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“Arte povera in città” Gran finale di una mostra

Tra capitelli romanici e colonne da cui pendono quattro campane di Jannis Kounellis ha preso il via ufficialmente l’esposizione "Arte povera in città", dislocata su varie sedi: Chiostro di S. Agostino, Porta S. Giacomo, Piazza Vecchia e Palazzo del Podestà, Ex Ateneo, Chiostro di San Francesco.

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Il tempo incerto non è riuscito a boicottare l’inaugurazione della mostra Arte povera in città che si è tenuta la sera di venerdì 5 aprile, sotto il loggiato di Palazzo della Ragione, alla presenza di un pubblico curioso e interessato, anche se non numeroso come l’evento faceva presagire.

Nella splendida cornice di arcate, capitelli romanici e colonne da cui pendono quattro campane di Jannis Kounellis sono intervenuti gli organizzatori e i curatori della rassegna per dare ufficialmente il via all’esposizione, dislocata su varie sedi – Chiostro di S. Agostino, Porta S. Giacomo, Piazza Vecchia e Palazzo del Podestà, Ex Ateneo, Chiostro di S. Francesco.

Dopo l’introduzione del Presidente della Gamec Mario Scaglia, che ha sottolineato l’efficacia del lavoro di squadra per raggiunge scopi ambiziosi, l’Assessore alla Cultura del Comune Claudia Sartirani ha ribadito il contributo fattivo di Bergamo al lavoro di rete tra i maggiori musei italiani per la realizzazione di questo grande progetto espositivo: “E’ stata una collaborazione corale che ha visto intrecciarsi in città le disponibilità e gli interventi di Gamec, Comune, Cobe, Università, Fondazione Bergamo nella Storia”.

A illuminare il senso e le tappe del percorso espositivo ci hanno pensato i curatori. Giacinto Di Pietrantonio (che ha aggiunto il ringraziamento a Mirella Maretti dell’Ufficio Cultura “prezioso anello di congiunzione tra Gamec e Comune”) ha passato in rassegna le opere in mostra tra cui “le campane di Kounellis collocate non a caso a metà tra Piazza Vecchia simbolo del potere politico e Piazza del Duomo simbolo del potere religioso, l’opera alambicco di Gilberto Zorio, la stella pozzo che ha una sua pendolarità nel rapporto uomo-cosmo, il lavoro di Paolini che serba traccia del vissuto bergamasco dell’autore con un’immagine di lui bambino davanti alla sua casa in zona Piazza Pontida”.

Germano Celant ha voluto ricordare la specificità di questo appuntamento bergamasco. “Questo è il gran finale di un tour che ha richiesto due anni di lavoro e si è svolto in sette città.

L’idea qui era di interagire con una città eccezionale, per diffondere l’energia accumulata in otto mostre mettendola a disposizione del grande pubblico non solo attraverso il ticket di un museo. Ma è un gran finale molto sottile, intimo e riservato, non invasivo rispetto a una città di straordinaria bellezza e storia”.

Da ieri sera è inoltre visibile in Gamec fino al 25 aprile la personale di libri d’artista di Maura Cantamessa che, come ha precisato Maria Cristina Rodeschini “accompagna col suo segno inciso le parole di artisti, autori, cantautori, tra cui i versi delle canzoni di Fabrizio De André”.

Stefania Burnelli

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Commenti

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  1. Scritto da paolo

    Che …. pazzesca spacciare l’arte per arte povera con il suffragio mentale dei materiali poveri… ogni materiale è povero, si illuimina nelle mani sapienti di artisti illuminati, e di sti tempi di artisti illuminati non ce ne sono, altresì abbondiamo di steccaroli e proffessanti arte sicuramente ecopoliticizzati sotto mentite spoglie del dolore dell’umanità vagante e piagata. Ma da che mondo e mondo l’umanità è vagante e piagata ma per questo serve il sacrificio pascali non l’arte. Tutto il resto è buffonata strapagata.
    Ps. chissà se i pseudo artisti seguono il filo del discorso o prefersicono la sottile linea bianca…

  2. Scritto da steno

    sarebbe bello sapere quanto ha speso il comune per questa mostra

    1. Scritto da il prossimo

      Eccolo!!! Immancabile come l’influenza invernale!!! Ma come ci siamo ridotti a sospettare sempre, a mettere sempre in evidenza il danaro come unico mezzo e unico fine a tutto. Si goda la mostra in pace che al mondo non ci sono solo i Belsito!

      1. Scritto da susanna

        bè, non mi sembra illegittima come domanda – la celebrazione di S ALessandro è costata l’iradiddio, non so con quanto ritorno … si spera questo evento abbia un adeguato riscontro

        1. Scritto da Criticoni disinformati

          No, illegittima mai, ognuno può esprimersi ma le banalità e le frasi senza senso e senza un minimo di informazione lasciano il vuoto che esprimono. I senza idee dell’opposizione hanno già provato a far figuracce chiedendo quanto è costata la manifestazione del Patrono tra l’altro vista da migliaia di persone. Purtroppo per loro la risposta è: al 95% pagata dagli sponsor. Come l’Arte Povera. Non vi piace? State a casa.Guardate la televisione. Godetevi i nipoti. Ma costruitevi una credibilità con critiche costruttive!

  3. Scritto da enzo

    per chi non ha mai visto le opere dell’Arte Povera è una mostra da vedere. Per chi già le conosce, splendido ZOrio nella cisterna

  4. Scritto da fulviux

    la stella di ZOrio è superlativa, anche BOetti merita