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Bergamo, Francesco Dettori è il nuovo procuratore

Il Consiglio superiore della magistratura ha nominato Francesco Dettori, 70 anni, alla guida della procura di Bergamo. Ve lo facciamo conoscere con un articolo di Gianni Barbacetto per il Fatto quotidiano scritto il 5 febbraio.

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Il Consiglio superiore della magistratura ha nominato Francesco Dettori alla guida della procura di Bergamo al posto di Adriano Galizzi che è andato in pensione alla fine del 2010. Dettori, 70 anni, oggi procuratore a Busto Arsizio, è stato votato da 18 su 26 esponenti del plenum del Csm.

Ve lo facciamo conoscere attraverso un recentissimo articolo, scritto da Gianni Barbacetto per il Fatto quotidiano il 5 febbraio, mentre si discute della responsabilità civile dei magistrati.

 

Attenti all’effetto Dettori. Lui, Francesco Dettori, l’ha vissuta sulla sua pelle, la “responsabilità civile” del magistrato. Oggi è procuratore della Repubblica a Busto Arsizio e ha poca voglia di raccontare la sua storia.

Ma alla fine degli anni Ottanta ha rischiato di dover pagare di tasca propria un miliardo di lire, che gli era stato chiesto da un suo indagato eccellente e dalle spalle larghe: Salvatore Ligresti. Ha vissuto anni di incubo e ha dovuto subire perfino un procedimento disciplinare.

Poi tutto si è risolto: “Ma che paura. Ho una sola proprietà, la casa in cui vivo. E per anni ho temuto che potessero portarmela via”. Tutto per aver fatto soltanto il suo dovere.

Nel 1985 scoppia a Milano lo scandalo “delle aree d’oro”: si scopre che Ligresti, immobiliarista allora ancora poco conosciuto, ma in ottime relazioni con Bettino Craxi e con gli amministratori socialisti dell’epoca, aveva sottoscritto con il Comune di Milano impegni poco trasparenti sull’utilizzo di alcuni terreni diventati edificabili.

La città scopre di colpo che don Salvatore, arrivato dalla Sicilia senza capitali, era diventato in pochi anni “il re del mattone”, il più attivo degli operatori immobiliari sulla piazza. Stava costruendo le sue torri ai quattro punti cardinali della città. Scattano i controlli dei suoi cantieri, ordinati da Francesco Dettori, allora giovane ma già esperto pretore specializzato in reati urbanistici.

Nell’aprile 1987 il magistrato visita di persona il grande complesso che Ligresti sta costruendo in via dei Missaglia, a sud di Milano. Controlla anche le torri in costruzione in via Tucidide, nella zona dell’aeroporto di Linate. Mette i sigilli e pone sotto sequestro cinque cantieri. Raccoglie una montagna di documenti. Interroga una folla di testimoni.

TRA I CANTIERI sequestrati, anche quello di via Tucidide. Ligresti fa ricorso. Il tribunale della libertà conferma i sigilli. Ligresti ricorre di nuovo: la Cassazione nel 1988 gli dà ragione e ordina il dissequestro di parte del complesso, i vecchi edifici della Richard Ginori ristrutturati dall’immobiliarista siciliano, escludendo che sia stato commesso il reato di lottizzazione abusiva. A questo punto iniziano anni da incubo. Ligresti chiede a Dettori il risarcimento di un miliardo. È l’effetto del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati promosso nel 1987 da radicali e socialisti. Ligresti si trova in buona compagnia. A chiedere risarcimenti milionari ai loro giudici non ci sono cittadini inermi, vittime delle macchinazioni di magistrati arroganti, ma potenti decisi a proseguire il loro match con la giustizia fino all’ultimo round: don Giovanni Stilo, il prete di Africo amico dei boss della ’ndrangheta; Nicola Falde, ex direttore del periodico di Mino Pecorelli Op; Wilfredo Vitalone, l’avvocato arrestato dopo la morte del banchiere Roberto Calvi

IL CALENDARIO aggiunge un problema che per Dettori rischia di diventare insormontabile: il caso vuole che il pretore abbia firmato l’atto di sequestro del cantiere di via Tucidide proprio nella settimana in cui la vecchia legge sulla responsabilità civile dei magistrati è decaduta, abrogata dal referendum; e quella nuova non è ancora entrata in vigore. Quella settimana di confine non è coperta dall’assicurazione che Dettori, come tanti suoi colleghi, ha subito stipulato per tutelarsi da spiacevoli “incidenti sul lavoro”. Il miliardo, dunque, dovrà essere pagato di tasca sua. Non basta. L’allora ministro di Grazia e giustizia, il socialista Giuliano Vassalli, getta sulle spalle del pretore che aveva osato sfidare Ligresti un peso ulteriore: un procedimento disciplinare, aperto subito dopo aver ricevuto un esposto in cui Dettori criticava la sentenza della Cassazione che annullava il suo provvedimento di sequestro. Negli anni seguenti, in effetti, la Cassazione sui reati urbanistici cambierà orientamento. Intanto a difendere il magistrato davanti al Consiglio superiore della magistratura arriva Edmondo Bruti Liberati, oggi procuratore della Repubblica a Milano. Il Csm deciderà di proscioglierlo.

PERÒ DETTORI viene trasferito dalla Pretura alla Corte d’appello e dovrà essere il Tar a dichiarare non valido il passaggio. E comunque è il miliardo di risarcimento a pesare come una spada di Damocle sulla sua testa. Per anni. Finche il giudice civile deciderà che a Ligresti nulla è dovuto. Un altro giudice, a cui Dettori si rivolge denunciando l’immobiliarista per lite temeraria, decide infine che è il magistrato ad avere il diritto di essere risarcito, con un simbolico milione di lire. L’incubo è finito. Ma oggi c’è chi lo vuole riaprire per tutte quelle toghe che fanno il loro dovere senza guardare la potenza di fuoco dei loro indagati.

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Commenti

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  1. Scritto da carlo salvioni

    Uhh, com’erano cattivi quei socialisti e com’erano invece buoni quei magistrati, compresi quelli che arrestarono Enzo Tortora per un volgarissimo caso di omonimia e non risarcirono mai l’immenso danno arrecato a un innocente.