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A scrivere si impara alla Libreria 21

Alla libreria Articolo 21 di Piazza Pontida a Bergamo parte il 20 febbraio un corso di scrittura in quattro incontri con la guida del giornalista-scrittore Paolo Aresi.

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Iscrizioni entro il 15 Febbraio per il nuovo corso di scrittura condotto da Paolo Aresi alla libreria Articolo 21 di Largo Rezzara 46 a Bergamo.

Scrivere per ricordare, scrivere per raccontare, scrivere per aprire l’immaginazione, per rintracciare il proprio mondo interiore, per comunicare, per esplorare una forma di relazione.

La libreria articolo 21 propone un corso di scrittura in quattro incontri con la guida dello scrittore e giornalista Paolo Aresi.

Il corso sarà indirizzato in linea principale alla scrittura di narrativa.

Si comincia lunedì 20 Febbraio per quattro settimane: 20 febbraio, 27 febbraio, 5 marzo e 12 marzo.

Gli incontri, della durata di un’ora e 30 minuti, inizieranno alle 21. La quota di iscrizione prevista è di 90 euro.

Informazioni 035 220371 – www.articolo-21.it – email info@articolo-21.it

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Commenti

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  1. Scritto da giobatta

    caro aristide, le tue argomentazioni sono fuori tema, perché si riferiscono soprattutto alle scuole aziendali. il corso di scrittura di narrativa non penso proprio sia fatto per l’indottrinamento. anni fa, ne ho seguito uno – brevissimo – che mi ha dato preziose indicazioni su come esprimere sentimenti, immagini, ecc… se quanto qui scrivo ti appare da migliorare, fammelo sapere, cercherò di progradire un pochino con questo nuovo corso.

    1. Scritto da Aristide

      Un’amica aveva seguito il corso di scrittura creativa di Giuseppe Pontiggia (Teatro Verdi, Milano: tanti anni fa). Penso che intendesse così vicere le sue insicurezze. Risultato: se scriveva senza pensare di aver seguito il corso di Pontiggia, di dover applicare un “metodo”, scriveva bene (merito dell’ambiente familiare dal quale proveniva, borghesia romana di fascia alta). Se invece si faceva possedere dal demone del “metodo”, andava in crisi. Comunque è vero che mi riferivo principalmente ai corsi aziendali, in particolare a quelli che pretendono di migliorare le capacità comunicative. A occhio e croce, non credo che tu abbia bisogno di questo corso. Ma poi, chi sono io per giudicare?

      1. Scritto da giobatta

        (il tuo finale mi fa pensare a te non come aristide, ma come aristotele). il mio corso di scrittura era parte di un corso introduttivo al teatro. in pratica, esso voleva insegnare ad esprimerci con il corpo, la voce ed anche la penna. se non ricordo male, l’insegnamento puntava molto sul risveglio della spontaneità e della freschezza creativa tipici della fanciullezza (ti ricordi la poetica del fanciullino?) la docente era una giovane molto brava, diplomata alla scuola del piccolo teatro. ha poi fatto un’ importante carriera a roma, come collaboratrice alla produzione delle più importanti soap televisive…

  2. Scritto da Aristide

    Mah, la scrittura… È come il coraggio: se uno non ce l’ha, non se la può dare. Come del resto la capacità di parlare in pubblico. Hanno voglia i micromanager a seguire corsi su corsi. Se uno non vi è portato, non riuscirà mai a essere — come diceva Platone — ‘deinós leghein’, cioè temibile (nel senso di abile) a parlare. Ci sono invece manager triccheballache i quali, purtroppo, sono bravissimi, riescono a intortare chiunque, anche i datori di lavoro. Si tratta di doti innate.

    1. Scritto da giobatta

      il tuo e’ un tipico atteggiamento fatalista. e’ chiaro che chi ha doti innate e’ facilitato, di molto. io propendo invece per la scuola americana che sostiene che chiunque, con la buona volonta’ ed un’opportuna guida, riesce a fare notevoli progressi. senza, ovviamente, diventare demostene o manzoni. e quindi nemmeno restare dei cani come, troppo frequentemente, ho visto in vari congressi.

      1. Scritto da Aristide

        Non nego che si possa migliorare, un po’. Ma si migliora, più che altro, con lo spirito critico. Il guaio dei mille corsi, scuole e scuolette (mi riferisco soprattutto a quelle aziendali) è che tendono, invece, a estirpare il senso critico e a procedere a una sorta di “inception”: a fanatizzare, cioè, chi subisce il corso di formazione. Così gli sembrerà di migliorare, può anche sembrare a qualche ingenuo che è più bestia di lui. Ma in realtà il neo-formato, con la sua pretesa di disporre degli “strumenti” idonei a comunicare, del “metodo” (parola mistica!) risolutore, il più delle volte si rende ridicolo. Insomma, i singoli possono migliorare. Nego che possano migliorare le masse.