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Il giovane soul di Emeli Sandè: debutto perfetto, forse troppo

Disco d'esordio per la 25enne esplosa col singolo "Heaven": voce stupenda, canzoni “centrate”, un po' troppo patinato. La play list della settimana suggerita da Brother Giober non può che essere dedicata alle signore del soul.

ARTISTA: Emeli Sandé

TITOLO: Our Version of Events

GIUDIZIO: ***

Mi capita qualche mese fa, mentre sono in autostrada e torno da Milano all’ora di cena, di sintonizzarmi su Radio Capital e di ascoltare Massimo Oldani e la sua The Vibes. Quella sera viene presentata una nuova artista che ha appena pubblicato un EP e la voce di uno dei miei dj preferiti è emozionata. Capisco che i toni entusiastici sono sinceri e che quello che andrò ad ascoltare a breve meriterà tutta la mia attenzione.

Così parte Heaven, il primo singolo di questa nuova cantautrice ed effettivamente mi rendo conto di essere in presenza a qualcosa di veramente nuovo. Non so se è new soul, blues o cantautorato o altro, anzi ogni definizione mi pare stia stretta così come mi sfuggono eventuali accostamenti ad altri artisti. La struttura della canzone è prevalentemente acustica, ma con una presenza dell’elettronica quanto mai efficace, e un sottofondo di archi e talvolta di fiati ad abbellire il tutto e a creare, nonostante il titolo, un clima frenetico e di turbamento. La voce poi, un poco acerba, è puro vetriolo; pensandoci un attimo, il primo riferimento che mi torna alla mente, più che a certe cantanti soul del passato, è ad alcune band che bazzicano l’elettronica come gli Zero 7, o i TV on The Radio, o i Thievery Corporation.

Il pezzo nei mesi successivi ha un buon successo, è spesso trasmesso nelle radio, l’artista è invitata in numerose trasmissioni, così come tanti sono gli articoli e le interviste sulla stampa specializzata che la riguardano. Tutti entusiastici o poco meno. Ricordo in particolare un’emozionante performance a Ex Factor, edizione italiana, che da sola valeva tutta la serata. Da quella esibizione inizio a capire che Emeli è soprattutto un’artista soul e che i suoi riferimenti principali sono Joan Armatrading, Alicia Keys, Angela Bofill e anche Beyoncé.

Andando a leggere sul web ho poi appreso che Emeli Adele Sandé (il secondo nome è poi stato ai fini artistici eliminato per non ingenerare confusioni con l’omonima cantante) è una ragazza di 25 anni di madre inglese e di padre dello Zambia, che ha studiato medicina presso l’università di Glasgow ma che ha interrotto il corso al quarto anno per potersi dedicare a tempo pieno alla composizione. Prima dell’esordio a proprio nome, ha conosciuto un certo successo collaborando con artisti gravitanti nell’area hip hop, come Chipmunk e Wiley, e scrivendo brani per alcuni interpreti fra cui Susan Boyle, Leona Lewis, Alesha Dixon, Professor Green.

Il 15 dicembre Emeli vince il Brit Awards Critics Choice per il 2012. Our version of Events è uscito il 14 febbraio 2012 e alla sua produzione ha collaborato Shahid “Naughty Boy” Khan, con lei sin dagli esordi. Dopo l’uscita discografica si è messa al lavoro per collaborare al nuovo lavoro di Alicia Keys e al disco della reunion delle Sugarbabes e tutto ciò dopo aver terminato un tour come opening act dei Coldplay, questi ultimi il suo mito.

Ho atteso quindi con una certa impazienza l’uscita del primo album per una major come Emi, ed in parte, ammetto, la mia attesa è andata inizialmente delusa. Cerco di spiegarmi, il disco mi appariva tutt’altro che brutto, anzi, ma mi attendevo qualcosa di nuovo, sulla via tracciata dal singolo d’esordio, tra blues e soul. Invece mi ritrovavo tra le mani un disco ben confezionato, con alcune canzoni veramente belle (altre meno). Il problema che il tutto sapeva un po’ di già sentito. Il primo riferimento è stato quello di Alicia Keys che, guarda caso, è anche una delle autrici presenti ma, purtroppo, le affinità riguardavano più le ultime produzioni, ossia quelle più vicine ad un certo pop di alta classifica che non quelle del primo disco, senz’altro più ispirato di quelli a seguire; il secondo quello di Beyoncé (Clown), mentre se volevo guardare al passato l’artista aveva qualcosa di Roberta Flack, di Joan Armatrading o della grande e inarrivabile Anita Baker.

Poi, lo ammetto, ho provato a riascoltare il lavoro con più attenzione e, ascolto dopo ascolto, mi è piaciuto di più anche se alcune impressioni negative dell’inizio non sono svanite del tutto. Intendiamoci la voce è stupenda, le canzoni quasi tutte “centrate”, le melodie quasi sempre accattivanti, gli arrangiamenti sempre ben calibrati e mai ridondanti; è evidente che non si è davanti ad un prodotto “usa e getta” ma a me sembra il tutto a volte troppo perfetto e levigato. A volte l’arte è imperfetta e nella musica questo accade molto spesso. Ma forse sono io che chiedo troppo.

Il tratto caratteristico di tutti i brani è quello della ballata quasi sempre pianistica e con la voce di Emeli in grande evidenza. Il disco apre con il singolo che l’ha resa famosa: ogni volta che lo sento ne resto affascinato, certamente uno dei più bei brani del 2011. Proseguendo nell’ascolto colpisce l’atmosfera new age di Mountains, mentre emoziona Clown una ballata per solo voce e piano in grado di mettere in evidenza tutte le doti vocali dell’artista; anche Maybe, pur essendo una ballata abbastanza risaputa, come se ne sono sentite altre, non lascia indifferenti per la bellezza della melodia e per le sfumature vocali che nobilitano l’interpretazione. E così è ancora Suitcase, bellissima quanto scontata nel suo sviluppo melodico. Però quando si è di fronte ad un refrain così ben riuscito forse sarebbe inutile chiedere altro….

Next to Me ha un incedere più deciso rispetto agli altri brani del disco e qua e là spunta qualche eco quasi folk, mentre River è commovente e fa capire all’ascoltatore quanto siano ampie le potenzialità di Emeli soprattutto come autrice. Lifetime è leggera ma accattivante. Prima di arrivare al termine mi piace ricordare ancora Tiger, anomala, basata soprattutto sull’uso dell’elettronica, caratterizzata da un’interpretazione vocale quanto mai riuscita.

Credo che Emili Sandé sia destinata ad un futuro luminoso e che possa essere considerata tutto fuorché una meteora. Si capisce che l’artista c’è, che gli studi sono quelli seri e che il talento è cristallino. La sua prima opera non è del tutto riuscita ma le potenzialità sono grandissime. Attendo quindi, con una certa ansia, la seconda prova: sono certo che rappresenterà un netto passo avanti rispetto all’esordio.

Brother Giober

Se non ti basta ascolta anche:

Joan Armatrading – Show Some Emotions

Alicia Keys – The Element of Freedom

Beyoncé – 4

Legenda Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

Altro (dischi dimenticati, nascosti, ma meritevoli di menzione, oppure no)

Wilco – I.Tunes session ****: Correttamente qualche settimana fa un lettore mi criticava per non aver segnalato tra i migliori dischi del 2011 gli Wilco, una delle band seminali del movimento Alt Country. Cerco di porre rimedio. Questo lavoro merita ogni attenzione. Registrato durante le sessions dell’ottimo The Whole Love, il lavoro ripropone in versione live alcuni brani di album passati come Passenger side ma soprattutto presenta una cover di un brano strepitoso come Cruel to Be Kind del grande Nick Lowe che pure partecipa alla registrazione. Musica leggera come una piuma ma tutt’altro che banale.

Rebecca Ferguson – Heaven ***: Credo sia la vincitrice dell’ultimo Ex Factor inglese. A partire dal titolo non è certo la fantasia la principale caratteristica del lavoro. Ad ogni modo le canzoni sono piacevoli, la voce è più che buona. Siamo dalle parti di Adele e della stessa Sandé. Buono quale sottofondo di occasioni conviviali.

Neil Young – Cow Palace 1986 (Live) *** Non so se c’era bisogno dell’ennesima registrazione dal vivo dell’amato cantautore canadese. . Il periodo era un po’ quello che era, con i tentativi di introdurre elementi di elettronica nella sua musica, mai accettati sino in fondo dai suoi fedeli. Però la registrazione non è così malvagia e in alcune occasioni la magia è ancora palpabile. Però io sono tra i suoi fans più agguerriti….

Play List: Lady Soul

Alicia Keys – Love is Blind

Anita Baker – Sweet Love

Aretha Franklin – Spirit in the Dark

Beyoncé – Halo

Brownstone – Grapevyne

Cassandra Wilson – Lost

Chaka Khan – Love Me Still

Dee C. Lee – He’s Gone

Dionne Warwick – Walk on By

Etta James – At Last

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