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Solo Carlo Pesenti e Merloni restano nel cda della Rcs

Novità sui vertici della Rcs Mediagroup che edita il Corriere della Sera: degli attuali azionisti restano in consiglio solo il bergamasco Carlo Pesenti e il presidente di Ariston Thermo Paolo Merloni.

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Novità sui vertici della Rcs Mediagroup che edita il Corriere della Sera: degli attuali azionisti  restano in consiglio solo il consigliere delegato di Italcementi, il bergamasco Carlo Pesenti e il presidente di Ariston Thermo Paolo Merloni. 

Ecco come racconta le novità lo stesso Corsera.

Cambiamenti in vista per i vertici di Rcs Mediagroup, società editrice del Corriere della Sera, il cui patto di sindacato si è riunito mercoledì a Milano allo scopo di designare il nuovo consiglio di amministrazione da proporre all’assemblea dei soci, in programma il 2 maggio.

LE NOVITA’ – Secondo quanto emerso dalla riunione del patto (che controlla il 63,5% della casa editrice), dal quale è uscito il patron della Tods Diego Della Valle, i soci di controllo hanno deciso di avviare un deciso cambiamento della governance riducendo il numero dei membri del consiglio di amministrazione da 21 a 12 membri con una larga presenza di consiglieri indipendenti. Il patto Rcs ha deciso di indicare il docente della Bocconi Angelo Provasoli per la presidenza al posto di Piergaetano Marchetti, che resterà in consiglio come indipendente. Entro il giorno dell’assemblea prevista per il 2 maggio prossimo e al termine di una selezione, verrà scelto il nuovo amministratore delegato al posto di Antonello Perricone.

I CONSIGLIERI – Il patto, sempre secondo quanto si apprende, ha anche indicato come consiglieri Luca Garavoglia, Fulvio Conti, Carlo Pesenti, Francesco Merloni, oltre agli indipendenti Andrea Bonomi, Umberto Ambrosoli, Roland Berger, Graziano Molinari, Laura Mengoni Bottani e Giuseppe Vita. A questi si aggiungono il neo presidente Provasoli, il futuro amministratore delegato e il rappresentante dei soci di minoranza. Della Valle, in quanto uscito dal patto, non ha posto nella lista di maggioranza per il consiglio. Fuori dal patto il socio più importante è il re della sanità lombarda Giuseppe Rotelli, con un potenziale 11% di capitale della casa editrice. Rotelli è nel Cda uscente come rappresentante delle minoranze.

DELLA VALLE – «Sono convinto che il Corriere della Sera debba rimanere assolutamente indipendente e rispondere solo ai propri lettori e non a qualche azionista. Se Elkann e Pagliaro hanno idee diverse, farebbero meglio a mettersi il cuore in pace e rendersi conto che i tempi sono cambiati». Il numero uno di Tod’s, Diego della Valle, commenta così, in una nota, la sua decisione di uscire dal patto di sindacato di Rcs. «Su mia richiesta – si legge – il sindacato Rcs ha accettato all’unanimità di farmi recedere dal patto. Il comportamento maldestro e pretestuoso di alcuni dei suoi membri in questi ultimi giorni mi ha spinto con determinazione a richiedere di liberare il mio pacchetto azionario da ogni vincolo». «Bisogna realisticamente prendere atto – prosegue la nota – che nella composizione del patto Rcs ci sono due anime: quella di azionisti che, come imprenditori, a casa loro, sono abituati a competere nei mercati cercando di ottenere sempre i risultati migliori per le loro aziende e quella di altri che vivono lontani dalla cultura dell’impresa e preferiscono ottiche di tipo corporativo di vecchia scuola, senza rendersi conto che il mondo del lavoro e dell’impresa va avanti nella direzione opposta.

MEDIOBANCA – Del tutto diversa la versione fatta trapelare da ambienti di Mediobanca: «Siamo soddisfatti dell’esito odierno in quanto è stato utile delineare una separazione più netta tra proprietà e gestione aziendale ai fini di una maggiore indipendenza e prospettiva di rilancio della stessa. È parso a tutti necessario far evolvere la governance di un’azienda dell’importanza di Rcs verso un assetto più moderno e internazionale evitando istanze personalistiche e favorendo la coesione e la comunanza di obiettivi».

CDA – Si delinea quindi anche il profilo dei nuovi consiglieri di Rcs. Oltre all’ex rettore della Bocconi Provasoli, voluto dai soci per la nuova presidenza, l’elenco delle candidature include dunque anche il presidente uscente Piergaetano Marchetti. Ne fanno parte poi il penalista Umberto Ambrosoli (40 anni), terzo figlio di Giorgio liquidatore della Banca privata italiana. E poi il superconsulente Roland Berger (già oggi in Cda come indipendente), Andrea Bonomi di Investindustrial (47 anni), l’Ad di Enel Fulvio Conti (64 anni), l’Ad di Campari Luca Garavoglia (43 anni), e il presidente di sorveglianza del colosso editoriale tedesco Axel Springer Giuseppe Vita (77 anni), già consigliere di varie società oltre che presidente di Allianz in Italia). Spariscono del tutto i grandi soci: non faranno parte del Cda Rcs nè i vertici di Fiat, nè quelli di Mediobanca, in piena coerenza con la rivoluzione nella governance cercata con determinazione nelle ultime settimane. Degli attuali azionisti, restano in consiglio solo il presidente di Ariston Thermo Paolo Merloni, e il consigliere delegato di Italcementi Carlo Pesenti. Nel nuovo consiglio, che sarà composto da dodici membri, oltre ai dieci nomi già indicati dal patto figurerà anche l’Ad, su cui inizierà ora il confronto tra i soci. L’attesa è, come detto, che venga deciso nelle prossime due o tre settimane, e comunque entro l’assemblea di bilancio del 2 maggio.

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Commenti

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  1. Scritto da Eugenia

    Carlo Pesenti non si era dimesso da altre cariche per meglio seguire la propria azienda ed evitare conflitto di interessi?