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Quell’incontro con Davigo mentre nasceva il pool di Mani pulite

Tarda estate '91, il magistrato milanese rivelò: "Il procuratore capo Borrelli ha fatto una scelta rivoluzionaria che porterà a una vera svolta".

Da almeno due mesi, praticamente da dopo le vacanze natalizie, giornali, siti web, periodici di ogni tipo, riviste varie, celebrano il ventennale di Mani pulite.

Non si sa più come approfondire, cosa trovare di speciale, di sconosciuto, di insolito, due decenni dopo (che sembrano secoli, ma a volte minuti), due decenni dopo la scoperta “ufficiale” del malaffare politico-imprenditoriale, dopo la rivelazione degli accordi sottobanco tra i partiti e i titolari delle aziende che si assicuravano appalti pubblici.

Si è detto di tutto e di più, si sono intervistati i protagonisti, positivi e negativi, della tangentopoli nazionale del 1992. Si sono espressi economisti, politologi, sociologi, psicologi perfino: tutti a cercare di capire se Mani pulite sia stata un bene o un male, un inizio o una fine, una verità o una manipolazione, una rivelazione o un complotto…

Non so, quindi, cosa aggiungere alle decine di pagine fin qui scritte a riassunto e spiegazione di quel momento storico per l’Italia, di quel 17 febbraio 1992, quando venne arrestato il “mariuolo” Mario Chiesa con una mazzetta maldestramente gettata nel water per sfuggire ai controlli.

Non so che corde toccare, che originalità andare a sfrugugliare.

E allora mi limito a raccontarvi un micro-episodio che riguarda me, ingenua e “moralista” giornalista di provincia, da poco assunta all’Eco di Bergamo, attenta al malcostume di cui tanti parlavano già allora, all’alba degli anni Novanta.

Ebbene, era la tarda estate del 1991 quando, con l’amico Silvano che conosceva un pochino la procura milanese, mi recai al palazzo di giustizia del capoluogo lombardo: avevamo appuntamento con un certo Piercamillo Davigo, allora sconosciuto ai più.

Volevamo, armati del nostro spirito “legalista”, invitarlo a Bergamo per un incontro con Gianni Barbacetto ed Elio Veltri, autori di “Milano degli scandali”, un libro-inchiesta che raccontava tante malefatte tra politica e imprenditoria, malefatte denunciate più volte e spessissimo conosciute, ma di fatto lettera morta a tutti i livelli, soprattutto quelli giudiziari.

Davigo si dimostrò molto disponibile: chiacchierò amabilmente con noi e accettò l’invito: il faccia-a-faccia poi non si realizzò per colpa della nebbia, che allora c’era ancora e impedì la trasferta dei relatori milanesi.

Ma la cosa bella, quella che ricordo ancora oggi come una piccola-grande rivelazione fu un’altra.

All’uomo di legge io chiesi, con una certa sfacciataggine, come fosse possibile che le denunce esplicite contenute nel libro e nei tanti articoli della rivista Società Civile, non fossero mai approdate a nulla, come se non fosse vero che c’era del marcio tra politica e affari a Milano, in Lombardia, a Bergamo anche.

Ebbene la risposta del mio interlocutore fu banalissima, disarmante e insieme tanto premonitrice: “Sa – mi disse – fino a ieri noi magistrati milanesi eravamo tutti oberati di lavoro, lavoro spicciolo, meschino anche. La stragrande parte del nostro tempo è spesa su micro-reati, per farle capire sugli assegni a vuoto: sciocchezze che portano via enormi risorse alle cose importanti”.

Però, mi annunciò, e lo vidi contento, “adesso qualcosa è cambiato, ed è qualcosa di importante. Il mio collega Saverio Borrelli, poco dopo la nomina a capo della nostra procura ha preso una decisione tanto ovvia quanto rivoluzionaria, assumendosene tutte le responsabilità: ha scelto un gruppo di persone, tra cui me, e le ha ‘sollevate’ dalle mansioni quotidiane, mettendole a disposizione di istruttorie più importanti e delicate”.

Vedrà, concluse Piercamillo Davigo, “vedrà: adesso che possiamo concentrarci su queste denunce, qualcosa cambierà”.

Era l’avvio del pool, era l’avvio di Mani pulite. In parallelo a un altro pool voluto da Antonino Caponnetto dall’altra parte dello stivale: il pool antimafia di Falcone e Borsellino.

Commenti

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  1. Scritto da Nur

    La cosa che fa pif9 rabbia e8 che la gente oggi se la drpnee con la magistratura e non con questa classe politica del cavolo che ci ritroviamo…sembra quasi che se non ci fosse la magistratura l’italia sarebbe un paese migliore…per carite0 non che la magistratura sia perfetta, ma personalmente ora come ora e8 il potere dello stato in cui ho pif9 fiducia (viste anche i recenti atteggiamenti di napolitano)

  2. Scritto da nino cortesi

    Come possono i giudici metter dentro, chi dico io, anche solo per un giorno se la realtà dimostra che agli Italiani in fondo va bene così. Per l’Italia non c’è speranza, probabilmente ormai sono più i ladri ed i marosser delle persone oneste.

  3. Scritto da La verità fa male

    Questo articolo dimostra che quando un capo ufficio (in questo caso Borrelli) SI ASSUME UNA RESPONSABILITA’ E PRENDE UNA DECISIONE che è pienamente nei suoi poteri (quella di distribuire il lavoro e le mansioni ai suoi sottoposti, ognuno in base alle proprie competenze) le cose cambiano in modo radicale. Il vero drammatico problema della giustizia e della burocrazia in Italia è che accanto ai Borrelli e ai Caselli siedono troppi scaldasedie e passacarte dominati da frasi tipo “non mi assumo la responsabilità di ….” oppure “non è di mia competenza”. Anche questi passacarte, non solo i politici ladri e incapaci, hanno rovinato l’Italia

  4. Scritto da Martina

    Bella testimonianza, che aiuta a ricordare come è possibile sconfiggere il malaffare se solo si attribuiscono le giuste priorità ai casi da affrontare e vi si dedicano le persone giuste. E forse aiuta anche a capire il perchè di tante leggine e regolamenti stupidi e inutili, che potrebbero essere evitati con l’uso del buonsenso, come quella di qualche tempo fa sui lavavetri: se ti tengo impegnato a inseguire il topolino, l’elefante si muove liberamente dove e come gli pare.

  5. Scritto da sergio cortesi

    Capita raramente su Bergamonews di imbattersi in articoli così ben scritti, partecipati di autentica passione civile. Se non sbaglio l’autore è il direttore. Bene, se scrive così sarà il caso che lo faccia più spesso. Eleviamo il livellodel giornale

  6. Scritto da Simone Rizzi

    Bel ricordo. Grazie al pool di Mani Pulite che diede allora agli onesti una speranza

  7. Scritto da Marco

    E’ importantissimo ricordare, così come sarebbe importante che al ricordo si unisse un’azione corale di politici e cittadini, perchè anche solo le notizie di quest’ultimo anno ci dicono che poco è cambiato. Francamente non m’importa se uno ruba per il partito o per sè stesso, sempre rubare è, soprattutto quando si ricoprono incarichi istituzionali. Facciamo in modo che il ricordo significhi quel “mai più” indispensabile in quest’Italia che cerca disperatamente di disincagliarsi.

  8. Scritto da silvio

    davvero tempi indimenticabile che hanno cambiato la storia, anche se le cose son decisamente cambiate, peggiorate, con la seconda Repubblica.
    Ora rubano per se stessi, almeno prima c’era una parvenza di ragion di partito, adesso…solo interessi personali…