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Gli amici di Masiello “Di quattro scommesse vinta solamente una”

Sostengono di essere estranei a tutte le contestazioni accusatorie e si dicono innocenti gli amici di Andrea Masiello, gli scommettitori Fabio Giacobbe e Giovanni Carella, arrestati lunedì dai Carabinieri nell'ambito dell'inchiesta barese sul calcioscommesse.

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Sostengono di essere estranei a tutte le contestazioni accusatorie e si dicono innocenti gli amici di Andrea Masiello, gli scommettitori Fabio Giacobbe e Giovanni Carella, arrestati lunedì dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta barese sul calcioscommesse. L’interrogatorio di garanzia di Giacobbe si è concluso poco fa, dopo oltre un’ora, davanti al gip Giovanni Abbattista, dinanzi al quale compare ora Carella.

I due, secondo quanto hanno anticipato ai cronisti i loro legali, Mario e Carlo Russo Frattasi, hanno detto e diranno al gip di aver fatto complessivamente quattro scommesse in due anni. Tre le hanno perse ed una vinta: Udinese-Bari dopo un gol a grande distanza di Almiron. Hanno inoltre fornito chiarimenti sulla presunta combine di Bologna-Bari del 22 maggio 2011, finita 0-4. A quanto riferito dalla difesa, Giacobbe e Carella andarono in auto a Bologna per incontrare il difensore della squadra emiliana, Daniele Portanova, per tentare con questi un accordo per truccare la partita. Circostanza questa riferita da Masiello agli inquirenti baresi nell’interrogatorio del 24 febbraio scorso davanti al pm della Procura di Bari, Ciro Angelillis, e ai carabinieri baresi del nucleo investigativo. Masiello aggiunse che Portanova oppose un netto rifiuto.

Diversa la ricostruzione dei fatti del difensore dei due ‘Masiello boy’s’, avv. Mario Russo Frattasi, secondo il quale Giacobbe e Carella andarono a Bologna assieme al ristoratore indagato Onofrio De Benedictis, proprietario del ristorante “Il Pescatore” di Bari, ma non certo per truccare la partita. Carella e De Benedictis – secondo il legale – perché‚ volevano trovare un locale per aprire una pizzeria; Giacobbe perché ha i genitori che vivono a Bologna. In quella circostanza – è la ricostruzione della difesa – Masiello diede ai suoi due amici, Giacobbe e Carella, il numero di telefono di Portanova e disse loro che il difensore emiliano avrebbe dovuto dagli una risposta. I due incontrarono Portanova che – secondo l’avv. Russo Frattasi – disse di riferire a Masiello queste parole: «Non è possibile».

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