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Da Mutti a Donati La fortuna di Zamparini profuma di orobico

Mutti, Barreto, Donati, Migliaccio e Budan: il Palermo di patron Zamparini vola anche grazie ad un gruppetto di ex atalantini che i tifosi nerazzurri conosceranno molto bene.

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A Palermo il carnevale quest’anno ha un sapore particolare. Più dolce del solito ci verrebbe da dire. Già, perché se un personaggio come Maurizio Zamparini arriva a incensare il proprio tecnico (lui che di allenatori ne ha cambiati 22, leggasi ventidue, in meno di 10 anni) paragonandolo addirittura a Josè Mourinho, forse significa che qualcosa sull’isola siciliana è cambiato. O quantomeno sta cambiando. Il mister elogiato dal presidente mangia-allenatori per eccellenza è il “nostro” Bortolo Mutti da Trescore Balneario, lui che, chiamato a sostituire Devis Mangia il 19 dicembre scorso, è riuscito a trasformare un Palermo in crisi d’identità facendolo diventare una squadra di calcio. Come? Anche grazie a un colpo di mercato che avrà sicuramente lasciato un pizzico d’amaro in bocca ai tifosi nerazzurri. Esatto, avete indovinato: stiamo parlando di quel Massimo Donati che tre anni fa sembrava ad un passo dal ritorno a Bergamo. Proprio lui che sotto l’ombra delle Mura Venete ha vissuto le stagioni più esaltanti della sua comunque brillante carriera (1999-2000, 2000-2001 e 2006-2007) e che nell’estate del 2009 avrebbe firmato anche delle carte false pur di tornare ad indossare la maglia nerazzurra. Allora, però, la trattativa (iniziata e mai portata a termine nonostante la volontà del centrocampista friulano di tornare bergamasco) fu abbandonata sul più bello dal dt atalantino Carlo Osti (“Non ho mai amato i cavalli di ritorno” dichiarò in una conferenza stampa divenuta, suo malgrado, famosissima per la frase in questione), che con quella mossa iniziò la sua parabola discendente nei gradimenti (allora piuttosto alti) dei tifosi orobici, parabola che toccò il fondo con la celebre uscita del “retrocedere, una volta ogni 3-4 anni, per l’Atalanta è fisiologico”.

A dare man forte a Donati in queste ultime uscite dei rosanero ci sta pensando un altro elemento che i tifosi atalantini conosceranno benissimo, ossia Edgar Barreto: il paraguaiano, prelevato in estate dal Palermo in cambio della cospicua cifra di 8 milioni di euro, con l’arrivo del centrocampista friulano si è letteralmente trasformato, tornando quello che aveva convinto Zamparini a staccare il pesante assegno lo scorso 31 agosto. Non è un caso, quindi, se il Palermo abbia ripreso a volare anche grazie all’innesto di un Donati che a Bergamo potevamo vedere con la maglia nerazzurra già tre anni fa nel pieno della sua maturità calcistica.

A proposito di centrocampisti decisivi, non possiamo dimenticarci di Giulio Migliaccio, altro pezzo da novanta di questo Palermo lanciato nel calcio che conta proprio dall’Atalanta.

Cambiando reparto, invece, citiamo anche la rinascita di un certo Igor Budan che con la casacca atalantina ha regalato diverse emozioni ai tifosi del Comunale, uno che prima dell’arrivo di Mutti sulla panchina rosanero sembrava addirittura un ex calciatore e che ora, invece, è diventato una pedina inamovibile dello scacchiere palermitano. Una resurrezione, quella del croato, che ha dell’incredibile.

Del suo roccioso centrocampo, del suo bomber ritrovato e, soprattutto, del suo Josè Mourinho bergamasco ora può gongolare Maurizio Zamparini. Tocchi ferro (o quello che preferisce) il buon Lino: noi mica gliela vogliamo tirare, ma conosciamo tutti molto bene le lune del patron rosanero, uno che il 4 settembre scorso definiva Mangia (esonerato poco più di quattro mesi dopo) il “mio Guardiola”.

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