BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Violenza sulle donne, già 58 casi nel 2012

I dati dell'associazione "Aiuto Donna": nel 2011 184 casi, 113 nell'ambito del matrimonio. Venti le situazioni che si possono definire stalking. L'associazione impegnata dal 1993.

Più informazioni su

Anche a Bergamo e provincia una donna su cinque è vittima di maltrattamenti tra le mura di casa. Lo dicono i numeri dell’associazione Aiuto Donna, il centro antiviolenza cittadino che questa il 29 febbraio ha presentato alla stampa il bilancio della sua attività nel 2011.

 

Aiuto Donna accoglie dal 1993 donne che subiscono violenza, fornendo loro supporto psicologico e legale a titolo completamente gratuito grazie al lavoro volontario di una squadra di professioniste. Ogni anno riceve richieste d’aiuto da parte di numerosissime donne, tutte con residenza nella bergamasca.

Le richieste d’aiuto nel 2011 sono state complessivamente 184. Di queste 147 sono arrivate da parte di donne che hanno figli, che vivono perciò situazioni di violenza in cui a subire sono anche minori. In 113 casi su 184 le violenze accadono nell’ambito del matrimonio, vale a dire che è il marito a picchiare, violentare, insultare o minacciare la moglie. Sono invece 20 i casi di stalking, perciò di persecuzione, quasi tutti da attribuire a ex partner, perciò mariti o conviventi, che non accettano di essere lasciati.

Per quanto riguarda la tipologia di maltrattamenti che le donne hanno denunciato in 116 casi si può parlare di percosse, in 133 di violenza psicologica (minacce e ricatti), in 65 di violenza economica (ricatti sulla base dei soldi, “tagli di fondi” immotivati), in 17 di violenza sessuale e in ben 19 casi di maltrattamenti che coinvolgono in modo diretto anche i figli. In molte situazioni, si deduce dai dati, c’è una compresenza di diverse forme di violenza.

Delle 184 donne che si sono rivolte ad Aiuto Donna 92 sono italiane, mentre il restante 50% sono straniere (per la maggior parte con documenti regolari) che però nel 60% dei casi sono sposate o convivono con uomini italiani. Dal punto di vista delle condizioni economiche e dell’estrazione sociale si può senza dubbio affermare che il maltrattamento da parte degli uomini “non ha classe sociale”: si verifica senza distinzioni tra operai, impiegati, dirigenti, artigiani e commercianti, professionisti, disoccupati.

“La violenza non accenna a diminuire – ha spiegato Oliana Maccarini, presidente di Aiuto Donna – i dati del 2011 sono di poco inferiori a quelli che abbiamo registrato negli anni precedenti. C’è un elemento che però ci preoccupa, dall’inizio del 2012 ad oggi ci sono già arrivate quasi 60 richieste d’aiuto”.

Anche Bergamo rispetta le statistiche nazionali dell’Istat, secondo cui la violenza maschile colpisce almeno una donna su cinque e delle donne vittime di violenza solo il 10% trova il coraggio di denunciare. In 9 casi su 10, inoltre, la violenza si consuma all’interno dei rapporti di coppia o delle mura domestiche, solo in un caso su 10 è opera di sconosciuti.

“Su questo non si può evitare una lettura sociale e culturale del fenomeno – spiega Sara Modora, coordinatrice del centro antiviolenza -. La violenza nei confronti delle donne è diffusa nella nostra società, lo vediamo anche quando interveniamo all’interno delle scuole, dove spessissimo le ragazzine ci raccontano di fidanzati che no le lasciano uscire da sole con le amiche o che le tengono controllate. Certo in questi casi non si parla ancora di botte ma un atteggiamento di questo tipo da parte dei ragazzi maschi non è certo promettente: non è amore, è controllo sulla vita delle donne”.

Un tema delicato è quello dei finanziamenti che vengono destinati a chi cerca di combattere la violenza. “Non ci sono soldi – ha affermato Oliana Maccarini -, il lavoro che noi svolgiamo è completamente gratuito ma per andare avanti e lavorare in rete con i servizi sociali e le comunità protette c’è bisogno di denaro. I tagli hanno colpito così duro che ormai sono tantissime le donne in pericolo che non vengono inserite nelle comunità protette perché mancano i soldi, soprattutto se non ci sono figli di mezzo. E la crisi non fa che peggiorare la situazione, perché allo scarso impegno finanziario da parte delle istituzioni si aggiunge anche la fatica che le donne fanno a rendersi autonome economicamente. Come fa una donna a lasciare casa e marito, portandosi dietro anche i bambini, se non riesce a trovare lavoro?”.

Nei prossimi giorni anche Aiuto Donna parteciperà ad alcune manifestazioni previste a Milano, a cui prenderanno parte tutti i centri antiviolenza della Lombardia: chiedono che il Consiglio regionale approvi una legge per la lotta alla violenza sulle donne, perché insieme alla Basilicata la Lombardia è l’unica regione italiana a non averne una.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.