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“Perché a canone sociale le case chic di Città Alta?”

Il presidente Fiaip Giuliano Olivati lancia la sua proposta: anziché affittare a canone sociale gli appartamenti chic, meglio locarli sul libero mercato e utilizzare il maggior ricavo per sostenere le famiglie bisognose a prendere in locazione un alloggio dando loro un buono-casa.

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Il presidente Fiaip Bergamo Giuliano Olivati lancia la sua proposta: anziché affittare a canone sociale gli appartamenti chic, meglio locarli sul libero mercato e utilizzare il maggior ricavo per sostenere le famiglie bisognose a prendere in locazione un alloggio dando loro un buono-casa.

Caro direttore,

i media bergamaschi in questi giorni stanno parlando con grande (e giusta) enfasi del caso "affittopoli", con il pesante sospetto che in alcuni non sporadici casi gli alloggi comunali, a Bergamo e anche in altre località della provincia, siano stati assegnati a chi non ne aveva diritto e a canoni di favore.

Senza entrare nel merito dell’inchiesta della magistratura, come rappresentante degli agenti immobiliari professionali bergamaschi vorrei fare una riflessione e lanciare una modesta proposta.

La riflessione: gli appartamenti comunali che più han suscitato meraviglia sono quelli collocati in Città alta in prestigiose location, e affittati a canoni irrisori (salvo verifica dello stato di manutenzione, ma non crediamo siano tutte topaie fatiscenti), o comunque inferiori ai valori di mercato. Se è vero che le locazioni non sono rose e fiori, è anche vero che Città alta solitamente spunta le quotazioni maggiori, potendo contare su una clientela di affezione. Ed è assai probabile che Città alta non sia la location ottimale per una famiglia che si presume non abbiente (se no non avrebbe diritto alle case comunali), che abitando sul colle incontra problemi logistici, di trasporti e rimessaggio automobile che incidono sui costi.

Ed ecco la modesta proposta (da approfondire e verificare sul campo): anziché affittare a canone sociale gli appartamenti chic, perché non locarli sul libero mercato e utilizzare il (molto) maggior affitto ricavato per sostenere le famiglie bisognose a prendere in locazione un alloggio a loro volta sul libero mercato, dando loro un buono-casa con cui integrare la quota del loro reddito disponibile per affittare una casa? In questo modo si eviterebbe il rischio di abusi sul patrimonio immobiliare comunale, si garantirebbe il diritto costituzionale all’abitazione dei meno abbienti e si sosterrebbe anche il mercato delle locazioni, cosa che male non fa.

Se serve una consulenza gratuita sul tema, Fiaip è disponibile come sempre.

Giuliano Olivati

Presidente provinciale Fiaip Bergamo

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Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Art. 5 Gli agenti immobiliari cessano di essere mediatori e diventano consulenti di compravendita. Possono essere o consulenti della parte acquitente o consulenti della parte venditrice. Mai di entrembe le parti contemporaneamente. Art 6 Il mandato di vendita al consulente non è nè esclusivo nè vincolante. Può essere annullato in qualunque momento e senza penali. Una volta acquisito il mandato, il consulente deve fornire alla parte acquirente, in forma scritta e dettagliata, le informazioni utili e veritiere riguardo all’immobile seguendo lo schema del “protocollo nazionale di compravendita immobiliare.”
    Solo così gli agenti imm. potrebbero diventare onesti. Forse.

  2. Scritto da Giuliano T.

    E’ una proposta intelligente. E’ la Legge-furto che negli anni ’70 trasferì i beni delle Misericordie ai comuni italiani, senza piani di indirizzo, con inventari approssimati, manutenzioni trascurate, politiche locali a corto respiro, uffici tecnici generalistici, gestioni sovrapposte. Ci sarebbe stata l’Università a Bergamo se qualcuno non avesse prima costruito il quartiere del Monterosso? Nessuno si ricorda della Scuola all’Aperto per i bambini delle tante gracilità, malattie, infermità, causate tutte dalla sovrappopolazione, insalubrità abitativa, degrado urbano, di Città Alta? Il faut l’argent pour faire la guerre….a la pauvretè!
    Giuliano T.

  3. Scritto da MAURIZIO

    Proposta per il Cav. Olivati : Art. 1 E’ abolita la commissione del 3% alle agenzie immobiliari relativa alla mediazione di compravendita. Tale commissione viene riconosciuta in base ad una tariffazione nazionale ed è commisurata solo all’attività di mediazione realmente svolta e docomentata dall’agenzia Art. 2 I comuni devono pubblicare in internet le informazioni utili e la documentazione necessaria e sufficiente per effettuare una compravendita immobiliare Art 3 L’agenzia immobiliare può percepire la commissione o dal venditore o dal compratore. Non da entrambi. Art 4 L’agenzia immobiliare deve fornire informazioni sull’immobile veritiere e utili.

  4. Scritto da mephisto

    L’immobiliarista non conosce le leggi che regolano gli edifici di edilizia residenziale pubblica che sono per loro natura indisponibili e destinate ai soli fini sociali. Altro discorso sono le assegnazioni che devono essere trasparenti! La mamma della segretaria del sindaco ha avuto una di queste case in citta alta! Non dico che l’assegnazione non sia stata regolare ma perchè la cosa non è ancora uscita? Vediamo se ci saranno sviluppi.

  5. Scritto da don chisciotte

    in questa vicenda pare che ci sia uno Zorro che manovra le indagini giudiziarie e giornalistiche…io sono Don chisciotte che pensando in forma elementare vado a sbattere contro i mulini a vento: mi chiedo?
    ma perchè dobbiamo avere le assegnazioni in deroga degli alloggi e non possiamo fare come quel sindaco leghista di un paese di provincia? Non sono leghista ma in fondo ha ragione. Altra domanda: ma chi sono i bergamaschi che avevano diritto alla casa e sono rimasti tagliati fuori dalla Rigoletto? Non mi sembra che BG abbia tanti senzatetto in giro o sbaglio? Non è che per caso ci sia qualcuno che voglia gestire il patrimonio pubblico comunale che da profano dovrebbe vale tantissimo?

  6. Scritto da Viveur

    Ebbravo l’immobiliarista filantropo.. Passaggio successivo? In città alta prezzi come a Cortina così in periferia dimezzano i prezzi nei negozi… Multe poi le farei al doppip/triplo così poi in periferia le dimezziamo.. E via di seguito..
    E una domanda: chi sono questi paciosi pacciani che stanno negli appartamenti chic del comune in città alta? Dai genuo fuori i nomi!! Eh eh..

  7. Scritto da Umberto Dolci

    A mio parere la proposta di affittare le case comunali di città alta ai soli danarosi, fa il paio con quella di trasformare il centro di città bassa (distretto urbano del commercio) in un posto riservato alle attività di elite. Ambedue le proposte risentono di una lieve vena (si può ancora dire?) classista. Se poi città alta si spopola, perchè magari i ricchi la usano solo per rappresentanza, e il commercio di vicinato in città bassa muore, non sembra essere un problema per gli immobiliaristi. Ma dovrebbe esserlo per gli amministratori.

  8. Scritto da gino

    con quello che costano le case in città alta, il comune potrebbe comprarne il doppio in periferia

  9. Scritto da dark

    La domanda è GIUSTA. Ed è il COMUNE che deve rispondere. “affittopoli” non ci sarebbe se non ci fossero QUESTE abitazioni ad affitto “sociale”…. LA questione è proprio QUESTA:

  10. Scritto da vito

    la domanda va girata alla potente curia bergamasca

    1. Scritto da non solo curia

      Non solo la curia, ma anche noti frequentatori del Pacì Paciana abitano nelle case chic. Misteri del Comunismo

      1. Scritto da @non solo curia

        mi spieghi secondo quale logica i ricchi possono avere belle case e i poveri no? se frequento il pacì paciana devo vivere in una topaia? mah, misteri di benpensanti…