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“Puntiamo sui giovani ma lasciamoli sbagliare” fotogallery

Giovanni Panzetti, direttore generale del Club Volley Bergamo di Foppapedretti invitato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo a spiegare i tratti caratteristici per creare e motivare una squadra vincente.

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Il mondo è diventato piccolo e stretto anche nella pallavolo femminile, dove l’Italia regnava come una regina fino a 7-8 anni fa e poteva permettersi di richiamare i migliori talenti internazionali. Oggi tira tutta un’altra aria, sono emerse nuove nazioni, dall’Azerbaijan alla Turchia, le migliori atlete straniere sono via via migrate altrove attratte da ingaggi milionari e successivamente anche le italiane hanno cominciato a guardarsi intorno. Una situazione apparentemente senza via di uscita, aggravata dalla crisi generale che ha eroso i bilanci delle società. Eppure la strada c’è. L’ha illustrata Giovanni Panzetti, direttore generale e sportivo del Club Volley Bergamo di Foppapedretti, invitato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo a spiegare i tratti caratteristici per creare e motivare una squadra vincente.
“Anche per la nostra società come per altre squadre italiane – ha sottolineato – il budget generale a disposizione è diminuito, ma nel nostro caso i tagli non hanno toccato il settore giovanile”.
Insomma se i talenti esteri non vengono più e quelli italiani dopo un po’ se ne vanno l’unica strada è continuare a “fabbricarne” di nuovi, per mantenere alto il livello della squadra e anche per “venderli” successivamente al miglior offerente. 
“La ricerca e l’allevamento di nuovi talenti – ha spiegato Giovanni Panzetti – è un po’ come l’area ricerca e l’innovazione di un’azienda. E’ il futuro su cui puntare, anche se ovviamente bisogna mettere in conto qualche rischio. Come è stato un rischio scegliere Davide Mazzanti, tra i più giovani allenatori a conquistare il titolo di Campione d’Italia all’esordio”.
Proprio la voglia di rischiare “in maniera ponderata”  è quindi ciò che sta spingendo Volley Bergamo Foppapedretti, “la squadra più longeva del panorama italiano, da 15 anni in A1”. Rischio sì, quindi, ma anche stabilità, una visione di lungo periodo che finisce per essere attrattiva, sopperendo, almeno in parte, agli ingaggi meno brillanti.   
Ma per il direttore generale questa è una regola generale, che va al di là dell’ambito sportivo e abbraccia anche gli ambiti dell’impresa. “Oggi l’esperienza è indispensabile ma non basta più, questo è il momento in cui si deve anche rischiare”.
Certo poi capita che non tutti i risultati siano quelli attesi. “Quest’anno la squadra è un po’ altalenante – ha ammesso – ma è la più giovane del campionato italiano”. Insomma, diamo tempo al tempo. Anche perché “quello che fa la differenza – ha aggiunto – non è tanto la competenza tecnica, che a questi livelli è comunque molto elevata, ma la personalità”.
Il “lato umano”, il carattere equilibrato, la capacità di essere leader ma di valorizzare al tempo stesso gli altri, di capire la logica di squadra e agire di conseguenza sono qualità cruciali che vanno affinate, come nei vini migliori. Così un team ben assortito finisce per essere superiore, sopperendo ad eventuali carenze tecniche.
“In Italia – ha concluso Giovanni Panzetti allargando ancora gli orizzonti – non rischiamo, non valorizziamo i giovani perché non abbiamo la pazienza di aspettare e di farli sbagliare. Bisogna cambiare mentalità e dobbiamo farlo velocemente”. 
ROSSANA PECCHI


 

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