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Breno nella Popolare Jannone: “Ha giocato bene le sue carte”

Giorgio Jannone, presidente dell'Associazione Azionisti Ubi, commenta i nuovi ingressi nel cda della Banca Popolare di Bergamo e promette nuove battaglie.

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I commenti a caldo saranno anche i più rischiosi, ma alla fine sono i più sinceri. Giorgio Jannone lo sa. E corre il rischio. L’occasione è l’entrata di due nuovi componenti del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bergamo, Rossano Breno presidente della Cdo e Paolo Agnelli, esponente di Imprese & Territorio e membro della giunta della Camera di commercio di Bergamo.

Trafelato, tra un volo per Roma e una seduta in commissione in Parlamento, Giorgio Jannone, parlamentare del Pdl, presidente di Pigna Spa e dell’Associazione azionisti di Ubi Banca commenta, pianifica, promette.

Insomma, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa che pare un macigno, ma forse lo deve fare per poter andar dritto verso la meta che si è prefisso. L’onorevole bergamasco conferma che ha “consolidato l’accordo con l’associazione degli azionisti di Cuneo, presieduta da Dario Alfero” e snocciola date: “Abbiamo indetto il nostro consiglio direttivo per il 9 marzo e una conferenza stampa congiunta con Cuneo, all’hotel Mercure, a Bergamo il 12 marzo”.

Che il presidente dell’Associazione azionisti di Ubi abbia in testa una scadenza non è un mistero. “Ormai ci avviciniamo all’Assemblea dei soci di aprile e quindi stiamo elaborando una strategia comune tra i principali gruppi di azionisti organizzati. Approfondiremo una serie di tematiche di notevole interesse sia per i soci sia per tutti i soggetti interessati alla gestione della banca, come i costi, le sofferenze, la crisi delle controllate, il dividendo, le consulenze e molti altri”.

Si trincera dietro un “no comment” sulle voci che vedrebbero addirittura un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, ma poi esce allo scoperto senza difese quando si parla di Rossano Breno, presidente della Compagnia delle Opere, nel cda di Popolare di Bergamo. Onorevole, che ne pensa? “Che è stato bravo!”. Scusi, che cosa intende dire? “Breno prima ha intrattenuto lunghi rapporti con la mia associazione, lui personalmente con parte del consiglio direttivo della Cdo – spiega Jannone –. Poi è andato dai vertici di Ubi, come peraltro aveva correttamente anticipato proprio Bergamonews, a offrire i suoi servigi in cambio del mancato appoggio alla nostra associazione. Di grave c’è che i suoi continuavano a chiedere i nostri dati sensibili e questo mi ha prima insospettito, poi irritato. Comunque, poiché tra l’altro gli azionisti di Ubi, associati alla Cdo, alla verifica dei fatti erano numericamente del tutto irrilevanti, si è proposto bene, ed è stato bravo”.

Beh, confessi: lo dice con una certa ironia. “No affatto – ribatte – io sono un peccatore e ne sono consapevole. Chi si professa cattolico o dice di rappresentare il mondo cattolico, risponde a Dio ed alla propria coscienza. Auguro a Breno, quindi, sinceramente, buon lavoro e spero che la banca possa trarre benefici da questo nuovo ingresso nel consiglio di amministrazione”. Il parlamentare del Pdl non ha mai affrontato il tema della giustizia e, così, appena si citano le vicende giudiziarie che vedono coinvolti alcuni esponenti della Cdo taglia corto: “Sono un convinto garantista e non conosco nel profondo l’inchiesta in corso che ha sfiorato elementi tanto della Cdo quanto del Pdl. Sono certo che la magistratura svolgerà al meglio il delicato compito a cui è chiamata”.

Se con Breno non è mancata qualche frecciata, Jannone è più morbido con Agnelli che difende perché “rappresenta il mondo delle medie imprese e quindi entra con una logica che mi pare assolutamente condivisibile. Auspico che possa farsi portavoce all’interno del cda delle enormi difficoltà che vivono le aziende a cui viene quotidianamente negato credito da parte delle banche”. Le banche dovrebbero aprire di più al credito? “Il vero nodo è proprio questo. Se il sistema creditizio non sosterrà da subito le imprese, l’Italia perderà in pochissimo tempo tutto il proprio tessuto industriale e produttivo”.

Poi l’imprenditore cede il passo al politico. E alla richiesta di un commento sulla riforma delle banche popolari di cui si parla in questi giorni in Parlamento – e di cui Jannone è da sempre primo firmatario di molte leggi – l’onorevole ammette “che sì, sinceramente credo che il sistema vada riformato, ma con la gradualità necessaria, solamente con riguardo alle banche popolari quotate e per tramite dell’approvazione di singole assemblee dei soci”. Anche se sostiene che in questa fase storico-economica la riforma non sia una priorità. E rimarca: “La priorità è il sostegno alle imprese, la salvezza delle aziende italiane e, in ultima analisi, dello stesso sistema creditizio”.

Insomma il pensiero di Jannone è fisso sulla banca. Quindi restiamo in quest’ambito. Dopo Massiah e Zanetti che sperano di poter staccare un dividendo per gli azionisti di Ubi arriva anche l’augurio di Jannone: “Mi auguro di sì, ma l’Eba (European Banking Authority, n.d.r.) ha richiesto l’aumento ad Ubi. Un aumento di capitale di almeno un miliardo di euro, quindi i vertici dovranno decidere tenendo in debito conto questa indicazione. Certo che se si dovesse chiedere ai soci un nuovo miliardo di euro, dopo il miliardo appena versato…”. Anche perché se l’amministratore delegato Massiah sostiene che la banca è “stra-robusta”…. “Io ho a disposizione i dati fino a tutto gennaio 2012 e, sinceramente, tutta questa ‘stra-robustezza’ non la vedo, mi auguro che Massiah abbia davvero ragione e io torto”. L’orizzonte si ampia e lo sguardo si posa sui giudizi di rating delle agenzie che su Ubi sono tutti negativi.

Anche qui, il politico bergamasco si erge a difesa di Ubi: “Io ho un giudizio negativo delle agenzie di rating che hanno valutato con la tripla AAA i titoli Lehmann fino al giorno prima che fallisse – osserva – e ora si permettono di esprimere giudizi come se fossero dei vati inattaccabili”. ll mondo del credito lo conosce molto bene. Anche le persone che ci lavorano, come i sindacati di Ubi. “Li ho incontrati tutti a diverse riprese, anche se talvolta leggo che negano – ammette –. Di sicuro sono molto attenti alla mia iniziativa ed alcuni di loro sono anche molto vicini. Vedremo i voti nelle prossime assemblee”. Ecco, le prossime assemblee sono una scadenza sempre più attesa. Dovremo aspettarci degli scontri? Dei colpi di scena? Nulla di tutto questo. Jannone rassicura: “I rapporti con i vertici di Ubi sono di assoluto rispetto. In qualche caso di amicizia – aggiunge – non c’è nulla di personale. Ma la banca è degli azionisti, grandi e piccoli. Noi, con le nostre associazioni, ne rappresentiamo diverse migliaia, quindi ci siamo fatti e ci faremo sentire in ogni sede, ogni volta che lo riterremo opportuno”.

E da azionista, anche se il titolo Ubi è in grande rimonta con una quotazione migliorata dopo le fosse dei mesi scorsi, Jannone non è soddisfatto: “Siamo molto lontani da livelli anche solo accettabili per gli investitori – conclude – ma sono importanti i segnali di miglioramento certamente dovuti anche all’attenzione sul titolo (e su alcune voci di costo) create dalle nostre associazioni”.

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