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Yara, un investigatore: “In un anno almeno 5 false piste del Dna”

Parliamo con un poliziotto della scientifica, che ormai dai primi giorni di marzo del 2011 dà la caccia al Dna compatibile con quella traccia trovata sugli indumenti della ragazzina. "Un lavoro estenuante, troppe volte senza risultati, ma non molliamo".

"Direi che quasi conosco a memoria la serie numerica che rappresenta quel Dna maschile trovato sugli indumenti di Yara Gambirasio": un investigatore della polizia scientifica inizia così a parlare del lavoro a cui dedica le giornate ormai da un anno, per la precisione dal 2 marzo del 2011. "Se non ricordo male fu quello il giorno in cui ci fu trasmesso il profilo genetico isolato dai vestiti della ragazza (mutandine e leggings, ndr)".

Lo isolarono i carabinieri del Ris di Parma, che portarono in laboratorio i vestiti di Yara, mentre la polizia scientifica si fece carico degli oggetti: batteria del cellulare, lettore mp3, guanti. Poi quel profilo genetico, che sarebbe stato definito "altamente indiziario", "fu messo a disposizione di tutti gli inquirenti e in tanti, tantissimi, ci abbiamo sbattuto la testa", racconta il poliziotto.

Da allora decine, centinaia, migliaia di profili hanno iniziato ad arrivare da Brembate Sopra, dalla provincia di Bergamo e da tutta Italia, destinati ai laboratori del Ris di Parma o a quelli della Scientifica a Roma: tutti Dna prelevati a chiunque sia passato, tenendo acceso il cellulare, da Brembate Sopra e dintorni il 26 novembre del 2010 o nei giorni precedenti e successivi; prelevati ai frequentatori della palestra, ai loro genitori, ai genitori dei compagni di classe di Yara, della sorella di Yara, di altre conoscenti; prelievi a chiunque potesse avere a che fare con la zona di Brembate o con i Gambirasio.

"Vanno bene anche le somiglianze, è questo il fatto che ormai anche voi giornalisti conoscete bene – spiega il poliziotto -. Va bene qualsiasi profilo, che sia maschile o femminile, che può anche vagamente assomigliare a quello isolato dagli indumenti di Yara Gambirasio. La somiglianza, anche vaga, può portare alla scoperta di una parentela tra il profilo che tutti definiscono "dell’assassino" e un profilo prelevato negli ultimi mesi. Ma spesso la somiglianza non significa nulla: ci lavoriamo per mesi per arrivare a scoprire che non si traduce in una parentela. Assicuro, è estenuante. E’ estenuante sapere che stai lavorando per ore e giorni su alcuni dati senza sapere se il tuo lavoro darà risultati. In un anno è successo così almeno cinque volte e in alcuni casi l’avete anche scritto: somiglianze che hanno scaldato gli animi e non hanno portato a niente. Immagino sia così anche per i colleghi carabinieri, non è facile".

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