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Infermiere maltrattate, ospedale condannato

Tra il 2011 e l'inizio del 2012 tre condanne del Tribunale del Lavoro a carico dell'ospedale di Treviglio, sempre a causa delle vessazioni nei confronti del personale da parte della stessa dirigente, che resta al suo posto. Indiscrezioni e documenti: la stessa dirigente firma fino a 780 ore di straordinari per un tecnico di laboratorio, anche se l'azienda ha imposto il blocco.

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L’infermiera caposala ingoiò una scatola di farmaci, salì in auto e tentò di uccidersi in uno schianto. Era l’8 dicembre del 2003. Quel tentativo di suicidio, secondo la sentenza del 2011 da parte del giudice del Tribunale del Lavoro di Bergamo Giuseppina Finazzi, era solo una conseguenza dell’atteggiamento “denigratorio, vessatorio e prevaricatore”, di “durata abnorme”, tenuto dalla dirigente dell’ufficio infermieristico dell’ospedale di Treviglio G. G., nei confronti della caposala M. C. Z., che nel 2003 aveva 36 anni e da quando ne aveva 19 lavorava al nosocomio della Bassa. Il giudice ha condannato l’ospedale per non aver tutelato i suoi dipendenti e perché non poteva non sapere della condotta della dirigente. Il risarcimento dovrà essere versato dall’Assitalia, assicuratrice dell’ospedale.

C’è di più. Tra dicembre 2011 e gennaio 2012 lo stesso Tribunale del Lavoro di Bergamo ha pronunciato altre due sentenze: in entrambi i casi l’ospedale di Treviglio è stato ancora condannato per la condotta tenuta nei confronti di altre due dipendenti da parte della dirigente G. G. Il risultato è che la dirigente, pur collezionando condanne, resta al suo posto, mentre le dipendenti subiscono “stati depressivi” e conseguenti danni biologici e morali. Fin qui siamo al tribunale, alle sentenze scritte.

Non è ancora finita. Tramite fonti interne all’ospedale abbiamo acquisito documenti che dimostrano come la stessa dirigente, sempre lei, ha dato il via libera nell’anno 2010 al pagamento di molte ore di straordinari sempre in favore di un solo soggetto, un tecnico di laboratorio, probabilmente di radiologia. Che c’è di strano? C’è di strano che dal 2010 l’azienda ospedaliera ha imposto a tutti i dipendenti “non medici” il blocco degli straordinari oltre le 250 ore. E non si capisce perché un solo tecnico di laboratorio, in una situazione del genere, possa veder pagate ben 780 ore di straordinari nei soli 10 mesi da gennaio a ottobre 2010 (abbiamo arrotondato per difetto guardando i documenti).

LA SENTENZA DEL GIUDICE: DIPENDENTE SVILITA, TENTO’ DI UCCIDERSI

Le 35 pagine con cui il giudice Finazzi condanna l’ospedale di Treviglio sono un campionario di eventi che nessuno vorrebbe vivere sul luogo di lavoro. La causa è stata intrapresa dalla caposala M. C. Z. nel 2005 e solo nel 2011 è arrivata la sentenza. Da infermiera caposala di radiologia MCZ era “inferiore”, in ordine gerarchico, alla responsabile dell’ufficio infermieristico ospedaliero GG, che è tuttora al suo posto. Un esempio del giudice: la caposala aveva voglia di fare, proponeva un progetto di riorganizzazione del personale, il primario del reperto Pietro Pino chiedeva alla dirigente infermieristica di sostenere quel progetto e a parole il sostegno c’era. Poi, però, nei fatti, la G. osteggiava le iniziative della caposala. “Una continua delegittimazione della ricorrente”, scrive il giudice. La dirigente “obbligava poi la caposala a concedere riposi che in realtà, per far funzionare il reparto, non dovevano essere concessi”. Ruoli scavalcati, progetti delegittimati alle spalle, reparto allo sbando con infermieri inesperti a sostituire quelli che si allontanavano: questo hanno detto almeno tre testimoni al giudice.

Ci fu anche il caso, che fece il giro dell’ospedale, di bocca in bocca: la caposala trovò  un infermiere che dormiva in reparto, durante il suo turno. Lo richiamò segnalando tutto all’ufficio infermieristico. Il risultato? Archiviazione interna del caso. Un infermiere chiedeva un permesso di uscire? La caposala negava, la sua superiore approvava. Quasi una presa in giro. Il risultato, secondo il giudice, “è che la figura della caposala fu svalutata e svilita agli occhi dello stesso personale che doveva gestire, senza ragione e ingiustificatamente”. E non solo. Sempre secondo il giudice la dirigente GG aveva anche mentito al direttore generale dell’azienda ospedaliera Andrea Mentasti, nel 2003, spiegando che il primario Pietro Pino aveva preferito non usufruire di una seconda caposala, come lo stesso Mentasti aveva proposto. Ma in sede di deposizione è stato poi il primario Pino a spiegare che la GG non l’aveva mai informato di tale possibilità. Bugie, giochi alle spalle, soprusi diretti: “Il primario autorizzava l’infermiera caposala a prendersi dei permessi, mentre la dirigente degli infermieri negava quei permessi”. Giochi che sono durati troppo, “un periodo abnorme”, scrive il tribunale: dal 1996 fino alla fine del 2003 almeno. Sette anni di inferno per un’infermiera sprofondata in stato depressivo, alla quale il tribunale vuole riconoscere un danno biologico permanente pari al 10%. Un’infermiera che, appunto, nel giorno dell’immacolata del 2003, ha tentato il suicidio “in auto, dopo l’assunzione di benzodiazepine” come riporta la sentenza riconoscendo in pieno anche quel gesto e le sue cause. Il giudice fa anche una precisazione di carattere tecnico: quello subìto dalla caposala non è stato mobbing accademicamente inteso come aggressione permanente ad un collega, ma semmai un insieme di “molestie” e di vessazioni ripetute e di varia natura, quando ce n’era occasione. Per questo motivo la sentenza non adotta il termine di uso ormai comune: mobbing.

IL RISARCIMENTO E L’ASSICURAZIONE

Il giudice ha riconosciuto in pieno i danni contestati dalla caposala MCZ, che al momento “dell’azione invalidante” aveva 36 anni. Risarcimento di 20.829 euro per danno alla salute, 10.206 euro a titolo di personalizzazione del danno, 48.750 euro per invalidità temporanea. In tutto 79.785 euro ai quali vanno aggiunti 41 mila euro di interessi legali per il periodo dal 1996 al momento della sentenza, giugno 2011. A carico dell’ospedale ulteriori 5100 euro per il pagamento delle “spese in lite” e il pagamento delle spese di ctu (la commissione tecnica utilizzata dal tribunale per valutare la situazione). Azienda ospedaliera di Treviglio colpevole, quindi, ma la stessa azienda ha chiamato in causa Assitalia, ovvero la compagnia assicuratrice del nosocomio, per essere garantita in caso di soccombenza. Il giudice ha imposto il pagamento proprio ad Assitalia, perché il contratto con l’ospedale prevede una copertura “anche per fatti imputabili al personale dipendente”: in questo caso la dirigente GG. Al tribunale del lavoro ci sono poi altre due sentenze, che le dirette interessante non hanno reso pubbliche in alcun modo: si tratta di due cause vinte ancora da due infermiere che hanno denunciato gli atteggiamenti “vessatori” della dirigente. Su alcuni suoi atteggiamenti il commento del giudice è tranciante: “Si commentano da se”.

STESSA DIRIGENTE E TANTI STRAORDINARI

Circostanze particolari, avvengono sui luoghi di lavoro. Perché oltre alle tre sentenze di tribunale il nome di G. G. spunta anche in un’altra vicenda tutta interna all’ospedale, che per ora non è stata resa nota. Dal 2010 all’ospedale di Treviglio c’è il blocco degli straordinari (oltre le 250 ore) per tutto il personale non medico. Alcuni documenti ci dicono però che un tecnico di laboratorio, probabilmente di radiologia a Romano, nei primi 10 mesi del 2010 ha ricevuto il pagamento di ben 780 ore di straordinari su tutti i fronti: lavoro feriale, feriale notturno, festivo e notturno festivo. Basti dire che nei soli festivi, in 10 mesi, quel tecnico ha segnato e ottenuto il pagamento di 324 ore di straordinari: forse basta un calcolo per rendersi conto dell’enormità della cifra. In 10 mesi ci sono 40 settimane. Quindi il tecnico avrebbe fatto più di sette ore di straordinari per ogni domenica dell’anno? A questo dovremmo credere guardando i numeri. Il tutto mentre decine di altri dipendenti subiscono il blocco degli straordinari. Ed è stata proprio la dirigente G. G. dell’ufficio infermieristico a firmare il via libera per i pagamenti del tecnico di laboratorio: l’ufficio infermieristico è infatti responsabile della gestione di tutto il personale “non medico” e “non amministrativo”. Quindi di infermieri e tecnici. Ma non è ancora tutto: la stessa G. avrebbe autorizzato pagamenti per 100 mila euro nel 2010 in favore di quello stesso tecnico e di un altro suo collega, sempre all’ospedale di Romano, per “pronta disponibilità”, vale a dire interventi immediati e d’emergenza in laboratorio. M. A., secondo indiscrezioni, sarebbe rappresentante di un sindacato autonomo in ottimi rapporti con la dirigenza. Mentre la stessa azienda ospedaliera, da quel che risulta, ha ormai un rapporto burrascoso sia con la Cgil che con la Cisl. Un rapporto che alcuni lavoratori definiscono ormai “ingestibile”.

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Commenti

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  1. Scritto da Anonimo

    Leggo con interesse e capisco che non sono il solo a vivere queste situazioni sul posto di lavoro

  2. Scritto da Anonimo

    Il mobbing in quest’azienda non riguarda solo il personale saniario. E’ un sistema in cui se non sei dalla parte della lega nord, sei fuori da ogni carriera; fatto da dirigenti delle risorse umane che non conoscono ne’ la correttezza ne’ la serieta’ professionale.
    Le persone intelligenti da posti cosi’ possono solo andarsene.

  3. Scritto da Raffaele Terzi

    Man mano questa vicenda si rivela grottesca se non coinvolgesse una persona che viene diffamata come la Dirigente in questione. Appaiono sempre più evidenti i limiti di una sentenza che ascolta solo una parte e che avvalla ricostruzioni molto parziali che lasciano evidenti dubbi in tutti. Inoltre diventa sempre più eclatante la disputa che ci sta sotto tra i sindacati che usano la vicenda in modo strumentale, visto il rinnovo delle cariche.Una parola agli avvoltoi che stanno stappando bottiglie: fate pena! Raffaele Terzi

  4. Scritto da segreteria PDCI treviglio

    qualquno di quelli bravi che giocano al massacro possono rispondere a questi due quesiti
    1 perche’ alla dirigente non è stato permesso di difendersi in tribunale visto che mi risulta non essere ne teste ne imputata diretta
    2 perchè alla vigilia dei rinnovi delle cariche sindacali qualcuno a ripescato una vicenda di alcuni mesi fa cavalcandola a fini squisitamente elettorali …????????

    1. Scritto da MCZ

      TI RISPONDO IO, VISTO CHE PROPRIO NON SAPETE NULLA DELLA CAUSA. LA GG CITATA DALL’AZIENDA OSPEDALIERA COME TESTE, NON E’ STATA INTERROGATA DAL GIUDICE PERCHè LO STESSO HA RITENUTO CHE POTEVA ESSERE CITATA IN GIUDIZIO E CONDANNATA PERSONALMENTE AL RISARCIMENTO!!!!!!E’ CHIARO????GG DEVE RINGRAZIARE IL GIUDICE!FORSE UN PO’ MENO I SUOI AVVOCATI CHE NON HANNO PRESENTATO NESSUNA DIFESA! PER QUANTO RIGUARDA I SINDACATI, SOLO IL NURSING MI HA AIUTATA NEI FATTI E NON MI PARE CHE A TREVIGLIO ABBIA VINTO LE ELEZIONI COME INVECE HA FATTO LA CGL CHE, COME NOTO, è ANCHE IL SINDACATO DELLA DIRIGENTE (?) GG.
      PER FINIRE, FACCIO SAPERE CHE AD OGGI NESSUNO HA ANCORA VERSATO ALCUN RISARCIMENTO ALLA VITTIMA.

      1. Scritto da Nadia Stuani

        Cara MCZ
        forse dovresti informarti meglio….
        Sei certa di quale sia il sindacato di GG? Fossi in te verificherei prima di fare affermazioni che possano rivelarsi totalmente inventate…..
        La CGIL ha vinto proprio perchè si è tenuta fuori da tutta questa bagarre di calunnie e si è attenuta ai fatti concreti. Ha vinto forse perchè in tutti questi anni ha combattuto le battaglie di tutti i lavotratori, facendo e votando proposte chiare e concrete per cercare di migliorare le condizioni di tutti e non ha mai fatto del voto di scambio il suo modus operandi.
        Ti parrà strano ma a volte la correttezza viene premiata…….

  5. Scritto da fabry

    prima o poi la giustizia arriva

  6. Scritto da MAURIZIO

    La pubblica amministrazione dovrebbe difendere chi viene perseguitato perchè è bravo e ha voglia di fare e licenziare IMMEDIATAMENTE che commette reati gravi. E se i sindacati non sono d’accordo, pazienza. Lo facciamo lo stesso. Tutta la macchina burocratica ottocentesca italiana entrerebbe di colpo nel XXI secolo.

  7. Scritto da MAURIZIO

    Parlo per conoscenza, ma anche per esperienza personale, purtoppo. Nella pubblica amministrazione accade che le persecuzioni di un dipendente si protraggano nel tempo senza che nessuna autoritrà interna intervenga. Tutti aspetto la magistratura. Questo è inaccettabile! Prima del giudice, ci dovrebbe essere un dirigente che chiami il persecutore e lo obblighi a cessare il comportamento pericoloso e dannoso per tutti. Questo non accade quasi mai. Tutti attenti a non scomodare troppo gli equilibri politici dell’amministrazione. La gerachia professionale dell’amministrazione pubblica italiana è vecchia, farraginosa, rigida, inutile. Ricalca un modello piramidale ottocentesco.

  8. Scritto da L.M.

    Suggerirei di accendere un riflettore anche sulle cause di lavoro intentate e perse dall’azienda di Treviglio in vertenze con i Dirigenti Medici

  9. Scritto da L.L.

    Sono contenta che finalmente questa Dirigente sia stata “scoperta” perchè grazie alla sua posizione ha fatto stare male molte persone me compresa; infatti ho dovuto licenziarmi dall’azienda di Treviglio dopo 20 anni di attività lavorativa!!!!!
    Prima di licenziarmi ho fatto due tentativi di conciliazione presso il Tribunale di Bergamo ma senza avere nessuna risposta positiva da parte della Dirigente!!!
    Complimenti, finalmente qualcuno è riuscito a fare emergere fatti ben nascosti; lo sapete cosa vi dico…. adesso tenterò di tornare a lavorare nel “mio” ospedale

    1. Scritto da Nadia Stuani

      Mi spiace per tutto l’astio che sento in questo commento… All’epoca dei fatti io c’ero e penso di sapere come sono veramente andate le cose, sia nel caso di MCZ che in quello di LL….
      E, come me, lo sanno in molti all’interno dell’ospedale, soprattutto quelli che lavoravano con loro!
      Troppo facile, e non sempre onesto, incolpare gli altri dei propri problemi! Credo che ognuno dovrebbe fare una profonda riflessione sulle proprie responsabilità. Vi suggerisco di guardare meglio dentro di voi….. e di firmarvi la prossima volta.
      Nadia Stuani

      1. Scritto da F.C.

        Anche io all’epoca dei fatti c’ero; sono d’accordo con Nadia. La verità non è quella raccontata da L.L. e M.C.Z. siamo in molti a sapere come sono andate veramente le cose. Io penso che prima di infangare una persona sia necessario avere prove concrete e che adesso si stia veramente esagerando.

      2. Scritto da Gian Franco

        Esatto Nadia, sono anche io dispiaciuto di tanto astio e cattiveria dimostrata in alcuni commenti. Probabilmente qualcuno, a tutt’oggi, non si è ancora fatto un esame di coscienza. Io chiederei alle persone che lavoravano con la persona sopracitata il perché sono arrivate a chiedere il trasferimento od a presentare le dimissioni volontarie in massa. Grazie G.G. di averci supportato ed aiutato.
        Gian Franco

    2. Scritto da MCZ

      Il male che ci ha fatto quella donna è insanabile. Un abbraccio

  10. Scritto da antonio

    Ho seguito, ed avviato questo caso all’inizio di tutta la vicenda..allora in qualità di sindacalista e studioso di mobbing, conosco bene i fatti e le persone… mi sembra il giusto epilogo.

    1. Scritto da mcz

      ti ringrazio Antonio, mi ricordo di te! Ti ringrazio per il tuo contributo.

    2. Scritto da caillou

      Dai Antonio..fai il bravo..lo sai benissimo quali sono stati i motivi della depressione…

      1. Scritto da Mcz

        Tu chi c sei? E spiegami i motivi della depressione visto che li sai ……. E credi anche di saperne più del giudice del lavoro e degli specialisti in campo di mobbing e sue conseguenze!!!!!????Aspetto risposta. Altrimenti sei il solito sbruffone che scrive per il gusto di auto compiacenza e non per amore di giustizia.

  11. Scritto da arioli66

    che vergogna?

  12. Scritto da raffaele

    Ecco il processo pubblico, con condanna infamante…questa storia non mi piace anche se sono un infermiere dell’Azienda, e con essa i rapporti non sono stati sempre ottimali. Da tempo si avvertiva la sensazione di voler far pagare alla Dirigente in questione, qualche conto in sospeso, la ricostruzione dei fatti non mi convince. Alla luce della conoscenza della persona, con la quale la dialettica è stata sempre vivace, credo nella sua innocenza, nel modo più assoluto. Non ci sto a processi sommari ne a sentenze che sembrano scritte dalle stesse persone coinvolte. Raffaele Terzi

    1. Scritto da mario59

      Purtroppo questo accade ogni volta che un reato o presunto tale, finisce sulle cronache…poi il processo vero, lo fanno comunque in tribunale…tranquillo…

  13. Scritto da sleghista

    Questo “manager” si fa portare da casa (Pavia) all’Ospedale e ritorno con l’auto blu mercedez da 60.000,00 euro e autista.,Tutti i dipendenti usano i mezzi propri!!

    1. Scritto da Aggiornati

      Lei si riferisce al Direttore Generale, che non era in carica all’epoca dei fatti e che, da circa quattro anni, ha rinunciato all’auto blu, peraltro prevista dal suo contratto, per fare avanti e indietro da Pavia con il proprio mezzo.

      1. Scritto da bassaiolo

        Poveretto,che stress con l’auto propria ( ma ci saranno i relativi rimborsi). Conosco DG di aziende ospedaliere ben più grandi, più utili e più qualificate di quella di Treviglio, che fanno avanti e indietro con i mezzi pubblici.

        1. Scritto da aggiornati

          E magari conosci anche DG che pagano per andare a lavorare, vero? Va bene dire che sono pagati bene, va bene dire che potrebbero fare di più, ma mettere in giro bufale come quella dell’auto blu, rischia soltanto di delegittimare tutte le critiche, anche quelle giuste

          1. Scritto da bassaiolo

            Io non ho parlato di utilizzo di auto blu e non faccio battute sui Dg che si farebbero pagare per andare a lavorare. Ma ci sono quelli che utilizzano i mezzi pubblici per andare a lavorare e sono stati direttori anche all’Azienda di Treviglio che è inutile e da chiudere come sembra stiano anche valutando in Regione nell’ambito di un piano di ridimensionamento e di ristrutturazione di AO e di ASL

  14. Scritto da Armando

    Il licenziamento è impossibile, trattandosi di dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato… Però è possibile e a questo punto doveroso, rimuovere la dirigente dalla posizione con tanto di perdita della cospicua indennità di posizione. Poi sarebbe il caso che si iniziasse a controllare anche altre dirigenti, che timbrano e poi vanno a farsi fare i capelli….

    1. Scritto da mario59

      Riguardo alle dirigenti che timbrano e poi vanno a farsi fare i capelli… se lei ne è certo, denunci le persone e i fatti, alle autorità competenti.
      Diversamente, lei non sarebbe meglio di loro.

      1. Scritto da Armando

        E chi le dice che non l’abbia già fatto?

        1. Scritto da mario59

          In tal caso…mi scuso, e come cittadino, la ringrazio per il suo contributo nel cercare di migliorare, questo paese malandato.

  15. Scritto da Gaziantep

    La causa è stata decisa dalla dott.ssa Finazzi che è certamente il giudice più preparato e capace della sez. lavoro del Tribunale di Bergamo. Di solito le sue sentenze, anche se appellate, reggono, perchè ben fatte.

  16. Scritto da Simone

    Ma le sentenze non sono pubbliche? io vorrei proprio sapere i nomi di queste persone…per cui noi tutti paghiamo le tasse..e vorrei sapere cosa aspetta la dirigenza di Treviglio a licenziare questo menager che sta arrecando danno alla societá che noi finanziamo con le nostre tasse.

    1. Scritto da Silvio

      Basta andare sul sito dell’ospedale e con una breve ricerca i nomi si trovano facilissimamente.

      1. Scritto da massaterra

        ma quante dirigenti ha la vostra azienda non fate altro che parlare di dirigenti, e cosa ne dite di tutte quelle infermiere agli uffici infermieristici con la carenza che c’è , fatele fare un pò di turni non reperibilità inutili!!!!! mi dispiace per tutto il personale che soffre per quei dirigenti come g.g. ma sappiate che tutto prima poi viene a galla e si paga, un forte coraggio a chi deve parlare