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Rosalba Piccinni: bella voce tra il jazz di classe e il pop

Con "Arrivi" la fioraia di Bergamo va ad occupare lo spazio degli interpreti di gran classe di un repertorio non proprio leggero. La play list della settimana per chi resiste alle sirene sanremesi.

ARTISTA: Rosalba Piccinni

TITOLO: Arrivi

GIUDIZIO: ***1/2

Rosalba Piccinni è una gaudente fioraia di Bergamo. Il suo negozio è il più strano che mi sia capitato di vedere. Al posto di rose e margherite ci trovi piante di origine sconosciuta e dal nome impronunciabile, ma il tutto funziona alla perfezione e quando varchi la soglia anche a te, che non sei un esperto, sembra di entrare in un mondo diverso. Perchè Rosalba come tutti gli artisti di talento un po’ matta lo è….(in senso buono naturalmente).

Adesso mi si dice che ha aperto un nuovo negozio, in quel di Milano che ha lo stesso successo del primo. Sono contento per lei. Sempre i ben informati mi raccontano che la passione del canto l’ha scoperta in non più tenera età per merito anche di una nota ostessa bergamasca che tutti conoscono la quale, avendola sentita cantare, l’ha più volte invitata nella propria trattoria ad esibirsi. Non so se questo sia vero, ma suona bene, meglio delle biografie che ho trovato nei vari siti.

Dopo questa prima fase l’ho vista esibirsi via via nelle feste, nelle convention aziendali, quale supporto di artisti noti (Gino Paoli se non ricordo male) in un crescendo che è stato conseguenza naturale dei suoi meriti artistici. Il repertorio nella quale l’ho vista cimentarsi è abbastanza ampio anche se, personalmente, la prediligo quando si esibisce negli standard jazz. Trovo che la sua voce rappresenti una sintesi ben riuscita delle sfumature nostalgiche che la musica afro americana ha.

Ora, dicevo, Rosalba si è trasferita a Milano, ha aperto un nuovo negozio all’interno del quale a volte si esibisce a beneficio della sua fortunata clientela.

Rosalba è un po’ matta… in senso buono s’intende. Qualche giorno fa mi arriva un suo sms nel quale mi invita alla presentazione del suo primo disco: l’incipit è assai originale e cita “Buongiorno!!!!! finalmente ho partorito il mio primo disco…”. Rosalba non sa che scrivo su Bergamonews. Ma mi conosce e sa, ovviamente, che l’ammiro.

Il disco si intitola Arrivi, non l’ho trovato nei negozi (ed è un peccato) ma l’ho scaricato da I.Tunes. Ero curioso circa il genere. L’affetto che provo nei confronti dell’artista mi ha imposto un ascolto attento. Non mi piace parlar male dei dischi, piuttosto non ne parlo, è una questione di rispetto del lavoro altrui. Avendo poco tempo a disposizione, quel poco preferisco usarlo per far conoscere lavori meritevoli di attenzione.

Nei confronti del disco di Rosalba avevo qualche pregiudizio prima dell’ascolto: dentro di me pensavo che comunque sarebbe stato auspicabile un po’ più di coraggio viste le doti vocali della nostra. Insomma tutte quelle cose che si dicono quando non si vuole parlare male di un lavoro che non piace. Un conto è sentirla dal vivo in cover di brani, mi dicevo, dove può esprimere al massimo le sue doti vocali, un conto è ascoltarla in brani inediti. Quindi ho ascoltato ripetutamente le canzoni per essere certo di non sbagliarmi e il disco mi è piaciuto. Le canzoni sono nettamente al di sopra della media, gli arrangiamenti assai eleganti e le interpretazioni di grande livello. Rosalba va ad occupare uno spazio nella canzone italiana rimasto libero, ovvero quello degli interpreti di gran classe che si esibiscono in un repertorio non proprio leggero, con uno sguardo verso il jazz ed un altro verso il pop più sofisticato. Insomma quello spazio che negli Stati Uniti è presidiato da artisti come K.D. Lang o Shelby Lynne e che in Italia, nel passato, ha visto venire alla luce artisti sottovalutati come Grazia Di Michele e, ai giorni nostri, Chiara Civello. Tutte comunque artiste che pagano un debito più o meno grande a Dusty Springfield (a proposito, Rosalba, hai mai pensato alla cover di The Look of Love per il tuo repertorio?)

Se posso muovere un appunto, l’unico, è che in alcuni passaggi il riferimento a Mina è un po’ troppo marcato, mentre un pregio è quello che la lunga gavetta ha portato Rosalba a navigare ripetutamente le strade del jazz e del blues contribuendo alla formazione di un gusto assai raffinato, sicuramente riscontrabile in pochi(e) altri(e) cantanti nazionali. Di estrazione jazz sono quasi tutti i musicisti che la accompagnano e che sono Moreno Pirovano ( pianoforte, basso e chitarra elettrica), Lorenzo Caperchi (elettronica e loop station), Vittorio Marinoni (batteria), Marco Brioschi (tromba), Dario Faiella (chitarra elettrica) e Riccardo Fioravanti( contrabbasso); partecipa alle incisioni un’altra gloria bergamasca (almeno di residenza) Tino Tracanna, grande sassofonista meno bravo come tennista ( !!???).

Gli arrangiamenti degli archi (raffinatissimi e mai stucchevoli come troppo spesso accade) sono affidati a Borgar Magnason, già collaboratore di Elisa e di Bjork. Il disco, infine, è arrangiato e prodotto da Lorenzo Caperchi ( Gian Maria Testa, Marco Paolini, e Mercanti di Liquore).

Venendo ai singoli brani. L’apertura è affidata a Mondi Paralleli, una ballata con il piano in bell’evidenza e un assolo di chitarra abbastanza inusuale nel contesto generale del disco. È una delle rare occasioni in cui il tappeto sonoro prende il sopravvento sulla voce della cantante. In Un altro potere, Rosalba assume le redini del comando e sfodera una bella prestazione vocale. Il brano non è tra i migliori dell’album ma si fa ascoltare comunque con piacere.
Cenere ha una melodia vincente, l’arrangiamento, come al solito, sopra la media e l’interpretazione coinvolgente. Tua è la cover di un vecchio brano di Jula De Palma, eseguita in trio con i soli Dario Faiella e Riccardo Fioravanti: qui il “profumo” (e mai termine fu più appropriato al caso) è quello dei vecchi varietà in bianco e nero con Johnny Dorelli, Alberto Lupo etc.

La Fine di Domenica un brano di grande atmosfera, con un bella melodia: l’interpretazione è sentita, la voce ha sfumature sulfuree; il confronto con Betti Lavette non è irrispettoso e il fantasma di Mina dietro l’angolo. Uno dei miei brani preferiti.

Goodbye mio Re è più leggera e meno ricercata, però la melodia resta in mente e l’assolo di tromba è magnifico. La voce filtrata dà un tocco di novità rispetto al resto del disco. La title track è di grande atmosfera e cantata magnificamente e l’accompagnamento musicale è assai ricercato. La melodia cattura e il piano disegna linee melodiche assai affascinanti.

Abbracci eterni è introdotta dalle note di una chitarra quanto mai seducente, il brano ha un bel ritmo e la voce di Rosalba è convincente come sempre. Il riferimento potrebbe essere a qualche lavoro di Marina Rei. Vento è un brano di atmosfera basato tutto sulle capacità interpretative di Rosalba ed anche in questo caso una volta giunto a termine la sensazione che si prova è di estremo piacere. Noi potrebbe essere uscita da uno dei lavori di Raf, bello… un brano un po’ di maniera ma senz’altro di classe.

Lontano da Qui è una ballata molto gradevole con un refrain che resta in mente.

In definitiva Arrivi è un bel disco, superiore alla media dei prodotti del mercato discografico nazionale, mille miglia distante dalla maggior parte dei lavori delle eroine dei talent show che tanto vanno per la maggiore. Il contributo di musicisti straordinariamente bravi è essenziale alla riuscita del disco. Se posso offrire un suggerimento, Rosalba non dovrebbe avere paura di sbagliare e quindi dovrebbe dare un po’ più spazio al suo estro, quello che ho apprezzato nelle sue esibizioni live. Comunque una prova discografica di qualità, e una artista da incoraggiare. In bocca al lupo!!

Brother Giober

Se non ti basta ascolta anche

Shelby Lynne: I am Shelby Lynne

K.D Lang: Live By Request

Dusty Springfield: Dusty in Memphis Live by Request

Legenda Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** niente male!

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

Altro (dischi dimenticati, nascosti, ma meritevoli di menzione, oppure no)

The Roots – Undun: ***1/2 Ecco un gruppo che ha molto meno successo di quello che meriterebbe. I Roots sono un gruppo Hip Hop che concedono ben poco alle mode. Integerrimi, rappresentano nei loro dischi la vita del ghetto, utilizzando stili tra loro diversi ma riconducibili tutti alle radici afroamericano. Questo disco come tutti i precedenti è di livello assai elevato. Un palmo sopra tutte le altre composizioni è Sleep , un rhythm and blues da favola.

Il Teatro degli Orrori – Il mondo nuovo: **1/2 Sono incensati dalla critica. Non ho letto ancora una recensione che li riguardi negativa. Personalmente non mi intrigano più di tanto. Gli riconosco un coraggio fuori dal comune tanto. Non escludo che sia un fatto anche generazionale.

Sean Costello – At His Best Live: ***1/2 Una delle tante premature scomparse del rock. Sean Costello è morto circa tre anni fa un giorno prima del suo compleanno per “overdose “. Cantante e chitarrista, il suo repertorio naviga tra il rock cantautorale e il blues. L’avevo scoperto qualche anno fa trovando un suo disco del 2005 di una bellezza cristallina. Tra le varie composizioni ricordo una grande cover di Simple twist of fate. Qui ripropone i suoi successi dal vivo. Il risultato è molto buono ma le composizioni non riescono a prendermi più di tanto. Non  escludo che sia anche un fattore generazionale.

Play List : Lontani da… Sanremo! (ovvero resistere alle tentazioni)

Premiata Forneria Marconi – Impressioni di Settembre

Banco del Mutuo Soccorso – Non mi rompete

Pino Daniele – Se mi vuoi

Francesco de Gregori – Pezzi di Vetro

Edoardo Bennato – Feste di Piazza

Paolo Conte – Via con Me

Fabrizio de André – Amore che vieni amore che vai

Antonello Venditti – Notte prima degli Esami

Vinicio Capossela – Scivola vai via

Lucio Battisti – Nel Cuore nell’Anima

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