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Parimbelli: lascio la banca E a Jannone dico che ne sono orgoglioso

Antonio Parimbelli, notaio, 84 anni di cui 22 passati nel consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bergamo. Per la prima volta si racconta.

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Rompe la sua proverbiale riservatezza e per la prima volta il notaio Antonio Parimbelli, classe 1927, racconta la "sua" Banca Popolare di Bergamo. Oculata, discreta e vicina al territorio. Apre il fascicolo dei ricordi con sincera lealtà. La correttezza che lo ha caratterizzato per una vita gli permette di essere molto sereno con se stesso e di chiudere in attivo il bilancio che sigla il rapporto con lo storico istituto di credito di Piazza Vittorio Veneto. Risponde agli attacchi dell’onorevole Jannone, racconta delle nuove sfide che attendono Ubi Banca e dei prossimi impegni che lo vedranno attivo sul fronte dell’Associazione Amici di Ubi. "Lascio la banca, ma la banca non lascia me" dice. Certo il consiglio della Popolare quando le decisione venivano prese in dialetto bergamasco non c’è più, ma di certo quest’uomo lascia al cuore della banca la franchezza dei pensieri, la lealtà dei rapporti, la riservatezza delle questioni.

Che cosa l’ha spinta a lasciare?

La mia nomina a consigliere della Banca Popolare di Bergamo risale al 27 febbraio 1990 e la mia designazione alla vice-presidenza al 27 ottobre 1992. Da qualche anno, anno dopo anno, mettevo a disposizione del Presidente il mio posto di consigliere. Dopo oltre 20 anni di presenza in consiglio e dopo quasi altrettanti anni di vice presidenza mi sembra giusto chiedere il cambio. Bisogna andarsene quando si è, o ci si sente, ancora vivi. Lo chiede anche l’età. L’interessato non si accorge quando comincia a perdere colpi; è bene essere ricordati ancora con la testa in ordine, o quasi, e allora via. Poi c’è sempre spazio per cercare di essere utili, non solo per la Banca, sperando di essere utile e di non far danni.

Lascia la banca, ma resta al comando dell’Associazione Amici di Ubi. Che cosa cambia per lei?

Evidentemente consigliere Banca Popolare di Bergamo e presidente Associazione Amici UBI sono e restano posizioni nettamente distinte e non comparabili; l’una ti pone all’interno della vita e della gestione della vita della Banca con l’altra, dall’esterno, difendi e sostieni i valori e lo spirito della Banca. E’ molto semplicistico spiegarmi in questi termini; ma per rendere l’idea. C’è un però: ed è che per me personalmente, dentro di me non sento uno sfracello, un gran cambiamento. Questo perchè quegli anni di consiglio, in presa diretta con la vita della Banca, sono stati un’esperienza unica di cui sono grato al Presidente Zanetti e a ciascuno dei consiglieri: tutti mi hanno insegnato tanto. La professionalità di tutti a partire dal Presidente: bisogna conoscere il suo stile per conoscerlo e apprezzarlo: uno stile taciturno, l’attenzione ad ogni argomento; considerazioni enunciate con ordine senza sproloqui e senza sbavature e, su ogni problema, su specifiche analisi di situazioni generali e di persone, sommo rispetto ed estrema discrezione. Così quei consigli una scuola di vita e di rapporti umani, con somma attenzione alle conseguenze decisionali per la Banca. Insomma lascio la Banca ma la Banca non lascia me: l’ho come metabolizzata. Come porto con me le molte persone incontrate: da tutte ho cercato di capire e imparare qualcosa, non le posso elencare per non far torto a chi, per errore, non nominerei. Anche rimanere alla presidenza dell’Associazione Amici UBI indica la mia presenza ininterrotta e consolidata nella condivisione degli scopi fondanti dell’Associazione che sono la valorizzazione dell’identità, dell’autonomia, dell’indipendenza del Gruppo. E poi e poi… Ma basta così.

Il suo posto in consiglio di amministrazione lo prenderà un imprenditore. Così come quello di Fustinoni, un avvocato, sarà preso da un altro imprenditore. Trova che sia giusto che i due seggi del consiglio di amministrazione della banca, ricoperti da un notaio e da un avvocato, passino a due imprenditori?

Escono due professionisti, entrano due imprenditori; imprenditori già ci sono in consiglio. Queste persone però sono, al momento, anche esponenti di importanti gruppi associativi della nostra comunità, sono legati a piccole e medie imprese, a quel tessuto imprenditoriale fondamentale della nostra economia e al quale la Banca rivolge particolare attenzione. Sono convinto che i nuovi consiglieri sono già e, nel tempo, lo saranno ancor di più, in perfetta sintonia con la storia e la funzione delle Banche popolari che sono e restano gli Istituti che meglio vivono e accompagnano l’economia quotidiana, la vita delle aziende.

Com’è cambiata la Banca Popolare di Bergamo dal suo ingresso ad oggi?

 

Molto perchè molto la Banca ha continuato a costruire sulle solide sue fondamenta; che non ha cambiato ma, anzi, ha consolidato. Basta pensare alla crescita costante: le radici Banca Popolare di Bergamo; poi incorporazione del Credito Varesino, l’acquisto di Banca Popolare di Ancona e di Centrobanca; la formazione del Gruppo Bpu e con Gruppo Banca Popolare di Bergamo e Gruppo Commercio Industria fino ad arrivare al Gruppo dopo l’unione con Banca Lombarda Piemontese. Ora c’è il Gruppo UBI ma sono rimaste solide sul territorio tutte le realtà che hanno nel tempo concorso a formare il Gruppo UBI, realtà vive e vitali sul loro territorio d’origine. Viene in mente: “Nulla è così insopportabile all’uomo come essere in un pieno riposo, senza passioni, senza faccende, senza svaghi, senza occupazione. Egli sente allora la sua nullità, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. E subito sorgeranno dal fondo della sua anima il tedio, l’umor nero, la tristezza, il cruccio, il dispetto, la disperazione”. E’ Fernando Pessoa.

 

Quali sfide attendono la nostra banca?

Quelle di sempre: anche quelle verranno affrontate con la solita oculatezza e professionalità.

Ha paura per la Banca Popolare di Bergamo?

No, perchè mai? Sono le sfide che attendono tutti, uomini e Istituzioni: ma è la storia di sempre. Non ci inventiamo niente è sempre stato così, siamo qui a contarla e a fare la nostra parte; senza pensare di cambiare il mondo, cercando almeno di dargli una mano di bianco.

Dalla Banca Popolare di Bergamo a Ubi, un colosso del credito a livello nazionale. Bergamo ed il suo territorio sono ancora adeguati ad avere un istituto di credito di queste dimensioni?

Bergamo ha il colosso UBI ma continua ad avere il suo colosso Banca Popolare di Bergamo quindi è più che mai sul suo territorio così come sono più che mai sul loro territorio gli altri Istituti Bancari che sono confluiti nel Gruppo UBI.

L’onorevole Jannone ha dato vita all’Associazione azionisti di Ubi Banca che ha contestato la gestione dell’istituto di credito. Che cosa risponde?

E’ già stato detto quanto basta: che, se questi sono i risultati di una gestione che con un certo orgoglio si possono raffrontare con quelli di ogni altro Istituto di Credito, non ci possiamo poi lamentare e strapparci i capelli. A parte il fatto che, con la consueta continua gradualità, è sempre in evoluzione la ‘ristrutturazione e manutenzione’, mi si passi i termini, delle strutture portanti della Banca. E l’Associazione Amici UBI vuole incoraggiare e supportare questa evoluzione nella ‘ricerca del miglior modello organizzativo per sostenere lo sviluppo economico e sociale dei territori di operatività della Banca, la valorizzazione di tutte le risorse umane ed imprenditoriali disponibili, nonchè la tutela dei risparmi in esse investiti…’, come recita la finalità che si propone l’Associazione. E’ assicuro, che non riesco a vedere, in questi scopi, sottintesi fini di assalto alla diligenza. Noi associati non ci sentiamo disoccupati o frustrati.

Mi racconterebbe un aneddoto della Banca Popolare di Bergamo?

Per parlare dello spirito e stile di base basta un aneddoto telegrafico: intanto che sono nell’Ufficio dell’allora Direttore, il ragionier Giuseppe Banfi, per l’esame di una pratica, bussa ed entra un impiegato: sottopone molto brevemente il problema ipotizzandone la soluzione. Il Direttore Banfi “allora la vedi questa soluzione? La vedi bene? Vai avanti e arrangiati”. E’ la manifestazione di come veniva creata la piena fiducia nelle persone che venivano allevate nell’ambiente.

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Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Perchè lo stipendio dei massimi dirigienti è aumentato se, a partire dal 2008, gli azionisti hanno perso l’85 % del valore del loro patrimonio e il 55% del valore del dividendo?

  2. Scritto da zanchi l.

    signori che mangiate con i nostri guadagni di un a vita sveglia!! oggi ubi – 5%!!! e zanetti e co che stanno facendo per fermare questo??? basta nascondersi dietro dei paravento, siamo in una bufera: a casa!!!!!!!!!

  3. Scritto da giorgio

    La Fiat ha annunciato la riduzione dei membri del CDA a 9 (nove).
    Per quale motivo il cda di UBI + consiglio di sorveglianza deve garantire una prebenda a una quarantina di persone?
    Siamo sicuri che oltre a uomini integerrimi come il notaio Parimbelli non siedano nel CDA o in altri organi di UBI persone inquisite o che hanno patteggiato reati gravi come corruzione?
    La quotazione di borsa risente anche della fiducia che in media hanno gli azionisti verso chi li amministra.

  4. Scritto da per carità!

    Parimbelli grande professionista e uomo. Tutti orgoliosi di aver avuto uomini così a Bergamo età o non età. Se il dibattito deve essere sull’età meglio Parimbelli a 150 anni che Jannone, la classe dirigente di forza italia Verdini, Cosentino, e amici vari che hanno portato l’Italia sull’orlo della bancarotta.
    Parimbelli – Jannone…Ma per carità povero Parimbelli che deve anche rispondere…e quante cose ci serebbero da dire ..se non avesse lo stile che lo contraddistingue da sempre!!!

  5. Scritto da marco villa

    ma non sarebbe tutto più semplice se , come hanno già deliberato moltissime società quotate nel mondo e in italia, si stabilisse un limite di età per gli amministratori ? nel cda di Ubi ci sono molti ultra ottantenni , come è possibile affrontare l’attuale crisi, il mondo delle tecnologie e di internet a quell’età ??? grazie a bg news per l’interessante dibattito

  6. Scritto da Galimberti

    Parimbelli grande professionista. Persona di altri tempi. Massimo rispetto.

  7. Scritto da aCiDO

    il congresso, ubi…questi salgono su ogni carro basta che garantisca più posti possibili per i propri seguaci e poi si propagano come un virus

    1. Scritto da elena

      propio vero!!! CDO sempre meno interessati alla salvezza delle anime , sempre più attenti ai cda. Anzi forse non sarebbe male cambiare il nome da CDO A CDA !!! BUON LAVORO A BG NEWS

  8. Scritto da ct

    spett.le redazione, c’è un motivo per cui l’intervista a Parimbelli è commentabile mentre quella a Jannone no?
    ci sarebbe tanto da dire sugli strali lanciati da Jannone contro la cdo, pochi giorni dopo che questa lo ha stracciato nel congresso del PDL…

    PS malizioso: ma i membri dell’Associazione azionisti di Ubi, sanno di essere stati iscrtitti? o sono stati cooptati anche loro al bar? ;)

    1. Scritto da ugualepertutti

      esimendomi completamente dal giudizio su entrambe le parti in causa,non posso non concordare con il commento di ct,per quanto molto di parte e fazioso dal punto di vista politico,sulla sostanza dell’equità di trattamento:perchè lasciare l’intervista a Parimbelli aperta ai commenti e “schermare” quella all’onorevole Jannone??
      In questa maniera non si fa altro che porgere un valido pretesto a chi vede la politica e i suoi protagonisti trincerati dietro a privilegi e chiusi ad ogni forma di confronto.
      Senza dire che la redazione stessa non ne esce sicuramente brillantemente.

  9. Scritto da Borsa valori

    Borsa dice :
    Quotazione Ubi 23.2.2007 euro 22,02
    quotazione 23.2.2012 euro 3,73 ………certo la borsa valori non e’ l’unico parametro di valutazione delle aziende……pero’………i soci cosa devono pensare?

  10. Scritto da Ivo

    Con rispetto per la persona, direi che a 84 anni suonati era forse ora di lasciare, cosa che dovrebbero fare anche altri membri.

    1. Scritto da Paolo Comi

      Un Master,non potrà mai sostituire l’esperienza degli anni trascorsi lavorando onestamente.La politica ha rovinato l’Italia ed i politici sono l’emblema di questa Italia che ci meritiamo.

      1. Scritto da Matthew

        che cosa c’entra la politica?
        Il CDA di una banca (quindi anche l’intervistato) devono rispondere dei risultati.
        I risultati sono pessimi (vedi perdita del valore del titolo, vedi articolo Espresso citato da BG NEWS che dimostrava che UBI era caduta più delle altre banche).
        L’intervistato era vicepresidente della banca ed è (ancora) presidente di un’associazione di azionisti. Perchè lui sì e JANNONE (o CRISTIANO DONI, o SAVINO PEZZOTTA o TOM E JERRY) non possono farsi la loro associazione? Forse perchè JANNONE è del PDL?

        1. Scritto da gitantedomenicale

          Sì, forse perchè Iannone è del Pdl. Forse perchè Iannone, da politico, si occupa spesso di finanza e di gestioni patrimoniali, riportando al problema di chi è nella posizione di giocare secondo le regole che si fa ad hoc. Forse perchè quando parla di “merito” d’impresa si rizzano i peli della pelle (i già ricordati Anemone, Verdini, le risate su L’Aquila, ecc. non suggeriscono nulla?). Cosa intende per “merito”, e se intende il merito nel modo corretto, cosa pensa del coordinatore del suo partito, della Scuola Marescialli, del Credito Coperativo? Non si vuole giudicare Iannone, ma il rischio che la sua associazione sia uno strumento di potere con fini diversi dalla tutela dei soci è enorme.

  11. Scritto da giorgio jannone

    Massimo rispetto e gratitudine per il dr. parimbelli , come per tutti coloro che, ad ogni livello, hanno reso grande la popolare. Ma anche ferma convinzione della necessità di garantire, attraverso la nostra associazione, tanto i diritti dei soci quanto il credito e le risorse finanziarie alle imprese che lo meritano. Giorgio Jannone

    1. Scritto da impiegato

      ok Giorgio va bene….ma per i dipendenti che cosa mi dici?
      vorrei capire il tuo punto di vista.

      è ormai tardivo il cambio di atteggiamento degli amici di ubi nei confronti dei dipendenti….Zanetti ha bisogno del ns voto nel 2013 ma NOI non dimentichiamo come ci hanno e ci stanno trattando!!!