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Accordo Squinzi-Bombassei Giampiero Pesenti studierà la riforma di Confindustria

In un vertice a Milano tra Alberto Bombassei, numero uno di Brembo, e Giorgio Quinzi, neopresidente di Confindustria, spunta il nome di un altro illustre bergamasco per la riforma dell'associazione: Giampiero Pesenti.

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Il futuro di Confindustria? Lo penserà probabilmente un patriarca dell’industria e della finanza come il bergamasco Giampiero Pesenti. Classe 1931, Pesenti è presidente di Italmobiliare e Italcementi. Il suo nome sarebbe emerso sabato 31 marzo in un vertice a sorpresa tra i due sfidanti bergamaschi alla guida di Confindustria: il designato Giorgio Squinzi patron della Mapei e Alberto Bombassei presidente di Brembo. I due si sono incontrati nella sede di Brembo a Milano.

Una tregua nel duello che ha visto spaccata come non mai Confindustria. Niente polemiche, nessun intermediario.

I due, da buoni imprenditori, hanno deciso di abbandonare le armi delle strategie e della diplomazia e di affrontarsi a tu per tu. Come avviene negli affari che contano. In cima all’agenda di entrambi c’è la riforma di Confindustria, Bombassei nel suo programma indicava addirittura una “rifondazione” dell’organizzazione interna, per sburocratizzare il sistema, azzerare le duplicazioni, migliorare i servizi.

E nel dialogo a due, Bombassei avrebbe indicato per la commissione della riforma Giampiero Pesenti. Alla richiesta Squinzi avrebbe risposto con una totale disponibilità. Così il futuro di Confindustria passa proprio tutto per Bergamo, al neo-presidente Squinzi si affiancherà per ripensare la struttura dell’associazione degli industriali un capitano di lungo corso come Giampiero Pesenti.

Una mossa a sorpresa che potrebbe anche servire per recuperare l’aristocrazia industriale appena uscita da Confindustria, con un nome su tutti: Fiat.

Una tesi che sarebbe sostenuta anche dall’uomo che dovrebbe seguire le relazioni sindacali e pare sia un nome vicino a Federmeccanica, quindi in linea con Bombassei. Insomma, il peso del numero uno di Brembo si è fatto sentire dopo che martedì scorso aveva dato vita ad una corrente "Impresa al centro", lanciando il segnale che la battaglia per la guida di viale dell’Astronomia potrebbe riservare sorprese sia all’appuntamento della giunta il prossimo 19 aprile sia all’assemblea di maggio che eleggerà il nuovo presidente.

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Commenti

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  1. Scritto da Maria Giorgio

    Chi opera soprattutto a livello locale non ha niente a che vedere e spartire con chi opera come multinazionale. Gli interesso sono opposti, uno necessita di una moneta locale, l’altro opera con le monete dell’alta finanza che è diventata padrona incontrastata e ne condivide i privilegi sfruttando le differenze a livello mondiale imposte dal sistema stesso. E’ come essere crocefissi ed essere sfidati a duello.

  2. Scritto da Frena

    Chissà se Confindustria che ha sempre santificato la grande industria comunque, e demonizzato i giovani imprenditori, perchè orientati a grande versatilità e innovamento, si ravvederanno di fronte della lunga catena dei suicidi tra piccoli imprenditori.

    Bombassei se ne faccia una ragione: ha perso.

  3. Scritto da Frena

    Quanto peso dà ai giovani imprenditori Confindustria Italia?
    Pensiamo che Bombassei, e le sue premure di far rientrare FIAT, sia stato un caso?

  4. Scritto da Alberto

    L’ing. Pesenti è una persona perbene e seria, ma affidare la riforma si un’associazione che ha cent’anni a un signore che ne ha ottanta…….è segno di vero rinnovamento? Cambiamento? Non c’era già stata un’analisi in merito, fatta tra gli altri da Marino Vago? Dov’è finita?

  5. Scritto da Frena

    Niente, Bombassei non riesce proprio a farsene una ragione.
    Ha perso e si dimena in Confindustria come se fosse il designato, ma non lo è. Mettere al primo posto dell’agenda Confindustriale FIAT, che di Confindustria se n’è fregata bellamente (uscendone senza farsi problemi delle conseguenze – e continuando a sfruttare i servizi – per poi tentare di condizionare il congresso senza riuscirci) è come fregarsene dei giovani imprenditori. Giovani inprenditori che per primi pagano il prezzo delle scellerate gestioni degli ultimi 20 anni di Confindustria.