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Sanremo, cosa resterà? Fiumi di parole e la farfalla di Belen

Luca Viscardi, inviato di radio NumberOne, commenta il day after del Festival dei fiori e critica i giornalisti che, nonostante un bel po' di piacevoli canzoni, hanno concentrato l'attenzione su tutt'altro.

Sembra "the day after", una specie di giorno dopo la fine del mondo quello che arriva dopo l’ultima serata del Festival.

Certo, è una sensazione tipica di chi è addetto ai lavori e la scorsa settimana si è trasferito in Liguria, godendo dei 6 gradi in più che ha mediamente offerto la città dei Fiori, ma penso anche di chi ha vissuto come spettatore, volontario o involontario, alla kermesse più chiacchierata dell’anno.

Fiumi di parole che riescono ad offuscare anche le note, che in realtà dovrebbero essere protagoniste assolute di quello che si chiama ancora "festival della canzone italiana".

A me Sanremo sembra un gigantesco paradosso, che si snocciola per circa una settimana in mezzo all’isteria generale, soprattutto quella dei giornalisti, che vorrebbero essere protagonisti più del presentatore o dei cantanti in gara. E alla fine si finisce per fare un festival che insegue il giudizio positivo dei giornalisti, perché "l’aria" che tira sui giornali è fondamentale per reggere alle cinque serate, poi qua e là si mettono le canzoni, ma solo perché non è possibile rinunciarvi.

Provate a pensare alla dinamica degli ascolti di questo festival: prima serata col botto, i quotidiani impallinano Celentano e le scelte della radio, comincia una discesa inesorabile, fino all’ultima serata in cui, tutto sommato, contava solo quello che avrebbe detto Celentano.

Lo scorso anno, invece, tutti avevano accolto positivamente Gianni Morandi, con giudizi che forse non erano nemmeno del tutto giustificati ed è stato un crescendo di ascolti fino al picco incredibile di Roberto Benigni e la successiva chiusura trionfale.

Chi farà il prossimo festival non dovrà mai dimenticare che il primo obiettivo è piacere alla sala stampa.

Ciò premesso c’è la sequenza di canzoni, che tutto sommato non erano nemmeno così male: rispetto agli anni di Baudo o della Ventura, abbiamo molte canzoni che continueranno a suonare alla radio, ci sono 8 canzoni su 10 nella top di iTunes che provengono dal Festival di Sanremo, ci sono tre giovani su otto che sono molto interessanti e che bisogna tenere d’occhio.

Avessi votato da solo, avrei fatto vincere Noemi, seguita da Francesco Renga e poi da Arisa, ma sono condizionato dal giudizio del tutto personale che ho nei confronti di Emma, che trovo un po’ "arrogantella" per l’età che ha e i risultati raggiunti fino ad oggi. Vincere una versione modificata della "corrida", quale è "amici" è un buon biglietto da visita ma nulla di più; lei si comporta come avesse vinto i Grammy Awards per tre anni di fila, bontà sua.

Tra i big, chi secondo me non ha avuto il giusto apprezzamento è Irene Fornaciari, che aveva un pezzo molto forte, che suonerà molto alla radio. Lei purtroppo non ha una grande presenza scenica e devo dire che nemmeno si aiuta in questo senso, forse porta anche il peso molto forte dei sospetti di favoritismi sollecitati dal papà (a cui non credo molto), ma la canzone è senza dubbio forte; l’ha scritta per lei Davide Van De Sfroos, trionfatore morale lo scorso anno con Yanez.

Nei giovani ho apprezzato tantissimo Erica Mou, l’ultimo talento individuato da Caterina Caselli, che è l’unico vero discografico rimasto in Italia e che ha centrato negli anni colpi come Andrea Bocelli, Negramaro, Elisa, Malika Ayane e Raphael Gualazzi. Erica scrive e interpreta in modo molto interessante, avrà sicuramente spazio.

Cosa rimarrà di questo festival? Forse la farfalla di Belen più delle canzoni, ma è inevitabile che accada se vendere spot è obiettivo primario rispetto a quello di vendere dischi.

Smettiamo però (noi che scriviamo di festival) di fare la parte di quelli che si scandalizzano; stiamo diventando macchiette da avanspettacolo.

Luca Viscardi

Commenti

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  1. Scritto da mario59

    Faccio notare che sulle reti Rai, non trasmettono solo San Remo o l’isoladei famosi..ci sono anche trasmissioni serie e educative…e altre che danno noia ai potenti, perchè si impegnano ad aprire gli occhi alla gente comune su quali siano gli intrallazzi che molti disonesti attuano a scapito degli altri.
    Poi ognuno è libero di informarsi come e dove vuole, io personalmente preferisco una trasmissione come presa diretta, o report, piuttosto che striscia la notizia, dove si scherza anche su argomenti, che di umoristico non hanno proprio nulla.

  2. Scritto da bergamasc

    resta che…per fortuna ad aprile vado a vedere i finlandesi Nightwish al forum di Assago….chi non li conosce li cerchi su youtube…ve ne innamorerete…come è successo a me…altro che Celentano!

  3. Scritto da La verità fa male

    Purtroppo oltre alle farfalline e alle parole di Celentano (che prima o poi finiscono nel dimenticatoio) resta, se è vero quello che dicono alcuni giornali, un introito di pubblicità che non è stato nemmeno in grado di coprire i costi di gestione dell’evento. Restano quindi altri tre o quattro milioni gettati al vento dal carrozzone RAI. Io mi domando cosa aspettino i governi, di destra di sinistra o tecnici, a privatizzare immediatamente la RAI e a porre fine a questi sprechi assurdi. E finiamola con la storiella del “servizio pubblico” perchè tra parolacce in diretta, farfalle al vento e sproloqui di Celentano di servizio pubblico non è rimasto proprio niente

    1. Scritto da Carlo Pezzotta

      In Inghilterra il servizio pubblico televisivo funziona benissimo. Anche loro pagano il canone e le trasmissioni sono soggette a un controllo serio. In Italia si fa di tutto per vendere la televisione di stato a Berlusconi. Meglio vedere la gnocca di Belen appena appena coperta che vedere la dalla Chiesa o la Defilippis. La RAI non è solo la gnocca di Belen. Vi sono trasmissioni molto serie e molto importanti, solo che si preferisce vedere “l’isola dei fangosi”. Basterebbe che l’audience, venisse meno a certe trasmissioni per far cambiare aria, ma questo è in mano a chi paga il canone e la maggior parte preferisce l’isola dei fangosi e il festival; basti guardare i dati auditel.

      1. Scritto da La verità fa male

        Alcune considerazioni 1) difendere il baraccone RAI è impresa eroica, significa difendere l’indifendibile; tra l’altro le televisioni di Berlusconi, con un terzo dei dipendenti, fanno esattamente quello che fa la RAI 2) si potrebbe adottare una soluzione del tipo: una rete pubblica interamente finanziata con il canone, senza sponsorizzazioni pubblicitarie e che libera da obblighi di audience e dalla dittatura pubblicitaria si dedica esclusivamente a informare con trasmissioni serie e culturali; le altre due televisioni siano privatizzate 3) fu indetto un referendum popolare nel 1995 in cui gli elettori votarono a favore della privatizzazione

        1. Scritto da e

          magari sarebbe anche il caso di vedere come mai mediaset ha accresciuto introiti e fatturati pubblicitari negli anni a scapito di rai…visto che ha guidato per quasi due lustri il governo. Che il servizio pubblico possa migliorare non ci piove, dire che è da vendere (come ha scritto lei prima, e poi ha un po’ modificato) è ben altro.

          1. Scritto da La verità fa male

            1) il problema non è che i fatturati di Mediaset sono aumentati, il problema è che le spese RAI non sono mai diminuite perchè negli ultimi 40 anni i governi di destra e di sinistra non ci hanno nemmeno provato a sbaraccare il baraccone (o almeno a razionalizzare spese e organici) 2) il servizio pubblico non deve migliorare (mi chiedo che senso ha la parola “migliorare” di fronte a gente che dice parolacce in diretta TV); deve semplicemente tornare a informare e a fare cultura, sbarazzandosi dei personaggi che in diretta TV danno vita a sproloqui e parolacce, altro che pagare loro compensi milionari. Se la RAI non torna a fare informazione seria, la si privatizzi che è meglio

          2. Scritto da trilly

            Condivido tutto appieno!!! ….è ora che basta di voler copiare quello che fanno gli altri con la TV trasch. La RAI se vuol fare la TV pubblica deve fare tutto e di più con il rispetto per il pubblico che vuole essere coerente e acculturarsi. E tutti questi milioni che viaggiano come noccioline, pensate a quanti giovani che son disoccupati e meritano rispetto per le loro lunghe code di attesa, nella speranza di lavoricchiare e forse portare a casa anche solo 3/400,00 o 500,00 € al mese.

          3. Scritto da e

            si ma non è compito di chi amministra, politici e manager nominati, fare CERTE scelte? Ergo, Berlusca per venti anni….prima da competitor poi da responsabile politico (oltre che padrone della concorrenza).
            Buon senso a buon mercato non porta a molto, abbia pazienza. Sw. Remo lo vuole o no?

  4. Scritto da Carlo Pezzotta

    EVVIVA IL FESTIVAL DELLA GNOCCA!!!