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Il Malato Immaginario al Teatro Donizetti

Dal 7 al 12 Febbraio il Teatro Stabile di Bolzano porta in scena il Malato Immaginario.

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Si susseguono rapidamente gli appuntamenti della stagione di Prosa 2011-2012 del Teatro Donizetti. A partire dal 7 Febbraio il maggior palcoscenico cittadino ospita le sei recite di un titolo celeberrimo: Il malato immaginario di Molière, testamento ideale del grande commediografo francese, proposto in una messa in scena moderna e agile, «interpretato -come scrive il Direttore artistico Luigi Giuliano Ceccarelli- da un magistrale Paolo Bonacelli, esponente di quella generazione di attori che purtroppo non lasciano eredi».

Il malato immaginario è uno dei capolavori di Molière accanto al Tartufo e al Misantropo. Una commedia, l’ultima scritta dal grande uomo di teatro francese, che rivela una straordinaria ricchezza: è una farsa all’antica, colma di eccellenti spunti comici, da cui trapela allo stesso tempo la visione del mondo disillusa e disincantata di un Molière che aveva smarrito, al termine della sua esistenza, la fiducia in se stesso e nei suoi simili. Padre di una bella figlia, marito di una donna avida e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori avvoltoi, salassatori e ciarlatani, Argante è il malato immaginario del titolo, un personaggio che Molière cucì magistralmente su di sé, ma che riuscì ad interpretare solo per quattro recite: morì, infatti, venerdì 17 febbraio 1673, pochi minuti dopo la chiusura del sipario. Per questo, ancora oggi, Il malato immaginario è un testo che rimane circonfuso da un alone di “sacralità teatrale”, con il quale si sono misurati registi e attori importanti.

Nella rilettura diretta da Marco Bernardi per lo Stabile di Bolzano è Paolo Bonacelli a vestire i “mitici” panni dell’ipocondriaco Argante, affiancato da una compagnia affiatata guidata da Patrizia Milani e Carlo Simoni. Questa nuova versione del Malato immaginario approfondisce il carattere duplice della commedia, in cui la perfetta costruzione comica di un’esilarante farsa, intrisa di riflessioni amare sulla condizione umana, si snoda lungo i tre atti fino a dispiegare un alone onirico. Lo scontro tra due forze opposte è, secondo il regista, il tema interpretativo dell’ultimo grande capolavoro del commediografo francese: «Da un lato la formidabile struttura comica, con la sua perfetta efficacia e il ritmo forsennato, dall’altro la particolare percezione del testo, “insanguinato” dalla morte di Molière quasi in scena e quindi riletto alla luce della sua biografia».

Per ulteriori informazioni: http://www.gaetano-donizetti.com/DoniPortal/homePageProcess.jsp

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