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Crisi metalmeccanici Bergamo la più colpita dopo Brescia

Fim Lombarda e Cisl Metalmeccanica presentano il 32esimo Rapporto semestrale con numeri preoccupanti: nella seconda metà del 2011 sono state colpite dalla crisi 344 aziende bergamasche.

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Sull’industria metalmeccanica lombarda cala il gelo. E non solo per le temperature polari che in questi giorni si stanno abbattendo sul Belpaese, ma anche – e soprattutto – per i numeri che arrivano dalla Fim Lombarda e dal sindacato Cisl del settore che giovedì hanno presentato a Milano attraverso il 32esimo Rapporto semestrale: negli ultimi sei mesi del 2011 sono stati licenziati 4.109 lavoratori, mentre altri 56.664 sono stati messi in cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Inoltre, sono ben 2.224 le aziende che hanno dichiarato di esser state colpite dalla crisi (erano 1.994 nel semestre precedente).
Dopo Brescia, la situazione peggiore è quella di Bergamo con 344 aziende colpite dalla crisi per un totale di 14.875 lavoratori coinvolti.
Sulla questione è intervenuto anche Nicola Alberta: “La situazione è drammatica: non solo le situazioni di difficoltà non si risolvono, ma continuano ad aggiungersene di nuove – ha affermato il segretario generale della Fim Cisl Lombardia -. La Regione deve intervenire al più presto con un rinnovato impegno sulle politiche industriali e settoriali. Occorrono interventi pubblici di sostegno agli investimenti e all’accesso al credito, condizionati da programmi di consolidamento industriale e piani sociali per l’occupazione da parte delle imprese”.
I dati relativi al secondo semestre evidenziano che tutte le tipologie di sospensione sono in preoccupante aumento: la cassa integrazione ordinaria del 54%, la straordinaria del 33%, la mobilità del 19%. Aumenta anche l’utilizzo dei contratti di solidarietà: 97 aziende e 14.452 lavoratori nel 2011, cui si aggiungono 74 aziende e 7.649 lavoratori nel 2010. Sono quindi oltre 160 gli accordi di contratti di solidarietà stipulati dal 2010, per più di 22.000 lavoratori, segno di una nuova importante attenzione per questo importante strumento di tutela dei lavoratori.
“Occorre attivare le energie e le competenze dei sistemi locali per l’analisi dei punti di criticità e l’individuazione di obiettivi e progetti di rafforzamento dei fattori di competitività, con la pianificazione dello sviluppo del territorio anche attraverso la costruzione delle reti tecnologiche – aggiunge Alberta -. Per queste ragioni la Cisl e la Fim insistono nei confronti del governo e delle istituzioni locali affinché il rigore nel controllo dei conti pubblici si accompagni a programmi di sviluppo e di crescita”.

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Commenti

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  1. Scritto da cristiano

    ma la mia perplessità è sulla CRESCITA .come facciamo a competere con i paesi emergenti che ci hanno inondato di merce a basso prezzo (e a volte pur con una certa qualità?).manodopera a prezzi stracciati e ditte italiane che delocalizzano il lavoro?

  2. Scritto da wies

    é un argomento che toglie il fiato,ed anche i commneti,come si può notare,però sembra che ci si scaldi ,tutti,più su altre tematiche (Orio,Raccordi strad.,Atalanta,etc.),e la mancanza di una risposta,personalmente,mi mette un pò a disagio.