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Strage di Porzus, Napolitano punta alla riconciliazione

In occasione del ricordo delle foibe, il presidente Giorgio Napolitano annuncia una visita istituzionale in Friuli per ricordare il massacro fratricida di Porzus del 1945. Sarà il primo gesto di riconciliazione ufficiale dopo un tentativo di Cossiga nel 1992.

I decenni non riescono a risanare certe ferite, né a cancellare le macchie di sangue. La Storia con la esse maiuscola è costellata di tragedie a cui non si può rimediare, ma che si possono (e si devono) ricordare, come omaggio alla memoria e monito per il futuro. A volte, però, non è facile ammettere apertamente alcune pagine cupe della storia di una nazione e così dopo sessantasette anni il presidente Giorgio Napolitano cerca di chiudere un triste capitolo dell’Italia: il massacro fratricida alle malghe di Porzus del 7 febbraio 1945, in cui venti partigiani cattolici e laico-socialisti della brigata “Osoppo” vennero uccisi da altri partigiani, legati ai Gap comunisti.

Un evento tragico, ma anche ‘scomodo’, che ha sempre gettato un’ombra negativa sulla narrazione trionfale della lotta per la liberazione e perciò circondato da un’aura di ‘tabù’ difficile da infrangere. Nel 1992, Francesco Cossiga cercò di organizzare un viaggio in Friuli come presidente italiano per un dovuto “atto di risarcimento alle vittime”, ma questo proposito fu inghiottito dal vortice delle polemiche e Cossiga dovette rinunciare alla visita istituzionale, pur recandosi ugualmente in modo privato. Ora è il turno di Giorgio Napolitano, che ha deciso in occasione del “Giorno del ricordo” delle foibe e dell’esito fiumano-dalmata di annunciare la sua visita a Porzus per i primi di maggio, per “ricordare anche per ripensare a tutti i fatali errori, al fine di non ripeterli più”. Un monito che trae forza dalla Comunità Europea, visto che “la visione europea ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro”, fondando valori e fiducia utili “a coltivare la memoria e a ristabilire la verità storica”, seppur con un passo tardivo, “ma giusto e importante”.

Proprio in questa prospettiva storica si inserisce il volume “Porzus. Violenza e resistenza sul confine orientale” dello storico Raoul Pupo – che è stato consegnato in Quirinale da qualche giorno – che racconta la verità di quell’Italia della Resistenza dal doppio volto, uno ispirato dai comunisti sloveni, l’altro composto dalle forze democratiche italiane. Una differenza di vedute che portò a quel massacro del 7 febbraio 1945, con il comandante “Giacca” Mario Toffanin – poi condannato all’ergastolo, ma fuggito in Jugoslavia e Cecoslovacchia ed infine graziato da Pertini – che ordinò di aprire il fuoco contro la brigata “Osoppo”, di cui facevano parte Francesco De Gregori, omonimo e zio del cantautore, e Guido Pasolini, fratello dello scrittore.

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