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Igort: “I criminali non sono eroi E li disegno così”

Igor Tuveri, in arte Igort, uno dei più affascinanti story-teller contemporanei espone le sue opere nella mostra "Crime" alla porta Sant'Agostino a Bergamo. E si racconta a Bergamonews alla nostra Stefania Burnelli.

E’ un’immersione totale nel noir d’autore quella proposta da Bergamo Film Meeting quest’anno, per la terza e conclusiva edizione della rassegna dedicata a questo genere che non è solo cinematografico ma è trasversale per eccellenza. In parallelo al cartellone dei film è stata allestita in Porta Sant’Agostino – fino al 2 aprile – in perfetta atmosfera dark una mostra di tavole originali e serigrafie di Igort, nome d’arte di Igor Tuveri, uno dei più affascinanti story-teller contemporanei.

Un autore, come hanno sottolineato Angelo Signorelli e Fiammetta Girola all’inaugurazione “che ha prodotto lavori noir di assoluto richiamo. Sceneggiatore e narratore di storie da lui scritte oltre che disegnatore, i suoi lavori sono pubblicati e letti dovunque, soprattutto in Europa e in Giappone”.

E’ lo stesso Igort ad accompagnarci in un viaggio attraverso la mostra e la sua attività artistica.

Dei suoi lavori questa mostra presenta Sinatra, Polar, Suspense. Perché questa scelta?

Sono un ciclo di immagini che ho concepito a partire da una decina d’anni fa, quando ho iniziato a lavorare sull’idea di rilettura del genere noir. “Sinatra” fa parte di queste riletture insieme ad altri miei libri tra cui “Cinque è il numero perfetto”, ambientato a Napoli. A cominciare da qui ho cercato di sviluppare una visione della criminalità e della mafia diversa dall’immaginario che è stato elaborato oltre oceano da registi come Coppola, Scorsese, Tarantino. Dagli anni 2000 ho considerato importante raccontare una malavita metropolitana meno mitica, fatta non necessariamente di quei leader o di quei geni del crimine con cui si finisce con l’identificarsi perché sono anche grandi protagonisti e quindi degli eroi. Consideriamo che allora ad esempio un film come Gomorra non era stato ancora realizzato. E d’altra parte consideriamo che oggi ci sono polemiche su serie televisive come Felice Maniero o Vallanzasca. In linea di massima è vero che noi europei abbiamo una sorta di dovere etico di mostrare come narratori delle storie un po’ meno mitiche sui criminali.

Chi sono allora i suoi protagonisti?

I miei personaggi in generale sono dei perdenti oppure dei mafiosi di seconda tacca, insomma non dei grandi eroi. Sinatra per esempio è un italo americano che non riesce a inserirsi, perduto nella grande New York: è una storia di disagio e di disadattamento, una storia di solitudine profonda. Il noir, mettendo in scena le ombre e le paure metropolitane, fornisce lo spunto per rileggere l’idea della città e del rapporto dell’uomo con la città. Questa è un po’ la mia ricerca, individuare delle storie arrugginite e trovare in queste una verità se ce n’è una. Sono cose che si comunicano più facilmente usando dei codici come quelli del genere noir. Perché apparentemente leggiamo una storia di genere, ma in realtà al suo interno troviamo elementi utili a comprendere un po’ chi siamo noi.

La scelta della bicromia bianca e blu dove nasce?

E’ un’idea di colore che evoca tutti i colori. Il bianco, il nero e il blu sono per me i colori della notte. Inoltre è un omaggio alla stampa primitiva, a partire da Toulouse –Lautrec che si divertiva a produrre cose per la stampa, come i manifesti per le Folies Bergère, che sono magistrali: in una mostra meravigliosa a Parigi ho visto i lavori in cui lui cominciava a spogliarsi dei colori e delle sfumature per lavorare sui colori piatti della stampa. La bicromia poi è uno degli elementi di ricerca di quegli artisti dei primi del Nocevento che utilizzavano l’idea di tipografia nel loro fare artistico. Ecco, io quegli artisti li sento vicini, li sento fratelli.

Per chi visita la mostra è disponibile il suo tabloid Crime.

L’ho pensato in formato quadrato con disegni molto sgranati, molto ingranditi che lo fanno sembrare una rivista degli anni Cinquanta. Non c’è un testo scritto perché sono disegni che raccontano situazioni. L’idea è quella di viaggiare attraverso una serie di immagini che creano una forma astratta di racconto. E’ un modo per giocare con la memoria visiva che si è sedimentata dentro di noi e che neanche noi conosciamo bene. E’ una rassegna di cliché noir: il criminale efferato che spara in modo esasperato, il nero che guarda con un’aria perduta, la vamp stile Marlyn Monroe, insomma è un po’ un ricettario della memoria. Credo proprio che questa sia una delle possibilità del fumetto: lavorare sull’astrazione del racconto.

Il fumetto può essere davvero un’arte da galleria e da museo?

Io sono un uomo molto fortunato, ho avuto occasione di esporre in luoghi deputati all’arte contemporanea tra cui la Biennale di Venezia. Ma la figura che mi interessa di più nella società contemporanea non è quella dell’artista bensì quella del panettiere, e non lo dico per fare lo snob. L’idea di potere ogni giorno produrre una parte delle mie storie così, con la stessa serenità e quotidianità con cui il fornaio prepara il pane, è per me uno dei punti di arrivo massimi. Tutte le pose e la prosopopea del mondo dell’arte le lascio volentieri agli artisti.

Nel 2000 ha fondato la casa editrice Coconino Press. Un richiamo a Krazy Kat degli anni Venti.

Il riferimento ovviamente non è casuale. Coconino press è la casa editrice che privilegia un certo tipo di fumetto. Krazy Kat era un fumetto molto poetico, quindi l’idea di dedicare una casa editrice alla contea in Arizona dove questi personaggi intrecciavano le loro storie significa rendere omaggio a un certo tipo di lavoro. Al fumetto poetico, creativo e non ripetitivo di cliché abusati.

Che effetto le fa essere stato invitato al Bergamo Film Meeting?

Un effetto molto bello. Ho trovato nelle persone che progettano questo festival dei complici di sguardo e si è creata subito una grande sintonia. Abbiamo scoperto di avere un percorso visivo e narrativo estremamente vicino ed è molto affascinante l’idea di lavorare con persone che hanno un amore così profondo nei confronti del racconto moderno.

Stefania Burnelli

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Commenti

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  1. Scritto da filippo

    si però con un’illuminazione diversa magari si vedeva qualcosa..

  2. Scritto da kadri

    se andate alla mostra di IGORT c’è un fantastico tabloid suo in omaggio . Per gli appassionati è un appuntamento da non perdere.