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Riforma del lavoro I punti nevralgici

Contratti, Aspi, licenziamenti, ammortizzatori e articolo 18. Ecco che cosa cambia nel mondo del lavoro, alcuni punti della bozza della trattativa tra Governo e "parti sociali".

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Qualche punto può essere ancora modificato, o meglio smussato per portare a termine la riforma del lavoro. Intanto continua la trattativa tra il governo e le cosiddette “parti sociali”, cioè i rappresentanti dei lavoratori e quelli delle imprese. Al centro della riforma c’è il contratto a tempo indeterminato come contratto “prevalente” e “dominante” sugli altri. Oltre i 36 mesi di lavoro ogni contratto a tempo determinato diventa automaticamente a tempo indeterminato. Non sarà più possibile fare stage dopo la laurea.

L’ingresso dei giovani fino a 29 anni nel mondo del lavoro avverrà con un “contratto di apprendistato”, che diventa “contratto di inserimento” per chi ha più di 29 anni. L’apprendistato non potrà durare più di tre anni e dovrà prevedere un percorso di formazione. Iin caso di mancata assunzione, le competenze del lavoratore saranno comunque certificate. Per l’intera durata dei contratti a termine, le aziende pagheranno un 1,4% aggiuntivo di tasse. Tasse che saranno restituite in caso di assunzione a tempo indeterminato del lavoratore – definite “premio di stabilizzazione” – altrimenti andranno a finanziare l’Aspi, acronimo di Assicurazione Sociale per l’Impiego che è un’altra novità introdotta dalla riforma.

L’Aspi è un ammortizzatore sociale, uno strumento di sostegno del reddito per chi perde il lavoro. A partire dal 2016 sostituirà l’indennità di mobilità e di disoccupazione ordinaria e sarà, nella definizione del governo, “universale”: ovvero coprirà anche i lavoratori con meno anni di esperienza e quelli che hanno contratti atipici e precari, finora esclusi da qualsiasi ammortizzatore sociale, nonché apprendisti e artisti dipendenti. I lavoratori con due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni potranno avere accesso a un assegno mensile da massimo 1.119,32 euro lordi, che si ridurrà del 15% dopo 6 mesi e di un altro 15% dopo altri 6 mesi. L’erogazione potrà durare fino a un anno per chi ha meno di 55 anni, 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Tutti i lavoratori contribuiranno a finanziare l’Aspi: l’1,4% chi ha un contratto a tempo indeterminato, il 2,8% chi ha un contratto precario. La sovrattassa sui contratti a termine non sarà applicata ai contratti stagionali, tipici delle aziende commerciali e turistiche. Le piccole imprese continueranno a godere di un regime agevolato, verseranno lo 0,40% e non l’1,3% come le industrie. L’Aspi entrerà in vigore soltanto nel 2016 e “in regime transitorio” per dare il tempo ai lavoratori anziani oggi in mobilità di arrivare alla pensione, grazie anche ai contributi aziendali.

La riforma degli ammortizzatori sociali non tocca la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria viene limitata alle aziende in ristrutturazione. Viene superata invece la cassa integrazione in deroga, introdotta nel 2009 per estendere i sussidi alle piccole imprese escluse dalla cassa integrazione. L’Aspi vuole essere la concretizzazione del cambio di approccio del governo Monti, dalla tutela del posto di lavoro alla tutela del lavoratore.

Per quanto riguarda i licenziamenti individuali, restano nulli i licenziamenti discriminatori per tutti i lavoratori, è previsto solo l’indennizzo (da 15 a 27 mensilità) per i licenziamenti per motivi economici (o ragioni oggettive), mentre per i licenziamenti disciplinari (o ragioni soggettive) la scelta tra l’indennizzo o il reintegro spetterà al giudice.

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Commenti

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  1. Scritto da chiari paolo

    se approva articolo 18 significa facile licenziamenti pero quella signora fornero dimetica disabili lavoro futuro disabili molto problematica quel presidente napolitano non diritti umani ma diritti xesnofobia significa dimentica bisabili

  2. Scritto da Carlo Pezzotta

    NON SMETTIAMO DI RICORDARE CHE I RICCHI PER RIMANERE TALI, DEVONO SFRUTTARE I POVERI, ALTRIMENTI COME FAREBBERO AD ACCUMULARE LA RICCHEZZA? una semplice equazione: ricchezza : a povertà = come povertà : a ricchezza.

  3. Scritto da Carlo Pezzotta

    Ogni intervento va bene se è diretto a favore dei grandi potentati economico-finanziari. Da quando questi grandi potentati, spaventati da una possibile alzata di testa da parte dei poveri, che con le organizzazioni contro la globalizzazione, infiltrandovi i NO BLOK per convenienza, potrebbero riuscire a contrastare il loro obbiettivo, si appoggiano o comprano governanti per poter raggiungere i loro obiettivi. Ora personalmente, guardo con interesse al governo Monti (sono lavorat. dipendente), perchè cerca solo di riparare i danni causati continuamente x 20 anni dal duo Berlusconi-Bossi, ma osservo con attenzione che non si facciano coinvolgere dai terroristi economico-finanziari.

    1. Scritto da perplesso

      dai notiziari di mtv,credo piuttosto indipendenti:prima 9 mesi del 2011,saldo statale tra spese-entrate,in attivo;3 trimestri consecutivi con debito pubblico in diminuzione,da insediamento monti,saldo statale -4miliardi,aumento debito pubblico di 15 miliardi al mese…sinceramente tra i danni del b-b e questa cura monti,a conti fatti preferisco i danni del b-b.è aumentando le tasse che si risolve tutto?non ho sentito nessun taglio di spesa,a parte le pensioni e parte degli ammortizzatori sociali,liberalizzano i taxi e lasciano la benzina agli aumenti incontrollati,15mila km all’anno costano circa 2mila euro di carburante,imu da centinaia di euro di spesa,e lei mi dice che andiamo bene?

    2. Scritto da Carlo Pezzotta

      Logicamente volevo scrivere Black bloc.

      1. Scritto da logicamente bl@ck

        Non si fanno convolgere dai terroristi economico/finanziari, SONO terroristi economico finanziari. La tua logica pare costruita su un’informazione elementare, fornita appositamente per costruire consenso. Se il governo Monti dovesse porre riparo ai danni del duo B/B, perchè diavolo colpisce esclusivamente i redditi da lavoro e non le banche, che ricevono, loro sì una “paccata” di miliardi all’1%, in cambio di nulla? Noi lavoratori da 15 anni vediamo ridurre il reddito, ed adesso anche l’eliminazione di diritti basilari. Art. 1 L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, sì quello degli altri! A noi il lavoro, a loro i soldi. Il 10% controlla il 60% della ricchezza, qui ed ora.