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Pippo Inzaghi: tanti gol con Chicco Pisani nel cuore fotogallery video

Il 12 febbraio di 15 anni fa moriva in un incidente Federico Pisani, giovane promessa nerazzurra. "Eravamo molto legati - racconta in esclusiva a Bergamonews il grande bomber del Milan -. La domenica dopo era come se fosse ancora tra noi, e per me lo è tuttora".

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Da ormai quindici anni il 12 febbraio non è più un giorno come gli altri per i tifosi dell’Atalanta. Da quando nel 1997 quella maledetta curva dell’autostrada Milano-Laghi portò via per sempre Federico Pisani insieme alla sua fidanzata Alessandra Midali, entrambi poco più che ventenni. Anche per Filippo Inzaghi, che ai tempi vestiva la maglia nerazzurra, il ricordo di quella data e di Chicco è ancora indelebile. "Super Pippo" non si è mai dimenticato di quel compagno di squadra piccoletto e vivace, tragicamente scomparso nel mezzo di quel campionato che all’Atalanta e ad Inzaghi stesso, sul campo, regalò grosse soddisfazioni. L’attaccante del Milan ha sempre portato con sé Pisani nel corso della sua gloriosa carriera: “Ancora oggi mi capita spesso di pensare a Chicco e a quella disgrazia che colpì lui e la sua ragazza – le parole di un commosso Inzaghi, in esclusiva per Bergamonews– non me lo sono mai scordato e in tutti questi anni ha sempre avuto uno spazio particolare nel mio cuore. Eravamo molto legati ed avevamo un bellissimo rapporto anche fuori dal campo. Ricordo ad esempio che spesso quando avevamo il doppio allenamento andavamo insieme a pranzo al ristorante “Le stagioni”. In quel periodo lui stava lavorando duramente per recuperare da un grave infortunio e ci teneva molto a tornare in campo il prima possibile”.

Purtroppo, però, quell’incidente stroncò prematuramente la vita di Chicco e interruppe per sempre la sua carriera. Ore e giorni drammatici quelli per i tifosi atalantini e per i suoi compagni di squadra: “Venni a sapere della tragedia il mattino dopo, mentre stavo andando a Zingonia per l’allenamento, mi chiamò un dirigente -racconta con voce emozionata il bomber -. E in quel momento mi crollò il mondo addosso. Fino al giorno prima eravamo insieme a correre, ridere e scherzare. Nello spogliatoio quella mattina calò il gelo. Non ci allenammo nemmeno, non saremmo mai riusciti a pensare al pallone perché eravamo tutti distrutti. La stagione stava andando molto bene, ma quella disgrazia la macchiò pesantemente. Avevamo un grande allenatore come Mondonico e un presidente fantastico come Ruggeri. Il mio ricordo va anche a lui in questo suo difficile momento personale"

La domenica dopo si giocò al Comunale la partita contro il Vicenza, in un clima surreale sia per i ventidue in campo che per i ventimila sugli spalti: “Non volevamo nemmeno disputare quella partita. A quattro giorni di distanza dall’incidente il dolore era ancora forte. Ma poi scendemmo in campo perché volevamo dedicargli la vittoria. I suoi genitori passarono dal nostro spogliatoio prima dell’inizio e furono momenti di forte commozione per tutti. Ricordo anche il minuto di silenzio e gli omaggi del pubblico, un’emozione indescrivibile. Riuscimmo a vincere e io a segnare due gol, che ovviamente dedicai a lui. Per esultare corsi sotto lo striscione con la sua maglia insieme ai miei compagni: era come se Chicco fosse ancora tra noi. Lo è stato durante tanti miei gol. E per me lo è tuttora”.

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