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Ubi e Banco Popolare l’aumento di capitale non s’ha da fare

La richiesta di Eba per l'aumento di capitale delle banche è stata disattesa dalle due banche di Bergamo. Ed il mercato ha premiato gli istituti di credito con notevoli apprezzamenti.

Le autorità bancarie europee, tra cui la giovane Eba (nata alla fine del 2010) fanno a gara per riportare ordine negli indici di solidità bancaria nel senso di renderle teoricamente più sicure anche se, la riflessione è personale, i buoi sono da tempo fuori dalla stalla.

Recentemente ha chiesto ad Ubi, Monte Paschi Siena e Banco Popolare di provvedere ad aumentare il capitale, operazione oggi non consigliata dal buon senso oltre che dai dubbi di congruità che la accompagnano; le banche hanno risposto picche, cioè niente aumenti, ed il mercato le ha premiate con notevoli apprezzamenti. Ci auguriamo che i rialzi non siano propedeutici ad eventuali crolli se l’Eba insistesse nella richiesta di nuovi capitali.

In tutti i casi nei prossimi anni, con gradualità, sarà operativa la normativa Basilea 3 che limita la possibilità per le Banche di far credito in assenza di parametri di maggior capitale che dovrebbero funzionare in funzione anticilica, a dire attenuare le fasi di espansione del credito quando l’economia corre per alimentarle nel caso di recessione. Vista oggi che siamo nella fase recessiva, questa nuova Basilea sembra strangolare il malato che si vorrebbe guarire per il fatto semplice che il ‘buffer’ o cuscinetto dovrebbe essere creato da oggi con soldi che adesso non ci sono o non si vedono.

A parere del tutto personale e foriero di polemiche certe, le regole di Basilea 2 nate per attenuare il rischio bancario in generale, hanno viceversa accelerato il dissesto del 2008 per aver reso più favorevoli i mutui immobiliari rispetto alle forme ordinarie di credito non garantite da ipoteca. Favorendo maggior leva verso crediti garantiti da immobili e non considerando lo scoppio della bolla che poi si è creata per diretta conseguenza nell’immobiliare con la crescita in termini reale dei prezzi delle case, le autorità preposte alla vigilanza si sono trovate tra le mani una bomba ad orologeria di difficile disinnesco.

Quello che succede in Italia che pur avendo un sistema bancario sano, se lo trova senza liquidi e con una serie di ipoteche difficili da escutere e soprattutto con tempi di rimborso dei mutui che non combaciano con le scadenze delle obbligazioni emesse per finanziarli, dovrebbe far riflettere sull’opportunità di muovere le pedine in fretta. Il nostro sistema bancario non ha mai vissuto momenti di incertezza come quelli attuali e meno che mai negli Anni ‘50 sino a prima della riforma bancaria dei primi anni ‘90 quando le banche erano divise in categorie distinte a secondo della loro ‘vocazione’ creditizia, da una parte le banche di credito ordinario (la Popolare il Credito ecc.) dall’altro i cosiddetti Istituti di Credito Speciale (ICS) che provvedevano a finanziamenti a medio e lungo termine in base alle scadenze dei loro depositi. Ai tempi che furono, quelli di Banca d’Italia padrona, il rischio di sfasatura della durata dei crediti con quella dei debiti era attenuata; il cosiddetto e tanto temuto rischio di ‘mismatching’ (sfasatura) era solo un’ombra. Oggi è diventato un diavolo.

Tutto appare in salita ma vale la pena di ricordare che dopo il brutto tempo arriva il bello e che in ogni modo la necessità aguzza l’ingegno.

J.T.

 

Commenti

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  1. Scritto da aldo

    Il Banco Popolare non e’ una banca di Bergamo, vero e’ che controlla il Credito Bergamasco

  2. Scritto da sfrisù

    La famosa finanza creativa ed premi esagerati ai grandi manager legati ai risultati immediati hanno aiutato molto a picconare il sistema.

  3. Scritto da Legge bancaria

    La legge bancaria del 1936 era una costruzione di grande efficienza che aveva dimostrato la sua capacita’ di gestire il sistema bancario separando il credito secondo la destinazione e la durata. Con la banca universale si e’ puntato tutto sulla finanza….e i risultati si vedono !