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A Piazza affari non bastano le riforme di Monti

In assenza degli agognati provvedimenti di riduzione degli sprechi pubblici e di incentivazione del mercato del lavoro; senza la rimozione delle trappole di crescita e mancanza di flessibilità del lavoro, l’economia non riparte, il debito non è sostenibile, gli investitori ritirano i fondi...

C’è da augurarsi che in Borsa martedì 17 vada meglio di venerdì 13.

La Borsa è in ribasso da quattro settimane consecutive sicchè diventa probabile un rimbalzo la cui intensità suggerirà qualche cosa di più preciso sulle prospettive del mercato.

In Spagna ed in Italia la debolezza dei titoli di Stato e per contagio delle azioni bancarie, rischia di spingere i listini ai minimi di novembre; per entrambi gli Stati il problema sul tappeto è la sostenibilità del rimborso dei propri debiti pubblici nei prossimi anni anche alla luce dell’avvertimento lanciato dalla Bce nell’ultimo bollettino economico quando osserva come sia indispensabile, ai fini della stabilità finanziaria in Europa, un rapporto tra debito sovrano e Pil largamente inferiore al 60% nel 2020.

Spagna e Italia, pur in situazioni differenti giacchè il debito iberico è all’80% con disoccupazione al 25% e deficit di bilancio oltre il 5%, mentre in Italia il debito è 120% con deficit prossimo allo zero, vengono ritenute gli anelli deboli della catena comunitaria, laddove le tensioni rischiano di far saltare la stabilità dei conti. In entrambi i casi i mercati percepiscono un rischio di sostenibilità del debito e preferiscono posizionare altrove i propri soldi; la speculazione in senso stretto approfitta della debolezza dei due mercati vendendo anche allo scoperto, cioè senza materiale possesso dei titoli, ritenendo possibili ulteriori ribassi soprattutto dei bancari.

In verità un debito pubblico stabilmente superiore al 90% del Pil (la Spagna ci arriverà con probabilità nel giro dei prossimi anni) comporta notevoli freni alla crescita economica del paese a causa dell’eccesso di pressione fiscale, essendo il debito pubblico l’altro nome che si dà alle imposte future necessarie al suo pagamento. Le tasse prelevate dalle tasche delle imprese e dei cittadini sono sottratte a destinazioni di investimento e consumo che, sole, permettono alla ruota economica di girare, essendone il volano primario; quanti siano gli sprechi od anche le diseconomie pubbliche è sotto gli occhi di tutti ed a poco giova la tesi, peraltro falsa, di chi sostiene che la mano pubblica quando assume o spende, in realtà favorisce la crescita dell’economia.

L’economia viene favorita solo quando la spesa pubblica ha una destinazione direttamente produttiva ed armonica allo sviluppo dell’economia nazionale, aspetto che manca, a solo titolo d’esempio, nell’assunzione di migliaia di forestali in Calabria o col mantenimento per anni di cassaintegrati costretti (molte volte anche per convenienza) ad invecchiare senza prospettiva di lavoro futuro o facendo, in parallelo, un lavoro in nero.

Il problema del disavanzo della pubblica amministrazione è vecchio quanto gli Stati ed ha sempre avuto come finanziatore occulto l’inflazione e la conseguente svalutazione con perdita di potere d’acquisto della moneta; Principi e Papi medicavano il problema sostituendo l’oro con piombo al cuore delle monete, cosicché più il debito pubblico cresceva meno oro c’era nelle monete. Al termine del ciclo, finanza di natura straordinaria, normalmente la guerra, provvedeva alla cancellazione del debito.

Oggi senza possibilità di sostituire l’oro nelle monete né tantomeno utilizzare svalutazioni ‘competitive’che favoriscono il commercio con l’estero ma deprimono il potere d’acquisto ed i consumi interni, siamo costretti a pagare di tasca tasse ed imposte.

Queste riflessioni trovano sintesi nella dinamica dei prezzi dei nostri mercati. Dunque la Borsa italiana pare non ritenga sufficienti le pur importanti riforme pensionistiche del governo Monti, accompagnate da forti prelievi anche di natura patrimoniale (come chiamare altrimenti l’Imu) ma in assenza degli agognati provvedimenti di riduzione degli sprechi pubblici e di incentivazione del mercato del lavoro; senza la rimozione delle trappole di crescita, sprechi e mancanza di flessibilità del lavoro, l’economia non può ripartire, il debito pubblico non appare sostenibile, gli investitori ritirano i loro fondi, i tassi d’interesse volano, le imprese muoiono, la disoccupazione (vera) aumenta, i consumi precipitano e così si avvita la spirale negativa.

In altre parole l’obiettivo che vogliono i mercati è l’aumento del Pil cui taluni politici pensano di arrivare stimolando la ‘piena occupazione’ ma che la storia insegna, è raggiungibile solo con la ‘produzione totale’ che significa competitività a cui si arriva anche con la diminuzione degli sprechi pubblici. Alla ‘produzione totale’ si accompagna la piena occupazione, che è occupazione vera, non temporanea né elemosina di Stato, e come effetto stabile, la crescita dell’economia. I mercati oggi riflettono su questi concetti, cioè sul nostro futuro.

Jt

Commenti

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  1. Scritto da annalia

    monti sembra sempre di più a frankestein…

  2. Scritto da La verità fa male

    Detto che la politica fiscale del governo Monti è scellerata e che prima si va a votare meglio è per tutti, per onestà si deve dire che quello che accade in Borsa è MERA SPECULAZIONE, alimentata dai giochi di potere e dall’avidità della finanza internazionale. Le grandi banche di affari che menano le danze e manovrano gli spread a loro piacimento lo fanno solo per guadagnare loro stesse e far guadagnare i loro grandi clienti (dei quali spesso sono azioniste, in barba al conflitto di interesse) e a questi speculatori non frega nulla se Monti aumenta le tasse o se fa la riforma del lavoro. Il sistema collasserà da solo, anzi, vi sono segnali che sta già collassando

  3. Scritto da Arianna

    Senza avere una laurea in economia la maggior parte dei cittadini la pensa come è ben descritto in questa notizia. Possibile che il nostro governo non riesca a vedere nulla oltre all’aumento delle tasse …sono talmente ottusi da proseguire in un’unica direzione che non porta a soluzione. Se devono tirare avanti solo per arrivare alle prossime elezioni è meglio che mollino subito !!!!!

    1. Scritto da Edoardo

      Monti aspetta ansiosamente che gli dai suggerimenti , possibilmente dicendogli dove prendere i soldi.

      1. Scritto da Arianna

        Allora non ha letto bene l’articolo di cui sopra, oltre a me ci sono un sacco di persone che possono dare dei consigli utili. Il problema e’ che non abbiamo dei partiti che ascoltano i cittadini, loro sono occupati a pensare a come salvare i loro stipendi e i rimborsi . Non sia mai che i partiti restino senza finanziamenti…tocca ai contribuenti fare i salti mortali per mantenerli…

      2. Scritto da La verità fa male

        Monti non ha bisogno dei suggerimenti di nessuno perchè sa benissimo dove prendere i soldi, visto gli incredibili sprechi della spesa pubblica; c’è solo l’imbarazzo della scelta. La questione di fondo, ipocrisie “politically correct” a parte, è semplice: esiste la volontà politica di farlo prima delle elezioni del 2013? Se la risposta è SI, ESISTE LA VOLONTA’ DI INIZIARE A TAGLIARE GLI SPRECHI allora vada avanti per decreto legge, se ne infischi delle proteste e metta la fiducia. Se la risposta è NO, BISOGNA TASSARE TASSARE E ANCORA TASSARE allora meglio finirla qui e andare a elezioni anticipate, almeno avremo un governo legittimato dal voto popolare che potrà agire

  4. Scritto da gio

    perche pensano solo a derubare le tue tasse come vedi fanno a gara da decenni , e solo gli idioti possono rivotarli

  5. Scritto da RENATO

    PERCHE’ DI FRONTE A TANTA EVIDENZA I NOSTRI RAPPRESENTANTI NON MUOVONO LE CHIAPPE E FANNO QUALCOSA PER IL BENE DELL’ITALIA?