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Roncobello, passato feudale: ‘il Castello’ ghibellino fotogallery

Nuova tappa di "A spasso tra i reperti", la rubrica che rivela i siti e le curiosità archeologiche sparse sul territorio bergamasco grazie all'impegno degli archeologi Daniele Selmi e Cristina Salimbene. La meta del viaggio di oggi è Roncobello.

Nuova tappa di "A spasso tra i reperti", la rubrica che rivela i siti e le curiosità archeologiche sparse sul territorio bergamasco grazie all’impegno degli archeologi Daniele Selmi e Cristina Salimbene. La meta del viaggio di oggi è Roncobello.

 

Sulla sommità di una collinetta tra la frazione di Bordogna e il centro di Roncobello, lungo una mulattiera, nota come via delle Scale, sono ancora visibili i resti di un fortilizio appartenuto alla famiglia Fondra di Bordogna, che, su diretta concessione del vescovo, possedeva qui un ampio feudo a partire dal 1148. La genesi ecclesiastica del suo potere, però, non le ha impedito di schierarsi nei secoli successivi dalla parte dei ghibellini bergamaschi nella lotta contro i guelfi sotto la guida di Lorenzo Triacha.

Le indagini archeologiche condotte all’interno dell’edificio hanno consentito di individuare due fasi costruttive: alla prima appartengono le strutture rinvenute all’interno di due saggi di scavo. Nella zona sud, all’interno di un’area di 80 mq, sono stati messi in luce parzialmente diversi muri in pietra e malta, che definiscono una struttura abitativa, di cui si distingue chiaramente un ambiente rettangolare con pavimento in malta: si è conservata nell’angolo sud-ovest una soglia di passaggio a un altro ambiente ormai demolito, mentre nell’angolo opposto, a nord-est, è stato rinvenuto un pozzetto in pietra che si collega a una cisterna sottostante scavata nella roccia. All’interno del secondo saggio di scavo nell’area nord sono emerse altre strutture in pietra perfettamente allineate con le prime.

Questo edificio, con funzioni abitative, viene datato a non oltre il XII, secolo in cui viene infeudata la famiglia Fondra; ma è possibile anche che fosse più antico e appartenesse a un altro clan. In una seconda fase si assiste a una totale demolizione e obliterazione di tutti i muri: al loro posto viene costruito un fortino costituito da una cortina pentagonale, rastremata a nord, che termina sul lato est con due torrette quadrangolari. L’area interna, ovale, copre una superficie di 650 mq, suddivisa in due zone tramite un muro divisorio est-ovest: vi si accede con un ingresso collocato a sud-est.

Il fortilizio, da cui deriva il toponimo della collina “il Castello”, ha molto probabilmente funzioni di avvistamento nel punto che costituisce l’unico accesso alla Valle di Fronda. Infine, nel corso del XV secolo, contestualmente al dominio dei veneti, l’edificio viene smilitarizzato e progressivamente abbandonato.

 

Daniele Selmi

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