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“Comuni, più autonomia porta più sviluppo”

Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Martina e Matteo Rossi, Partito democratico, in merito a Tesoreria comunale, utilizzo dei residui passivi, investimenti prioritari fuori dal patto di stabilità.

Pubblichiamo l’intervento di Maurizio Martina e Matteo Rossi, Partito democratico, in merito a Tesoreria comunale, utilizzo dei residui passivi, investimenti prioritari fuori dal patto di stabilità.

La situazione della finanza locale è particolarmente critica in conseguenza delle pesanti manovre finanziarie che hanno scaricato sugli enti locali pesi insostenibili, sia con i tagli ai trasferimenti, sia con l’aumento dell’obiettivo del patto di stabilità che impedisce anche ai Comuni virtuosi di spendere quanto sarebbe già nelle loro disponibilità di cassa. I Comuni lombardi, ad esempio, hanno dichiarato oltre 6 miliardi di euro nel 2011 di residui passivi e la spesa per investimenti è diminuita di circa il 20%, deprimendo ulteriormente la situazione economica. Infine, i ritardi nel pagamento da parte della pubblica amministrazione stanno creando non poche difficoltà alle imprese del territorio. Col Decreto legge del 24 gennaio 2012 il Governo ha previsto il ritorno alla cosiddetta “Tesoreria Unica Statale”, stabilendo appunto che le tesorerie degli Enti Locali avranno l’obbligo di versare le disponibilità liquide presso la tesoreria statale. Questa decisione va a modificare il regime di Tesoreria Comunale, introdotto dal primo governo Prodi, che aveva riconosciuto a tutti gli enti locali un’adeguata autonomia nel gestire le proprie risorse finanziarie e che ha permesso in molti casi un incremento delle entrate per i Comuni, anche in seguito alla scelta tramite gara del servizio di tesoreria. Risulta evidente che con il ritorno al vecchio sistema di tesoreria unica gli enti locali non avranno più disponibilità diretta delle proprie risorse depositate presso il sistema bancario, e il ragioniere si limiterà esclusivamente all’esecuzione di pagamenti e riscossioni senza gestire la liquidità dell’Ente. Abbiamo ascoltato le forti perplessità del mondo delle imprese su questo provvedimento, in particolare le preoccupazioni per gli effetti peggiorativi che si otterranno in termini di velocità e certezza dei pagamenti. Allo stesso modo le stime dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) prevedono una perdita di oltre 300 milioni di euro da parte dei Comuni, già ampiamente penalizzati dai tagli ai trasferimenti effettuati dal precedente governo. Per questi motivi gli amministratori Pd presenteranno una mozione nei diversi Consigli Comunali per chiedere la cancellazione dell’obbligo di trasferimento delle disponibilità liquide depositate presso la tesoreria comunale a beneficio della tesoreria unica nazionale. Oltre a questo chiederemo nuovamente e con forza al Governo che venga modificato al più presto il patto di stabilità, cominciando sia dall’individuare quelle tipologie di investimenti prioritari, come le spese per la messa in sicurezza delle scuole e per le opere idrogeologiche, che devono essere escluse da subito dal patto di stabilità interno, sia dalla possibilità di utilizzare immediatamente i residui passivi per immettere risorse nell’economia territoriale in una fase di forte difficoltà. Maurizio Martina (segretario Pd Lombardia) Matteo Rossi (resp. enti locali Pd Lombardia)

Commenti

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  1. Scritto da angilberto

    Sono certo che i comuni possano svolgere tutte quelle attività che ora lo stato non svolge. Ma sono altrettanto sicuro che gli attuali comuni dovrebbero essere (almeno nella bergamasca) ridotti della metà. 200/300 abitanti non combinano nulla.

  2. Scritto da MAURIZIO

    Il politico è un legislatore e un notaio, non un manager !

  3. Scritto da MAURIZIO

    Secondo gli autori dell’articolo, il Comune dovrebbe, cito, “immettere risorse nell’economia territoriale in una fase di forte difficoltà”. Vi propongo invece di pensare che : 1. il Comune non deve fare proprio nessuna attività economica. Questa è svolta dalla società civile, non dalle istituzioni 2. Il Comune deve ricevere 100 dalle tasse e dare 100 in servizi. Se i soldi non bastano, i servizi non si danno. Punto. Si chiede ai cittadini quali priorità scegliere. 3. Il Comune deve spendere pochissimo per il suo funzionamento. 4. I Comuni dovrebbero, tutti, ACCORPARSI. Non abbiamo bisogno di 8.200 e passa comuni. Ne basterebbero un terzo. 5. Deve essere vietato al Comune fare debiti.

  4. Scritto da Giuseppe

    Però, scusatemi, chi ha approvato quelle norme strangolatrici in Parlamento? E aggiungo, per caso quegli stessi che non hanno saputo controllare enormi ammanchi milionari nelle casse strapiene di soldi dei loro partiti? Poi, mi sanno dire i due intervenuti, della cui onestà intellettuale nemmeno dubito, quale sia il criterio e quale la finalità per cui norme del genere sono state poste e approvate, indipendentemente dalla loro eventuale e successiva modifica?

    1. Scritto da Amen

      Se ti riferisci al patto di stabilità lo hanno approvato TUTTI, da tremonti a prodi a tremonti senza soluzione di continuità.

  5. Scritto da aldo

    sinceramente i comuni sono in passivo per spese inutili e superflue e dettate dal desiderio di fare i grandi con i soldi altrui, ( di cittadini) non si spiegherebbe altrimenti le spese per videocamere e “opere architettoniche inutili, poi in quelli leghisti cartellonistiche in dialetto, strisce verdi ecc ecc