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“Ritardi nei pagamenti? Qualcosa ora si muove”

Antonio Misiani, deputato di Bergamo e tesoriere del Pd, interviene sul tema dei ritardi nei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione dopo le parole del presidente di Confindustria Lombardia Alberto Barcella.

Antonio Misiani, deputato di Bergamo e tesoriere del Pd, interviene sul tema dei ritardi nei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione dopo le parole del presidente di Confindustria Lombardia Alberto Barcella.

 

Ho letto con interesse l’intervista di Alberto Barcella.

Le preoccupazioni sulla stretta creditizia sono reali e condivisibili, così come quelle sui tempi biblici con la questione dei ritardi di pagamento, in particolare, rappresenta un vero e proprio dramma per migliaia di imprese che non riescono a riscuotere i crediti che vantano verso il settore pubblico così come verso altre imprese private.

Secondo l’indagine European Payment Index, in Italia una fattura B2C (imprese-consumatori) viene pagata dopo 79 giorni, una B2B (imprese-imprese) dopo 103 giorni e ben dopo 180 se il cliente è la Pubblica amministrazione. Questi valori sono nettamente superiori a quelli medi europei, pari rispettivamente a 40 giorni per il B2C, 56 giorni per il B2B e 65 giorni per la PA.

La perdita su crediti ha raggiunto il valore di 40,88 miliardi di euro e nel 2010 il 2.6 % del fatturato totale delle aziende non è stato pagato.

Con la crisi economica la situazione è complessivamente peggiorata. Nella classifica europea l’Italia detiene il primato negativo dei ritardi di pagamento sia nel settore B2C che nella Pubblica Amministrazione. Per quanto riguarda le aziende siamo al terzultimo posto, dopo il Portogallo e la Grecia.

Secondo la CGIA di Mestre quasi un terzo dei fallimenti di imprese sono da imputare ai ritardi di pagamento. Secondo l’ANCI gli enti locali hanno in cassa circa 4 miliardi immediatamente pagabili ma bloccati dal patto interno di stabilità.

Dal marzo 2011 è operativa una direttiva comunitaria (2011/7/UE) che rafforza la tutela degli interessi dei creditori, definendo tempi certi di pagamento e interessi di mora pari al tasso base BCE maggiorato dell’8%. La direttiva va recepita entro due anni.

Il PD in Parlamento si è da tempo attivato sul tema dei ritardi di pagamento. Il disegno di legge Beltrandi, firmato anche dal sottoscritto e da altri settanta deputati di Pd, Pdl, Udc, Fli e Idv, è stato presentato nell’ottobre 2010 anticipando i contenuti della direttiva e raccogliendo elementi della legislazione francese. A sostegno del disegno di legge sono state raccolte in tutta Italia oltre mille firme di piccoli imprenditori.

A gennaio 2012 trenta deputati di tutti gli schieramenti (tranne la Lega) hanno firmato un appello per sollecitare il premier Monti e il ministro Passera ad accelerare l’attuazione della direttiva Ue. Nel decreto liberalizzazioni il governo Monti ha stanziato 5,7 miliardi per smaltire almeno parte dei debiti commerciali della PA (che ammontano a circa 90 miliardi).

Il disegno di legge comunitaria 2011, approvato in prima lettura alla Camera e attualmente in discussione al Senato, ha infine previsto – all’articolo 12 – una delega di sei mesi al governo per il recepimento della direttiva, allo scopo di accelerare rispetto alla scadenza di marzo 2013. Questa delega è il frutto dell’impegno del Pd, che ha spinto il governo a superare l’idea di accantonare la questione.

Qualcosa si sta muovendo, insomma, anche se la strada rimane lunga e condizionata (per quanto riguarda i pagamenti della PA) dallo stato dei conti pubblici.

La chiave di volta rimane, a mio parere, la revisione del patto interno di stabilità e, soprattutto, l’attuazione della direttiva comunitaria.

Antonio Misiani

Commenti

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  1. Scritto da AM

    Da cittadino/elettore riconosco il lavoro serio senza troppo clamore di Misiani, dalla certificazione dei bilanci di partito ai problemi concreti di finanziamento all’economia reale, agli interventi per i disabili. In mezzo a tanto disastro della politica credo sia dovuto.

  2. Scritto da Daniele Lussana

    L’ultimo capoverso è realmente la chiave di volta. Il Patto Interno di Stabilità sta “uccidendo” i Comuni virtuosi che a lungo andare (non troppo lungo purtroppo) si troveranno nella condizione di ridurre anche i Servizi più essenziali come quelli Sociali per restare nei parametri. Credo che prima di tutto debba essere ridiscusso questo perchè se si riducono (giustamente) i termini sui pagamenti (Imprese <- P.A.) senza una revisione del Patto si rischia di mettere i Comuni nella condizione di dover per forza tagliare servizi e investimenti per poter pagare i fornitori. E’ una battaglia che in Parlamento deve essere portata avanti da tutti i partiti e presto!

    1. Scritto da Alberto

      C’è il piccolo dettaglio che bisogna dire da dove si prendono alternativamente i soldi. Non me ne voglia ma mi auguro che in italia non si facciano più “battagllie” per togliere il bollo , l’ici , diminuire le tasse, 100 miliardi di lavori pubblici o quant’altro : si dica con rispetto degli elettori che voglio fare questo ed i soldi li prendo da lì, con precisione chirurgica. L’altro sistema ci ha portato alla malora.

      1. Scritto da La verità fa male

        Un sistema per non finire alla malora alternativo all’aumento delle tasse esiste, solo che i politici di destra e di sinistra non lo prendono in considerazione. ELIMINARE GLI SPRECHI. Se si è alla malora non bisogna più vivere sopra le proprie possibilità. Basta assunzioni facili di parenti e amici nel Meridione. I Comuni devono svolgere le proprie funzioni affidandosi a personale interno ed evitando di far lievitare inutilmente le spese legali e quelle di consulenza. Si riducano a tutti i livelli il numero dei “rappresentanti del popolo” a partire dai parlamentari. Finiamola di finanziare ogni festa o festicciola e gli “assessorati alla pace” o altre corbellerie simili ….

        1. Scritto da Alberto

          Un altro bel metodo è quello di farle pagare le tasse , un altro ancora è quello di introdurre leggi severissime per la corruzione/concussione, un altro ancora è quello di investire in informatizzazione e standardizzazione dei bilanci del “pubblico” per poter effettuare dei benchmark accessibili a tutti e che creino “segnali” d’indagine.

          1. Scritto da pgb

            Si potrebbero pagare i rimborsi spese elettorali ai partiti con buoni del tesoro decennali, evitando così di vedere i nostri soldi dirottati in Tanzania o negli immobili di Lusi.
            Molte aziende preferirebbero essere pagate in titoli di stato subito che essere pagate fra qualche anno.
            Si potrebbero rimborsare con titoli di stato anche i crediti che i cittadini hanno per rimborsi Irap illegittimamente fatta pagare negli anni passati.
            Dire che qualcosa si muove a chi sta aspettando da anni è prenderlo in giro.

          2. Scritto da Alberto

            I titoli di stato non si inventano : incrementerebbero il debito !

  3. Scritto da Stefano Piziali

    Caro Antonio fa molto piacere che qualcosa si stia muovendo. Sapendoti da tempo sensibile al tema ricordo che il non profit soffre come e anche più delle imprese i ritardati pagamenti di progetti cofinanziati dallo Stato. I ritardi possono anche essere di anni. Nel caso dei progetti di cooperazione internazionale ciò va a discapito della immagine del nostro Paese oltre a pregiudicare l’operatività e la sopravvivenza delle Organizzazioni.