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Strinati: “Io e Albertazzi una sfida su Picasso”

Sabato 25 al Sociale di Bergamo dialogo tra il professore e l'attore in scena in questi giorni al Donizetti con la piéce "Cercando Picasso": "Sarà un confronto stimolante".

La pièce “Cercando Picasso”, in tournée dalla scorsa primavera e in scena in questi giorni al Donizetti per la regia di Antonio Calenda e l’interpretazione di Giorgio Albertazzi, farà parlare di sé anche a Bergamo.

Il regista, da sempre aperto alla contaminazione delle varie arti, fonde pittura, parola, musica, danza, videoproiezione, corpo in un unico progetto di teatro totale, seducente ma anche enigmatico e astratto, in linea con la complessa parabola delle arti visive nel Novecento. “L’arte non è mai casta, se è casta non è arte” è la sfida che Albertazzi-Picasso lancia agli spettatori dal palco e che rilancia all’uditorio che assisterà sabato 25 febbraio al Teatro Sociale (ore 18) nel faccia a faccia tra il maestro del teatro italiano e lo storico dell’arte Claudio Strinati sul tema “Viaggio intorno a Picasso, il ‘900 del teatro e il ‘900 delle arti figurative”.

Abbiamo sentito in proposito il professor Strinati, per lunghi anni soprintendente a Roma e curatore di prestigiosi eventi quale la mostra su Caravaggio alle Scuderie del Quirinale nel 2010.

Qual è il fascino che Picasso esercita ancora oggi sul pubblico?

E’ forse il nome più celebre di tutta l’arte del 900. E’ stato il primo ad aver prodotto un’arte moderna nel senso ancora attuale della parola, che non è imitazione della realtà ma è il prodotto di un ragionamento, di un allontanamento dall’ovvio. I quadri cubisti sembravano “fatti male” rispetto all’idea condivisa per cui un’opera doveva risultare immediatamente bella, chiara, armonica. Per questo è da tutti considerato il padre della modernità: la sua arte è stata un’aggressione vera e propria al senso comune, uno scardinamento della tradizione. Inoltre ha avuto una carriera lunghissima, ha vissuto una specie di “vita spericolata”, ha avuto un’infinità di donne e queste cose piacciono sempre al pubblico. E soprattutto è riuscito a creare almeno un’opera, Guernica, che ha impressionato l’immaginazione di tutto il mondo: che cosa rende più popolare un’artista di un’opera che diventa icona, conosciuta persino a prescindere dalla conoscenza dell’artista stesso?

Si è appena conclusa una mostra su Picasso a Pisa e a settembre torna una nuova antologica a Palazzo Reale. Questi eventi hanno qualcosa di nuovo da dire sul genio del ‘900?

In linea di massima penso di no. Ma è meglio che non arrechino nulla di nuovo! Queste grandi mostre si fanno proprio perché l’artista è molto conosciuto e quando le cose sono molto conosciute c’è un piacere enorme nel rivederle. Ognuno di noi nella sua esperienza personale trova bello e desiderabile ciò che conosce bene ed è inserito nella propria memoria, lo stesso accade con la musica. L’unica condizione è che le mostre non siano addirittura ripetitive delle stesse opere, ma con Picasso non è difficile, ha una produzione talmente vasta…

L’incontro tra lei e Giorgio Albertazzi inaugura il ciclo “Verba manent”, “le parole restano”. Parola e arti visive: un binomio necessario?

Direi di sì. La parola è al servizio di tutte le arti, teatro, cinema, letteratura…intendendo per parola la possibilità di dialogare, di esprimere il proprio parere estetico, che è manifestazione del proprio essere, e di conoscere quello altrui. C’è poi un legame molto importante tra parola e arti visive contemporanee, dove il pensiero di chi ha creato si incontra con quello di chi osserva l’opera concorrendo alla (ri)creazione dei significati dell’opera stessa. La cultura è ricerca, si chiama così perché coltiva la mente e l’unico modo per farlo è scambiarsi parole a vicenda.

Che effetto le fa essere invitato a confrontarsi con il maestro Albertazzi in un gioiello architettonico come il Teatro Sociale?

Mi fa un effetto meraviglioso. Prima di tutto perché ho un grande amore per la città di Bergamo in sé, è un luogo che ho sempre amato tantissimo. Poi il recente restauro del teatro e la possibilità di accedervi e di goderne appieno. E poi Albertazzi… l’occasione di dialogare con una personalità del genere è una cosa talmente emozionante. Non è certo uno che te la fa passare liscia, però anche questo fatto è molto stimolante, ne sono felice.

In “Cercando Picasso” la pittura si fonde con la parola recitata, la musica, il corpo che danza, l’immagine proiettata. Non rischia di essere complicato per il pubblico?

Sicuramente è una sfida impegnativa, ma questo mi pare positivo. Intanto non ci si annoia, poi in uno spettacolo così ricco si possono trovare motivi di interesse che non ci si aspettava. E’ una pièce pensata proprio per trovarsi di fronte all’inaspettato e non c’è dubbio che ciò che maggiormente nutre la nostra mente è quello che non avevamo previsto. Il testo di Picasso cui più si ispira lo spettacolo è il “Il desiderio preso per la coda”, uno scritto enigmatico e surreale.

Esiste una chiave di lettura privilegiata di quest’opera oggi?

Credo di no. Penso che malgrado tutto non ci sia una chiave di lettura risolutiva oggi più valida di prima. Continua a mantenere, a settant’anni di distanza, lo spirito con cui è stato scritto, cioè quello di divagare la mente, di portarla su un piano di instabilità, che è poi l’esperienza surrealista per antonomasia.

Stefania Burnelli

Commenti

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  1. Scritto da mattia

    lo spettacolo è tagliato su misura di Albertazzi, interpretato da un altro non terrebbe. Albertazzi gioca a fare il Picasso ottantenne e gli riesce benissimo. Ma non so che cosa avrà da dire domani se c’è già il critico d’arte a parlare di Picasso.. vabe, lui parlerà di se stesso

  2. Scritto da nino

    chissà da dove viene sta cosa di PIcasso genio assoluto.. e Modigliani allora? e Giacometti? e Pollock?

    1. Scritto da andrea

      è che ci siamo abituati a vedere le sue opere, ma tu pensa uno che all’inizio del ‘900 si trova davanti alle Demoiselles d’Avignon come ritratto al femminile.. più scioccante di così…

  3. Scritto da alessia

    lo spettacolo è davvero strano ma non stanca e la coreografia è eccezionale, le ballerine sono proprio fantastiche

  4. Scritto da dario

    Albertazzi migliora col passar degli anni, da marpione a grande vecchio, me lo ricordo in piazza Dante a declamare da un balcone nel mezzo di un fluire di jazz e luci stroboscopiche… un po’ come Picasso, meno sappiamo di lui come persona e più possiamo apprezzarlo come artista ;-)

    1. Scritto da fux

      bè come artista non si può che apprezzare – lo spettacolo me lo vado a rivedere anche stasera, e mi auguro di arrivare a 60 anni con l’energia che ha lui a quasi 90

  5. Scritto da angela

    “l’arte non è mai casta, se è casta non è arte” SOttoscrivo in pieno!

  6. Scritto da agata

    Lo spettacolo Cercando Picasso è stranissimo, sinceramente io ne sono uscita perplessa – ma ALbertazzi è un mattatore eccezionale, a 88 anni tra l’altro!

    1. Scritto da ciuffo

      sì è straordinario. Il COrriere Bergamo comincia bene: gli ha tolto 10 anni, han scritto “78” anni! fa una bella differenza a quell’età dieci di più o dieci di meno

  7. Scritto da teresa

    L’intervista mi fa venire voglia di andare all’incontro di sabato