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Preziosi restauri: “Cresce l’attenzione alle collezioni Carrara” fotogallery

Il restauro, a cura del Rotary Bergamo Sud, di 5 capolavori della raccolta Lochis offre al conservatore della Carrara l'occasione di fare il punto sulle trasferte e le prospettive dell'Accademia cittadina.

Mentre si preparano nuove trasferte eccellenti per i quadri della Carrara, al Museo Puskin di Mosca in aprile e in maggio al Metropolitan di New York, procedono le iniziative in vista della riapertura del civico Museo nel 2013.

Il Rotary Club Bergamo Sud si fa carico del restauro di un gruppo importante di dipinti e la squadra di lavoro del Museo e della Soprintendenza guida il progetto di recupero e manutenzione delle opere della nuova Pinacoteca.

Abbiamo sentito in proposito Giovanni Valagussa, conservatore responsabile del Museo dell’Accademia Carrara.

L’idea di intervenire grazie al generoso intervento del Rotary su cinque capolavori della raccolta Lochis rispecchia un possibile nuovo assetto della Pinacoteca, non cronologico ma per collezioni?

Non necessariamente. Sui quadri che hanno la stessa provenienza collezionistica, come in questo caso, riusciamo a fare anche un discorso di storia della conservazione. Questi dipinti furono fatti restaurare dal conte Guglielmo Lochis, poi subirono vari interventi a fine ‘800 e di nuovo i restauri di Mauro Pellicioli negli anni Trenta, fino a qualche risanamento più recente in occasione di mostre itineranti della Carrara. Fare un raffronto tra quadri che hanno avuto una comune storia conservativa rende più facile decidere come intervenire. Ciò non significa che la Carrara sarà riallestita per collezioni. Per lo meno oggi non siamo ancora in grado di dirlo.

Oltre all’appartenenza a un gruppo omogeneo, quale è l’interesse artistico specifico di queste cinque opere?

Sono quelli che in inglese si direbbero gli highlights del corpus quattrocentesco della collezione, le opere più importanti che di sicuro saranno inserite nel percorso della rinnovata Pinacoteca. Si tratta di capolavori assoluti di Crivelli, Bergognone, Bembo, Bellini, Bugatto. L’attenzione è principalmente su questi, però la cifra stanziata dal Rotary consente anche un lavoro complessivo di revisione, manutenzione e controllo sugli altri quadri del nucleo più antico della raccolta Lochis.

A Bergamo non si è parlato tanto delle collezioni della Carrara come da quando il Museo è chiuso. Anche gli sponsor non si erano mai così impegnati nei restauri. Solo in occasioni straordinarie ci si rende conto del valore e della qualità di ciò che abbiamo?

E’ così. E’ vero che la Carrara era anche stata molto ferma negli ultimi anni come situazione museale, mentre era molto attiva sul piano delle mostre. Avevamo cioè un museo con un allestimento fermo al 1955, quindi non propriamente modernissimo. Mentre il fronte mostre era vivace: dal 1996, anno del bicentenario, Rossi aveva puntato sulle esposizioni temporanee grazie all’altro edificio che poi è diventato Gamec, ma che in realtà era nato soprattutto come spazio mostre della Carrara. Lotto, Caravaggio, Fra Galgario gli eventi principali. Oggi, con la chiusura del Museo si è ricominciato a parlare proprio delle collezioni permanenti e l’attenzione è cresciuta.

Mai in passato un così alto numero di opere aveva lasciato via S. Tomaso per essere esposto altrove. Nell’incontro e confronto con le istituzioni che ospitano i prestiti della Carrara avete acquisito modelli o esperienze utili per ripensare il nostro Museo?

Sicuramente sì. Intanto nella modalità di scelta delle opere, perché sono state esposti quadri che qui erano nei depositi e che invece sono importanti e interessanti. Poi dal punto di vista dell’allestimento: alcune soluzioni sono state particolarmente belle proprio sul piano architettonico e quindi ci hanno aiutato a capire come si potrebbe ragionare sull’allestimento della Carrara. In particolare questo di Canberra, che è molto studiato, molto elegante e ricco, ma anche quello di Caen in Normandia nel 2012 di cui non si è parlato molto ma che era davvero ben fatto.

Per conservare e valorizzare l’eccezionale patrimonio del Museo ci vuole senz’altro un impegno civico condiviso tra privato e pubblico. Ritiene si stia facendo abbastanza da entrambe le parti?

In questa fase direi proprio di sì. Abbiamo risorse limitate, come chiunque, ma non è che si possa fare tutto insieme. In questo momento mi pare che l’attenzione sull’Accademia Carrara sia veramente ai massimi livelli da parecchi anni a questa parte.

Un ripensamento sul significato e sulla funzione che la Carrara dovrà avere per Bergamo e per tutto il territorio.

Vogliamo che il nuovo Museo sia all’altezza dei migliori musei internazionali. Questa è una delle pinacoteche più importanti d’Italia e non è che debba inventarsi un nuovo ruolo, ha già la sua funzione di museo di eccellenza. Il punto è renderla soprattutto più accogliente, perché entrare in Carrara prima dava un effetto un po’ polveroso. Se si riesce a rendere gli ambienti più gradevoli e godibili, poi le opere parlano da sé.

Stefania Burnelli

Commenti

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  1. Scritto da dario

    il tecnologico ed il digitale in una pinacoteca di valore assoluto come la Carrara c’entra ben poco, certo entrare ad ammirare le opere non aveva alcunchè di polveroso, superata la botta dell’ingresso poco curato e del personale messo lì a ciondolare, problema più che altro dipendente dalle figure di responsabilità magari di grandi cognizioni artistiche ma prive di capagità gestionali…

  2. Scritto da K.

    ho visto i quadri in allegato, uno famosissimo, come mai non sapevo neanche che erano della Carrara?

    1. Scritto da vito

      si vede che la Carrara non l’hai mai visitata

  3. Scritto da Tuditanus

    Che fine ha fatto il Polo della Cultura previsto alla ex-caserma Montelungo? Nel dimenticatoio?

    1. Scritto da vito

      mi sa che quelle erano solo belle parole, ben che vada ci faran case o un albergo, mal che vada ci faran un supermarket

  4. Scritto da jack

    per me l’apertura della Carrara slitta ancora

  5. Scritto da tiziana

    “muffoso”? e perché mai, noi ai musei ci portiamo le scuole e sono sempre interessate. Sta mania che occorre essere digitali a tutti i costi sta rovinando l’intelligenza delle gente

  6. Scritto da lily

    sì, ma numeri come quelli di Canberry qui a Bergamo ce li sogniamo: il fatto è che il “Museo” da noi è pensato già come qualcosa di “meffoso” nella mentalità corrente. Occorrerebbe qualcosa di veramente tecnologico a fianco delle collezioni per dare ripresa alla nostra Carrara

    1. Scritto da fil

      Ossia ci vorrebbe qualcuno che sa come fare questo lavoro. Evidentem a Bg o prevalgono altre ….”competenze”, o non ce ne sono, o i politici sono miopi. O tutte ste tre cose assieme

  7. Scritto da lina

    Speriamo che la rinnovata Carrara dia degno lustro a questi capolavori

  8. Scritto da roberta

    Meno male che ci pensa il Rotary… abbiamo testo che il mondo ci invidia, per fortuna qualcuno qui da noi se ne accorge