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Edda e la sua rabbia ti restano addosso

Alla scoperta di "Odio i vivi" dell'ex cantante dei Ritmo Tribale che di giorno fa il muratore e che nel disco mette ribellione mista a smarrimento: duro ma coinvolgente. In tema la play list della settimana: brutti sporchi e cattivi.

ARTISTA: Edda

TITOLO: Odio i vivi

GIUDIZIO: ***1/2

Qualche giorno fa mi viene a trovare in ufficio uno dei miei amici di una vita. Uno di quelli con i quali ho cazzeggiato durante l’Università, con il quale sono andato a vedere alcuni tra i più bei concerti della mia vita (Ry Cooder, Il Boss, Talking Heads), con il quale ho condiviso la scoperta, a volte quasi per caso, di alcuni grandi musicisti.

Rispetto a me è più estremo, ha sempre amato una musica più ricercata e più difficile, per dirla con un termine un poco preistorico, è senz’altro più alternativo (e più coraggioso) di quanto lo sia mai stato io. L’ho sempre ammirato perché benché faccia un mestiere per così dire “inquadrato” ha fatto nell’altra parte della sua vita ciò che più gli ha aggradato, fregandosene di ogni convenzione.

Ciò premesso nei discorsi che facciamo arriviamo a quello che forse ancor oggi ci appassiona di più, ossia la musica. Parlando al proposito del più e del meno mi dice che quella sera andrà insieme a sua moglie Nico (un mito!) ad un circolo dell’arcigay ad assistere ad un concerto di Emma. Dentro di me penso di aver capito male e gli chiedo “chi? quella di amici?, quella che ha vinto o è arrivata seconda a Sanremo?”. Lui mi guarda sorridendo e mi dice “Non Emma, Edda!”.

Gli rispondo che non conosco alcuna cantante con quel nome e lui, mandandomi ancor più in confusione, mi dice che non è una donna ma un uomo: sconcerto! Così mi spiega che Edda è il soprannome di Stefano Rampoldi, ex cantante degli oramai disciolti Ritmo Tribale, una band che bazzicava i circuiti “alternativi” (a rieccoci) musicali negli anni 90. E così mi parla della storia di Edda, dicendomi che ha passato degli anni tremendi entrando, uscendo, rientrando e uscendo ancora, questa volta definitivamente, dal tunnel dell’eroina (abbiate pazienza, oggi tutti luoghi comuni!), cercando, con enorme fatica, di riposizionarsi nel mondo musicale finché una giovane e coraggiosa etichetta discografica ha avuto il coraggio di credere in lui e tornando on the road, ma non quella romantica di Jackson Browne, del Boss o di chi altro, ma quella fatta di circoli e biblioteche spesso deserti, di bar dimenticati o di eventi culturali, ma troppo culturali per avere un minimo seguito.

E di giorno fa il muratore….

Incuriosito, appena salutato calorosamente il mio amico Roberto (mi ero dimenticato di presentarlo), mi “fiondo” su I.Tunes per capire se EDDA è in qualche modo “censito” e con grande sorpresa lo trovo. Già dal titolo del disco capisco di essere al cospetto di uno che tanto normale non deve essere: “Odio i vivi”. La copertina non è poi da meno: due seni oversize compressi tra due palmi di mano che tentano di nasconderli o forse solo di avere un contatto. Scarico subito l’album senza neppure sentire l’anteprima, il mio amico Roberto è “troppo giusto” e merita tutta la mia fiducia ed inoltre sono curioso e mi avventuro nell’ascolto.

L’impatto è devastante: il primo titolo è giustappunto Emma (qualcosa avevo indovinato): senza riuscire a capire più di tanto quello che dice mi rendo conto, non so come, che i testi devono essere importanti. Ma mi concentro sulla musica: scarna, diretta, resa più drammatica da un’interpretazione sofferta, di chi certamente ha avuto poco e poco si aspetta dalla vita.

Ascolto meglio ed ho conferma della mia prima impressione prestando attenzione ai testi anch’essi duri, aspri, specchio di una realtà troppo brutta per non essere vera.

Perché le strade

amica mia
dividono

perché le madri

amore mio

ti uccidono

ho sbagliato tutto nella vita

ma poi ho avuto te

Emma Emma Emma

Emma Emma Emma… Eh

attenta a quello che mi dai

attenta a quello che mi dai

se lo vuoi io so fare la serva

il bene che non ti vuoi

il bene dei paesi tuoi

se so fare una cosa quella è fare la serva

se c’è una cosa che so fare quella è fare la serva

Documentandomi meglio apprenderò che Edda usa, per i testi, la tecnica del cut-up, ossia utilizza frasi colte qui e là che in qualche modo lo riguardino, le assembla e via. Così Edda non canta: vomita, sputa, passa da momenti di calma ad altri di pura furia con una “tecnica” che sa un po’ di James Chance (quello dei Contortions), un po’ Johnny Rotten, un po’ Tom Waits e anche Carmen Consoli, perché la voce è acerba, più femminea che maschile.

Le atmosfere musicali spesso sono caotiche, la musica discende dal blues, quello più abrasivo, più sulfureo e, senza forse saperlo, Edda ha mandato a memoria il repertorio di i Screamin’ Jay Hawkins. E così è in Anna dove l’atmosfera è tesa, la musica dissonante, la melodia assente perché dire

L’amore diventa MERDA

dopo due settimane

i miei amici hanno figli figli figli

io ho sempre fame

e allora non mi attaccare alle cose alle persone

che non mi serve a niente

non deve essere facile neppure per uno come LUI…

E anche la title track è un lungo viaggio nelle viscere dell’anima, un urlo disperato, un cazzotto in pieno fegato perché se uno dice odio i vivi ho dei motivi per tutto per sempre odierò anche voi non solo non è in pace con il mondo ma certamente neppure con se stesso. Atmosfere alla Tom Waits, quindi cupe, pesanti, pur con alcuni squarci di sereno come quelle che si incontrano in Topazio

signora ci sei solo tu

nel mio letto solamente tu

ehi little girl lalallalaa

signora ci sei solo tu

purtroppo solamente tu

ti voglio così bene

ti voglio così male

amore benedetto

amore del mio cane

era tutto deciso

l’abbiamo stabilito

che non tornavi a casa

vedi di non rompermi i coglioni

pensa se non fosse tutta tua la colpa

cerca di non darmi dei pensieri

cerca di pensare almeno a un giorno a un mese

Anche se la vita che non ha né capo né coda, nessuna sicurezza, nessuna certezza, il quotidiano è rappresentato da quello che ti succederà nei prossimi dieci minuti e basta

In Gionata, all’improvviso, sulle note di un improbabile violino, e di un suono, per quanto tale termine riferito ad Edda possa essere utilizzato, rassicurante, ecco la speranza comparire che è fatta di complicità e di amore
cosa pensi che non lo so

la notte tu passi raccogliendomi le lacrime

uuuuuuu il buon senso che hai

per disgrazia mi onori

ma oh di niente si tratta

perché noi siamo felici

permetti di dirmi e accettalo

Le atmosfere tornano cupe con Marika, il cantato è un urlo di dolore e la musica non c’è. Solo rumore o quasi. Così anche i testi, nella disperazione, diventano privi di senso o semplicemente Edda ci sta solo prendendo in giro e questa è la sua vendetta

Sssssssssai che ti chiamano Mary Poppins per quelle grosse mele che hai

vorrei comprare della COCCOINA

il letto me lo bagnerai

ma per l’una ma per l’altra parte

ammesso che l’artista fai

io ti ho comprata in autostrada

l’autotreno sgancerei

non riesco più a sentire se devo fingere o patire

Il Seno è una ballata quasi cantata in modo normale, ma anche qui nulla c’è di rassicurante, mentre Omino nero parrebbe essere in qualche modo autobiografica, ma i testi sono controversi, a volte criptici, con rapidi cambi di direzione, non solo melodici.

Guardami guardami

Uhhh signore mio guardami

io sono l’uomo più nero

parlami ti prego parlami

in me non c’è nemmeno un pensiero

Cristina tu sei l’unica

Anna tu sei l’unica

sono proprio il figlio di Edda

sono proprio il figlio di Edda

non mi conosci ma ti amo

smettila di frignare

portami almeno al mare

smettila di pensare

ho voglia di scopare

smettila smettila di pensare

portami un giorno al mare

Potrebbe essere una preghiera. Forse. Certo il clima sonoro, la confusione, la dissonanza, contribuiscono ad enfatizzare i lati drammatici. Più calma e rilassata, per quanto tali termini possano essere accostati alle composizioni di Edda è, all’inizio, Qui, per poi svilupparsi nel solito caos canoro che fa da cornice ad un testo che conferma le ispirazioni del nostro, il suo mal di vivere e la sua protesta nei confronti di un mondo distante

Qui

non cambia niente

vivo sul filo dell’invisibilità

grazie alla gente

e vado sotto e vado sotto a questa grande città

che normalmente ingoia e sputa chissà

se vuoi capirmi

dammi del senso

dammi del senso

è vero o non è vero

o forse è proprio questo che piace a te

Termina il disco Tania, una composizione melodica o quasi, piacevole, con il flauto in sottofondo ad addolcire il tutto a dimostrazione che Edda è in grado di scrivere belle canzoni, anche di impostazione più canonica.

Così sono arrivato alla fine, è stata dura. Un disco intero di Edda non è facile da mandare giù, certo non ti lascia indifferente, come un calcio “tra le gambe”. Quando l’ascolto è terminato ti prende una sorta di senso di nausea, ma il disco mi è piaciuto, forse è solo perché man mano che l’ascolto prosegue, il senso di smarrimento di Edda e la sua rabbia diventano le tue.

Ho bisogno di aria pura, di freschezza, di leggerezza, di classe. Tutto quello che EDDA non ha. Vado allora ad ascoltare Anita Baker e poi Adele per pulirmi, ma EDDA mi è rimasto nel cuore, e so che di lui avrò ancora bisogno, anche se a lui non gliene fregherà nulla.

Brother Giober

Se non ti basta ascolta anche:

Tom Waits: Mule Variations

Neil Young: La Noise

Nick Cave: No More Shall We Part

Legenda Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

Altro (dischi dimenticati, nascosti, ma meritevoli di menzione, oppure no )

Little Feat – Waiting for Columbus ***** Un disco epocale, uno dei miei preferiti di sempre. Registrato dal vivo cattura la band nel suo miglior momento creativo. Boogie, funk e rock ‘n’ roll, si mischiano e si combinano in una miscela esplosiva. Su tutte una splendida versione di Willin’ del grandissimo Lowell George. Un disco da avere assolutamente.

Iron Maiden – En Vivo *** L’heavy metal non mi ha mai entusiasmato, ma gli Iron Maiden mi sono sempre stati simpatici, li trovo genuini e non ancora bolsi. Qui sono nella loro migliore versione ovvero quella dal vivo. E il disco è divertente e in alcuni brani trascinante.

Jeff Cascaro – The Other Man ***1/2 Jeff Cascaro è un soul man che fa musica di gran classe. Questo è uno dei suoi dischi più belli: misurato, suonato splendidamente e con una versione di Let’s Stay Together di Al Green da brividi. Per serate romantiche, per rilassarvi, per stare bene. Consigliatissimo. E questa sera suona al Blue Note di Milano

Play List:  Brutti, sporchi e cattivi

Janis Joplin – Cry Baby

Jimi Hendrix – Little Wing

Nick Cave and the Bad Seeds – The Ship Song

Patti Smith – Redondo Beach

Tom Waits – Tom Traubert’s Blues

Little Richard – Lucille Screamin

Jay Hawkins – Little Demon

Willie Dixon – Crazy for my Baby

Marianne Faithfull – Love Song

Iggy Pop – Lust for Life

Commenti

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  1. Scritto da roberto

    grande Brother Giober,dopo averti parlato di Edda, ho atteso con ansia la tua recensione del martedì per conoscere il tuo autorevole giudizio: bene, adesso so che sei DEI NOSTRI. Al prossimo concerto di Edda in provincia ricompatteremo il vecchio gruppo e tutti insieme andremo ad applaudirlo ( venerdì sera a milano Stefano si è superato e ha proposto un live teso e coinvolgente).
    Roberto e Nico

  2. Scritto da Paolo

    Bellissima recensione per un artista di nicchia non ancora molto conosciuto…bello ogni tanto fare qualche recensione di artisti non ancora affermati ma comunque grandi… il disco è impegnativo ma bello…

    …Brother Giober non delude mai…grande…

  3. Scritto da niegazowana

    Ciao, ho trovato la tua recensione per caso cercando su google…
    Come esponente della “giovane e coraggiosa” etichetta che ha prodotto il disco voglio ringraziarti per la bella recensione…soprattutto perchè tu non sapevi chi fosse Edda, i Ritmo, ecc…e quindi mi sembra una recensione “autentica”…sono felice che il disco, comunque, ti sia piaciuto! ;-)

    Massimo di Niegazowana Records

  4. Scritto da mauro

    molto bene grande edda sin dai tempi dei ritmo tribale….da buon conoscitore della scena italiana posso dire che per me sono stati il miglior gruppo “indie” di sempre….sentite UOMINI il pezzo acustico dei Ritmo Tribale…è poesia!!!