosi cruda e così improvvisa, non guarda in faccia a nessuno.

E infatti non ha guardato al sorriso del ragazzo, non ha guardato alla condizione della sorella ora rimasta ancor più sola: la morte non guarda anche se viene a prendere uno che con la sua professione non ci ha scommesso, uno che non faceva storie anche se, di proprietà dell’Udinese, per giocare doveva passare da Bologna, Vicenza, Padova e Reggio Calabria. Come a gennaio quando aveva accettato di andare in prestito a Livorno, perché l’importante era giocare, con un occhio discreto sempre verso casa dove tornava d’estate, all’oratorio del Monterosso, per dare una mano al centro ricreativo, non certo Ibiza o altre spiagge dorate frequentate da altri colleghi. Perché per chi non lo ricordasse Piermario Morosini, classe 1986, era cresciuto tra i borghi storici di Bergamo, dal Monterosso a Borgo Santa Caterina: un sottile filo univa la sua originaria residenza in Via Tremana, appena al di fuori della curva Pisani, al borgo dove aveva conosciuto la fidanzata Annina, ma calcisticamente sappiamo che nasce con la maglietta della Polisportiva Monterosso, prima di consacrarsi calciatore e uomo nei dieci anni trascorsi con tutte le maglie del settore giovanile dell’Atalanta.

Questo era Piemario, "un altro angelo volato via". Sono parole di Mascara, giocatore del Novara, le faccio mie perché sono le più semplici che ho ascoltato in questi giorni. Ho un grande rammarico, quello di non averlo conosciuto personalmente, ma mi fido della saggezza non solo calcistica di Giacomo Randazzo quando dice che le tragedie familiari che aveva subito gli avevano tolto qualcosa perché calcisticamente era un talento, una spanna superiore agli altri come aveva dimostrato all’Europeo con la Under 21 della quale era il regista vero, quello che detta i tempi, con ordine e semplicità come lo era nella vita di tutti i giorni. Così è stato giusto fermarsi, bloccare tutti i campionati, tutti d’accordo almeno fino a domani.

Qualcuno riesce ad avere qualcosa di speciale anche quando muore, Piermario aveva anche questo, così riesco a spiegare il minuto di silenzio prima delle partite di Real e di Barcellona, come l’immediata iniziativa dell’Udinese di dare vita ad un conto corrente sottoscrizioni a favore della sorella rimasta ora sola con i suoi problemi fisici. Ciao Piermario, oggi proprio non ho voglia di parlare di altre storie del calcio di tutti i giorni, perché per morire a vent’anni ci vuole tanto, troppo coraggio e Tu ci hai dimostrato di averne fin troppo nella tua breve quanto travagliata esistenza.

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Commenti

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  1. Scritto da paolo brescia

    La sospensione del calcio nazionale ha portato tutti i riflettori sulla vita privata della famiglia, sulla morte dei genitori, sul suicidio del fratello, sulla disabilità della sorella.
    Penso che il calcio giocato avrebbe impedito questa brutale violazione dell’intimità.

  2. Scritto da PIO

    che si ricordino di sua sorella che ha bisogno di essere seguita spero non la rinchiudano in un istituto facile dimenticarsi di chi è debole e ha bisogno.
    parlo per esperienza.

    CIAO

  3. Scritto da Mauro

    Dobbiamo ricordarci che anche le più dolorose tragedie ci insegnano, è riflettendo come era il “MORO” cioè il suo modo di essere che potremmo imparare a essere “UOMINI”
    Ciao Campione di vita e di professione

  4. Scritto da Vittorio

    L’unica cosa che secondo me stride e’ che si ferma giustamente tutto il calcio per la morte di un uomo di 25 anni mentre quando muore d’infarto un muratore di 25 anni non si fermano i cantieri italiani.Perche’?

  5. Scritto da Luca Brambilla

    La storia dell’umanità è cotellata di morti che sembrano giuste e/o ingiuste, piace pensare che gli Angeli siano così belli che Dio li chiama e li tiene stretti a sè e questo ragazzo ora di sicuro è lì.
    Con profonda commozione.

  6. Scritto da MARCO

    Ricordiamoci di questi momenti importanti tutte le volte che ci sarà da “discutere” per un fallo o un rigore non dato.Le cose importanti nella vita sono ben altre.

  7. Scritto da solodea

    un articolo da “signore”, e grazie per non aver parlato di calcio in un momento come questo perchè oso sperare sia un argomento che non sia mancato a nessuno. Il calcio è un gioco mentre la vita non lo è, e dobbiamo rispettarla soprattutto se ci soffermiamo a pensare come Piermario l’ha vissuta o … subita..